Quattro scrittori, quattro storie di frontiera a L’Officina della Musica

Cos’è oggi la frontiera, soprattutto nella scrittura, cosa significa essere scrittori di frontiera? Frontiera intesa come un passaggio, un confronto fra il visibile e l’invisibile. Per noi che ci abitiamo “sopra” è il confine con i suoi punti cospicui: le bandiere, la pensilina delle guardie, l’ALT scritto sull’asfalto, dogane, douane, zoll. Due Stati divisi da una linea, labile per chi è di qui e l’attraversa da sempre con facilità, respingente per molti altri. La frontiera è anche il limite della conoscenza umana oltre il quale hic sunt leones. E ancora il confine fra sano e malato, normale e anormale, innocente e colpevole, reale e fantastico.

Come si traduce tutto questo in letteratura, com’è la scrittura di frontiera in un contesto di provincia, attraverso i suoi luoghi di passaggio, lo scambio economico di beni e moneta, il linguaggio con i suoi tanti modi di dire diversi. Sabato 16 marzo alle 17 quattro scrittori ne parleranno attraverso le loro storie, di frontiera a L’Officina della Musica di via Giulini (zona Libraccio) a Como.

Massimo Daviddi, milanese che vive a Mendrisio, in Svizzera, ma nato a Firenze. Suo è il tema del linguaggio, poetico e letterario, che accomuna e divide due luoghi vicini geograficamente ma, sotto alcuni aspetti, lontani.
Mauro Fogliaresi, poeta ed editore di Como, che del confine fra normale e diverso ha fatto sua la poetica civile e del disagio. Pietro Berra, giornalista e scrittore di Como, che affronta il tema della frontiera attraverso i percorsi, le passeggiate letterarie, nelle quali i luoghi diventano sentieri del pensiero. Sabrina Sigon, comasca, scrittrice di racconti che si snodano attraverso il filo sottile dei sentimenti e della ragione, mondi che si incontrano e si scontrano, talvolta scambiandosi i ruoli.

La musica sarà il filo conduttore dell’evento, attraverso la voce e la chitarra di Cristiano Stella

L’ingresso è libero