Tumori cerebrali, al Sant’Anna le tecniche innovative: 400 interventi in dieci anni foto

Oggi la presentazione da parte dei responsabili della struttura. Al lavoro un team multidisciplinare.

All’ospedale Sant’Anna 400 interventi di asportazione di tumori cerebrali in dieci anni con tecniche innovative che prevedono l’utilizzo della fluorescenza o l’awake surgery, cioè la chirurgia con paziente sveglio. Il bilancio della consolidata attività della Neurochirurgia del presidio di San Fermo della Battaglia in questo ambito è stato presentato stamattina alla presenza della Direzione Generale dell’Asst Lariana e dei rappresentanti delle altre Unità Operative – Anestesia e Rianimazione, Oncologia, Radioterapia, Anatomia Patologica, Radiologia, Riabilitazione Specialistica Neuromotoria  – del team multidisciplinare che si occupa di queste neoplasie.

I pazienti operati nella struttura comasca erano affetti da tumori primitivi infiltranti del cervello, principalmente neoplasie del sistema nervoso centrale chiamate gliomi. Essi rappresentano circa il 50% dei tumori cerebrali primitivi diagnosticati, sono classificabili con un grado di malignità che va dal I° a IV° e si formano da cellule che hanno una funzione di supporto e trofismo per i neuroni. “I tumori infiltranti ad alto grado – spiega Silvio Bellocchi, primario di Neurochirurgia – rappresentano circa il 70% delle neoplasie cerebrali maligne primitive del cervello. Colpiscono 5 persone su 100.000 e nel caso del glioblastoma, il più frequente, 3 persone su 100. Quelli a  basso grado sono circa il 15%. I pazienti nella maggioranza dei casi giungono alla nostra attenzione trasferiti dal reparto di Neurologia del nostro ospedale e dalla neurologia del Valduce di Como, di cui siamo i consulenti”.

I sintomi

I sintomi dei tumori cerebrali infiltranti sono variabili e multiformi: “In relazione alle manifestazioni cliniche più comuni – aggiunge Giampiero Grampa, primario di Neurologia -, ci sono pazienti che si presentano con una compromissione generale delle funzioni cerebrali, cefalea o crisi epilettiche, altri con manifestazioni di ipertensione endocranica e altri ancora con sindromi specifiche di particolari tumori intracranici”.

Oltre a cefalea, vomito e crisi epilettiche, molto frequenti come sintomi di esordio, possono essere riscontrati anche sintomi e segni di localizzazione regionale, insidiosi e di non facile riscontro a un attento esame neurologico.  “In Neurologia – prosegue lo specialista – è la semeiotica che aiuta molto a fare una diagnosi di sede, anche se oggi la diagnostica è chiaramente progredita grazie alle indagini di neuroimaging radiologico”.

Metodiche chirurgiche innovative

Gli scopi della chirurgia dei gliomi cerebrali sono la resezione il più radicale possibile della neoplasia senza arrecare danni neurologici,  per offrire al paziente il  maggiore intervallo libero da malattia, la riduzione dell’effetto massa, per migliorare i sintomi e la qualità della vita del paziente, e arrivare a una diagnosi istologica che permette una prognosi precisa e di eseguire le terapie post operatorie adiuvanti indicate, ovvero la radioterapia e la chemioterapia.

Una delle metodiche più innovative è rappresentata dalla fluorescenza guidata, utilizzata in modo routinario al Sant’Anna.

La tecnica consiste nella somministrazione per via orale, tre ore prima dell’intervento, di una soluzione contenente l’acido 5 ALA, sostanza che si accumula in modo selettivo nelle cellule tumorali e si trasforma in protoporfirina IX , dotata di proprietà fluorescente. “Grazie all’utilizzo di un microscopio di ultima generazione – specifica Bellocchi -, possiamo vedere il tessuto patologico, di colore rosso o giallo, nettamente distinto rispetto al tessuto cerebrale sano, che non si colora. In questo modo il tumore potrà essere asportato con maggiore facilità e radicalità e minori rischi di ledere il tessuto sano”.

Studi randomizzati, controllati e multicentrici dimostrano che questa tecnica aiuta il neurochirurgo a raggiungere  un’asportazione completa nel 64% dei casi confrontata con il 34% del gruppo di controllo formato da pazienti operati senza la fluorescenza: “Questo si traduce – prosegue Bellocchi – in un raddoppio nella percentuale di sopravvivenza libera da progressione nei primi sei mesi. Unica precauzione è quella di non esporre il paziente alla luce diretta la mattina in sala operatoria e nelle successive 24 ore: la pelle, infatti, risulta fotosensibile e necessita di essere protetta fino a quando la sostanza non viene smaltita dall’organismo”.