LacMus Festival: c’è un ricco fine settimana di musica in Tremezzina foto

Ossuccio, Cadenabbia e Tremezzo: ecco il dettaglio degli appuntamenti

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Al via il secondo e ultimo weekend del Festival LacMus: primo appuntamento sabato 6 luglio alle 11.30 al Santuario della Beata Vergine del Soccorso ad Ossuccio, che ospiterà una serie di Meditazioni musicali, con il soprano Christiane Karg accompagnata dal LacMus Festival Quartet. Estremamente romantico il programma, con i Lieder su testi di Heinrich Heine scritti da Mendelssohn, il Movimento di Quartetto in do minore D 703 di Schubert – una delle tante composizioni che l’autore lasciò allo stadio di frammento – e i Lieder di Mignon di Schubert su testi di Goethe. I Lieder verranno eseguiti nella trascrizione moderna di Aribert Reimann.

 

Reimann, compositore e pianista nato a Berlino nel 1936, pose la sua attenzione verso il potenziale espressivo della vocalità umana, mettendo in musica numerosi testi di autori come Celan, Joyce, Labé. Nel caso della produzione liederistica di Mendelssohn, che non è particolarmente generosa e nel suo in­sieme risulta stilisticamente omogenea, Reimann ha reinterpretato otto Lieder su testo di Heinrich Heine trascrivendoli per voce e quar­tetto d’archi – così come nel caso dei Mignon Lieder di Schubert – e con l’obiettivo di arricchire e uniformare la narrazione, ha inserito un intermezzo musicale al termine di ogni Lied. Mendelssohn ed Heine si detestavano. Tuttavia, il compositore non disdegnò di mettere in musica diverse sue poesie, dando alla luce i suoi Lieder più belli.

 

Quante sono le “Incompiute” di Schubert? Scorrendo il catalogo delle opere schubertiane viene da porsi questa domanda, trovan­do un’infinità di composizioni lasciate allo stadio di frammento, e alcune, spesso autentici capolavori, complete solo in uno o due movimenti: è il caso del Quartetto in do minore D 703 per archi, di cui Schubert porta a termine solo il primo movimento (Alle­gro assai), e abbozzando poi solo la prima parte di un Andante in la bemolle. Per questo motivo la composizione è sempre stata indicata come Quartettsatz (Movimento di Quartetto). La scelta della tonali­tà di do minore denota chiaramente lo stato d’animo an­goscioso che pervade questo lavoro straordinario e innovativo. Il Quartetto in do minore occupa un ruolo cardinale nella produzione quartettistica schubertiana. Accingendosi a comporlo, nel dicem­bre del 1820, il ventitreenne Schubert tornava a un genere al quale si era dedicato già molte volte, ma che aveva lasciato ormai da quattro anni e, a partire da questo momento, la forma del quartetto sembra rappresentare per Schubert il terreno più idoneo per una serie di autentiche sperimentazioni formali ed espressive.

Tra le molteplici varianti di quel variegato fenomeno denominato esotismo (fenomeno culturale che tende ad esaltare e imitare for­me e suggestioni di paesi lontani) che interessa vaste aree della storia dell’opera, ma anche del gusto dell’arredamento, dell’ar­te figurativa, della letteratura dell’Ottocento, nei paesi di lingua tedesca ha sempre riscosso particolare favore qualunque tipo di arte riferita all’Italia. In questo paese i tedeschi incontravano la singolare coincidenza di idealità antiche e moderne, classiche ed esotiche allo stesso tempo, circostanza che ha trovato la sua più famosa riflessione nel Viaggio in Italia di Goethe; ed è proprio Go­ethe a scrivere quel verso che meglio di tutti esprime la nostalgia nordica per l’Italia e che ha trovato diffusione universale: Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn?

Protagonista di Kennst du das Land e di altri tre Lieder composti da Schubert tra il 1815 e il 1826, è Mignon, una creatura poetica nata dalla penna di Goethe, simbolo di un sentimento spe­cifico, la Sehnsucht, che in italiano si traduce impropriamente con la parola nostalgia. In realtà, Mignon rappresenta la nostalgia che ha perso il suo stesso oggetto, e che quindi non è soltanto dolore per la lontananza, diventando pervasiva e totalizzante proprio per la sua indefinitezza. La rielaborazione di Reimann combina tre dei Lieder dedicati a Mignon che Schubert a messo in musica: Nur wer die Sehnsucht kennt, Heiss mich nicht reden e So lasst mich scheinen.

