Como

Massimo Fini torna a Parolario con “Storia reazionaria del calcio”

C’è un’enorme differenza fra come si intendeva il calcio, sia in senso tecnico che, soprattutto, sociale, nei più semplici e naïf anni Sessanta e come lo si vive oggi che sul campo hanno fatto irruzione l’economia e la tecnologia (telecronache spezzatino, moviola, Var), le divinità dominanti della nostra società a cui tutto, a cominciare dall’uomo, viene dato in sacrificio. Massimo Fini, uno dei giornalisti più contro corrente in Italia, lo è anche scrivendo di calcio.

Fini torna, oggi, a Parolario con un libro dedicato allo sport più seguito dagli italiani. Un tema che parrebbe lontano dalla sua vena più polemica e dichiaratamente antimodernista. Se non fosse per l’aggettivo “reazionaria” che compare sibillino al centro del titolo, questa “Storia del calcio” potrebbe sembrare una specie di evasione dalle consuete e severe problematiche che hanno caratterizzato la sua produzione giornalistica e saggistica.

Invece Fini, coadiuvato dal giornalista sportivo Giancarlo Padovan, ci racconta come il calcio sia lo specchio più impietoso delle trasformazioni in atto nella società. Analizzando i profondi mutamenti avvenuti nel gioco con l’introduzione di una tecnologia sempre più invasiva, la televisione con le sue tempistiche di spettacolo e pubblicitarie, l’introduzione della moviola e oggi quella in campo del Var, e con una economia sempre più dominante nelle scelte di un anonimo mercato globalizzato e drogato da cifre stellari, “Storia reazionaria del calcio” (Marsilio Editori), ci mostra come sia malinconicamente cambiato lo sport più popolare che ha accompagnato gli appassionati e i tifosi lungo un tratto notevole del Novecento. Il sottotitolo I cambiamenti della società vissuti attraverso il mondo del pallone, e la postfazione curata da un altro giornalista non sportivo come Antonio Padellaro, dicono tutto sull’indagine sociologica di questo saggio  .

Come spiegano gli autori nell’introduzione, “anche se parliamo, e molto, di calcio, questo non è un libro sul calcio. Quello che viene comunemente definito ‘il più bel gioco del mondo’ è uno specchio della società, e non fra i più marginali, vista la sua enorme diffusione ed enfatizzazione, che interseca la vita di tutti noi, anche di chi al calcio è poco interessato o addirittura non lo vede di buon occhio…”.

Naturalmente questo approccio sostanzialmente filosofico e antimodernista, passa inevitabilmente anche per la personale memoria dei due autori, attraverso il racconto di partite memorabili o la storia leggendaria e reale degli eroi di quelle sfide: i mitici campioni che con il loro stile e l’immensa maestria hanno diviso e unito i tifosi che animavano gli stadi, appagando così anche la lettura dei nostalgici amanti del  calcio di ieri e di quelli di oggi che vogliono capire quale sarà il calcio di domani.

Perchè: Il calcio è uno sport per uomini che sublima quel tanto poco di omosessualità che è in noi senza avere un rimbrotto sociale. Io non sono mai andato con un ragazza allo stadio perché era un rito sacrale e come tutti i riti vuole una concentrazione assoluta. Tu non puoi stare lì vedere la partita e sbaciucchiarti con la tua ragazza. O l’uno o l’altro.

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Appuntamento per Parolario alle 19.30 a Villa Olmo dove Massimo Fini dialogherà con il direttore del quotidiano La Provincia di Como Diego Minonzio 

parolario 2019

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Massimo Fini è un Premio Montanelli alla carriera. Per Marsilio ha pubblicato La Ragione aveva Torto? (1985), Elogio della guerra (1989), Il denaro «Sterco del demonio» (1998), Il vizio oscuro dell’Occidente. Manifesto dell’Antimodernità e Sudditi. Manifesto contro la Democrazia (2002 e 2006), Il Ribelle. Dalla A alla Z (2006) – i sei volumi sono raccolti in La modernità di un antimoderno. Tutto il pensiero di un ribelle (2016) –, Il Conformista (1990), Nerone. Duemila anni di calunnie (1993), Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta (1996), Nietzsche. L’apolide dell’esistenza (2002), Il Dio Thoth (2009), Il Mullah Omar (2011). Di[zion]ario erotico (2000), Ragazzo (2008).

Giancarlo Padovan (1958) giornalista e allenatore Uefa B, ha lavorato per il “Mattino di Padova”, “la Repubblica” e il “Corriere della Sera”. Ha diretto “Tuttosport”, il “Corriere di Livorno”, lo Sport di 7 Gold e le News di Agon Channel, tv nazionale prodotta in Albania. Ha fondato e diretto il settimanale “Calcio gp”. Ha scritto per “il Fatto Quotidiano”, “Pubblico” e “L’Unione Sarda”. Ha pubblicato Abbasso Sacchi, viva Sacchi (Sperling & Kupfer 1995) e curato Mourinho. Pensieri e parole di un allenatore molto speciale (Cairo 2008). Insegna Teoria e tecniche dell’informazione sportiva all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 

 

 

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