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“Ribelli e indipendenti. Storie di donne rinchiuse nel manicomio di Como”. La mostra di Gin Angri a Milano foto

C’è Chiara, internata per depressione. Enrica, legata al letto per placare il suo carattere collerico. Carolina, per la quale si richiede il ricovero all’età di soli 14 anni, perché ritenuta «pericolosa per sé e per gli altri». Sono alcune delle protagoniste della mostra “Donne cancellate. Fotografie di Gin Angri dall’archivio dell’Ospedale psichiatrico San Martino di Como (1882-1948)” che, dopo il successo avuto nell’esposizione al Palazzo del Broletto di Como, è allestita a Milano, all’Università di Milano-Bicocca, fino al 20 maggio, presso la Galleria dell’Aula magna (Edificio U6, piazza dell’Ateneo Nuovo 1, piano terra).

fonne ex san martino gin angri

La mostra, promossa dal Polo di Archivio Storico (Past) della Biblioteca di Ateneo e dal Centro Aspi (Archivio storico della psicologia italiana), è stata realizzata dal fotografo Gin Angri che, attraverso lo spoglio di quasi 42mila cartelle cliniche del vecchio manicomio di Como e il riutilizzo delle fotografie e dei documenti in esse contenuti, ha ricomposto la vita e la dignità delle donne ricoverate.

fonne ex san martino gin angri

A poco più di quarant’anni dalla riforma Basaglia, che dispose la chiusura dei manicomi, riemergono in 50 pannelli e 140 immagini i ritratti e le storie di donne rinchiuse perché ribelli, troppo precoci o intelligenti, sensuali e disubbidienti, non sottomesse alle violenze fisiche o psicologiche delle famiglie e della società, ma anche perché deboli, indifese o solo povere. Un modo per riflettere, attraverso storie individuali, su come per anni la società ha guardato alla malattia mentale.

La mostra rientra tra gli eventi del PhotoFestival di Milano. Martedì 9 aprile visita guidata, con intermezzi della BicOrchestra, l’orchestra di Ateneo.

Università di Milano-Bicocca
Dal 25 marzo al 20 maggio 2019
Galleria dell’Aula magna, Edificio U6
Piazza dell’Ateneo Nuovo, 1, Milano

 

Ribelli e indipendenti. Storie di donne rinchiuse nel manicomio di Como