 

Biglietti:

CONCERTO GRATUITO, senza prenotazione

 

La giornata di sabato 6 luglio prosegue con una serata dedicata alla musica barocca per organo e clavicembalo: alle ore 21.00 infatti, presso la Chiesa Anglicana dell’Ascensione di Cadenabbia,  protagonisti Ton Koopman (organo e al clavicembalo) – tra i più grandi interpreti delle musiche di Bach e direttore di alcune tra le più famose orchestre al mondo – e il baritono Klaus Mertens, insignito recentemente al Bachfest Leipzig della “Bach Medal”, premio riservato a chi promuove in modo lodevole le opere di Bach nel mondo.

Il programma musicale condurrà l’ascoltatore in un viaggio dallo stile musicale Barocco al Classicismo: dalla potenza e grandiosità iniziale, alla linearità e all’equilibrio con musiche di Mozart, Bach, Stölzel e Händel.

L’arte, la poesia e la musica del Seicento e della prima metà del Settecento sono indicate con il termine Barocco. I caratteri più evidenti di questo stile sono la grandiosità, la potenza, la teatralità e la ricerca di complicati effetti decorativi, che rispecchiano la fastosità delle nascenti monarchie assolute europee. In questo periodo, segnato dall’arte compositiva di J.S. Bach e di Händel, inizia per la musica un importante periodo, caratterizzato dalla nascita di generi, stili (stile concertante) e forme musicali (suite strumentale, concerto) completamente nuovi, con una diffusione e riscoperta degli stru­menti quali l’organo e il clavicembalo. Ma già agli inizi del Sette­cento, si registrano le prime mosse di un cambiamento che porterà teorici e compositori ad affrancarsi dal ridondante e opulento stile barocco.

Qualche decennio dopo, tra il 1740 e il 1760, si accende una critica ostile nei confronti di Bach padre: troppe diffi­coltà, troppi vincoli nel notare gli abbellimenti, che devono essere lasciati all’istinto dell’esecutore, troppa polifonia, tanto che tutte le parti hanno la stessa importanza e la linea melodica principale ne esce turbata. Se si coglie l’aspetto positivo di queste critiche si riesce ad estrarre l’insieme di precetti del nuovo codice artistico che va sotto il nome di stile galante. Una musica scritta spesso per un solo strumento a tastiera e che, abolendo le soverchie com­plessità armoniche e contrappuntistiche, si articola nettamente tra melodia e accompagnamento, adagiandosi su un ritmo armonico molto allargato ma con un più libero trattamento delle dissonanze.

Infine, la nuova po­sizione sociale della borghesia nell’età dell’Illuminismo richiedeva che la musica – come la filosofia, la scienza, la letteratura e le arti tutte – tenesse conto del grande pubblico e non più di un gruppo scelto di esperti; esigeva inoltre che, libera da inutili complicazioni tecniche, essa si ponesse non più come semplice intrattenimento e riuscisse ad agire sul cuore e sulla mente dell’ascoltatore. Il Clas­sicismo della musica di Mozart e di Haydn tendeva quindi a una forte razionalizzazione del discorso musicale, ricercando linearità, gusto per le simmetrie ed equilibrio tra le parti della composizione che nella forma-sonata trovavano l’esempio formale più riuscito.

 

Biglietti:

Intero (40,00 €)

Ridotto (20,00 €)

 

Domenica 7 luglio alle 19.00, serata finale di LacMus al Grand Hotel di Tremezzo con i Grandi Concerti per pianoforte.  Al pianoforte il Maestro Louis Lortie e i due giovani pianisti Lorenzo Bovitutti e Luigi Carroccia, suoi allievi della Cappella Musicale Regina Elisabetta del Belgio, con loro il LacMus Festival Quintet.

La terza edizione del festival si chiude così con un capolavoro bachiano, il Concerto per pianoforte n. 5 in fa minore BWV 1056, uno mozartiano, il Concerto n. 13 in do maggiore K 415, e una grande pagina romantica, il Concerto n. 2 in fa minore op. 21 di Chopin.

Il Concerto in fa minore è sicu­ramente la trascrizione di un concerto per violino in sol minore an­dato perduto. L’opera in stile tipicamente italiano (con l’alternanza di Tutti e di Solo), ha una struttura molto semplice e si presenta con un materiale tematico elaborato in maniera estremamente coincisa (è il più breve dei concerti bachiani) e indulge alla cantabilità, ri­nunciando al costruttivismo polifonico e denso, tipico dei concerti più ampi. Questo Concerto ha un carattere squisitamente bachiano: frasi semplici, ritmicamente precise e squadrate, ben scandite e ar­monicamente suscettibili di ampi sviluppi. Il suono del clavicemba­lo, o del pianoforte, risulta intelligentemente fuso con l’orchestra e i tre movimenti sono contrassegnati da un tempo di marcia il primo, da una espressiva melodia in la bemolle il secondo e da un passo di giga il terzo, nell’ambito di una nobile spiritualità musicale. È proprio con il genere del concerto che Bach si av­vantaggiava sui contemporanei per restituire al clavicembalo e alla pratica del concerto uno spazio prima riservato alla cantabilità, conferendo al clavicembalo, in modo ufficiale, una posizione di pre­stigio in mezzo all’orchestra, portandolo al livello immediatamente superiore a quello degli altri strumenti.

 

Nel Concerto K 415 in do maggiore, che chiude la miniserie del 1782, Mozart introduce due novità rilevanti: un orga­nico orchestrale più solenne (con trombe e timpani) e quella scrittura contrappuntistica, frutto di uno studio attento delle partiture di Bach e Händel, che, innestata sullo “stile galante” settecentesco, ha de­terminato la nascita dello stile classico viennese. Già nell’esposizione dell’Allegro iniziale è avvertibile il nuovo stile: nel primo tema, dall’an­damento quasi marziale, presentato in imitazione fra violini primi, secondi e viole con bassi e nel secondo tema, tessuto in contrap­punto da violini e viole sopra un lungo pedale tenuto da fagotti, corni e bassi. L’Andante scorre fluido in un sereno e limpido fa maggiore, condotto per mano dal pianoforte che domina incontrastato tanto l’e­sposizione del tema principale, quanto le sue variazioni. L’Allegro con­clusivo, ricco nell’invenzione melodica e capriccioso nella forma, si apre con un tema articolato in tre momenti: un primo motivo esposto dal solista e ripreso subito dagli archi, un secondo motivo, giocoso e danzante, affidato ai violini e una terza idea dal carattere pastorale.

 

Il Concerto in fa minore può aver avuto inizio alla fine del 1828, se diamo molta importanza al fatto che un frammento del primo movimento si trova appuntato sull’ulti­mo foglio dell’autografo del Trio op. 8 che è di quell’epoca, ma forse la stesura del Maestoso è della tarda primavera del 1829. Chopin confessò all’amico Tytus Woyciechowski di essere stato ispirato per il Larghetto dal suo affetto per l’allieva di canto Konstancja Gład­kowska, ma deluso dalla fanciulla che l’aveva subito dimenticato, sposandosi con un possidente varsaviano, egli lo dedicò alla sua al­lieva e amica Delfina Potocka.

È probabile, tuttavia, che in nessun caso l’opera sarebbe stata dedicata a Konstancja: per un estremo pudore dei propri sen­timenti Chopin non dedicò mai nulla alle donne che aveva amato, e nemmeno ai familiari. Il primo movimento, Maestoso, inizia con un’am­pia introduzione orchestrale, che presenta i due temi, dapprima con un andamento trattenuto, poi più energico e sincopato. Un piccolo motivo lirico dei legni prepara l’entrata fervida e maestosa del pia­noforte, che espone i temi anticipati dall’orchestra: il primo è ampio ed esteso su ben cinque ottave, il secondo è più cantabile e senti­mentale, ma anche riccamente ornato. Il Larghetto è un autentico pezzo da antologia altamente apprezzato, e imitato, dai compositori del primo romanticismo. È un canto d’amore in la bemolle maggiore, continuamente ripetuto e variato con successive decorazioni di rara eleganza, fortemente influenzato dai modi vocali dell’opera italiana. L’ultimo movimento, Allegro Vivace, è un rondò come voleva l’usanza dl tempo ma nel quale si respira l’anima polacca e di chi nel sangue aveva la Mazurca, la danza di origine popolare che dalle campagne polacche era ormai approdata ai salotti.

 

Biglietti:

Intero (40,00 €)

Ridotto (20,00 €)

 

 

Fino al 31 agosto è possibile visitare la mostra “E’ degli angeli un sorriso, questo lago, il verde, i fior” – L’Incanto Musicale del Lago di Como”, allestita al  Museo del Paesaggio del Lago di Como a Villa Mainona di Tremezzo. Curata da Paola Colombo in collaborazione con un ampio pool di enti pubblici e di collezioni private, l’esposizione documenta l’importanza che alcune ville e località ebbero nello scenario culturale otto-novecentesco in quanto importanti salotti musicali. Saranno esposti documenti originali, tra cui spartiti, lettere, autografi, costumi di scena – testimoni di presenze illustri sul Lario, come Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi, Vincenzo Bellini, Giuditta Pasta, Maria Taglioni, Tito e Giulio Ricordi, Artur Schnabel.

La mostra, ad ingresso libero, è aperta dal giovedì alla domenica, negli orari 10-12 e 14-18.

 

LacMus Festival è organizzato dalla libera associazione culturale “Ars Aeterna”, con il sostegno del Comune di Tremezzina e la collaborazione della Cappella Musicale Regina Elisabetta del Belgio.

 

Per raggiungere il Festival

Per scoprire lo splendido territorio della Tremezzina e come raggiungerlo, visita il sito web tremezzina.mylakecomo.co

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