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INCONTRI: la magia dei Sulutumana anche in un Vadavialcù

Partito il VADAVIALtour, i Sulutumana hanno già al loro attivo grandi successi all’Unaetrentacinquecirca di Cantù e al Cineteatro della Rosa di Albavilla. Saranno all’Officina della Musica di Como il 18 e il 19 marzo per due sere di concerto nelle quali, chi lo desidera, potrà anche cenare con la band.

Il tour nasce per la presentazione del nuovo album, VADAVIALCU’, dodici brani in un cd che si rivela particolare sin dal suo package, realizzato con cartone da pacchi e reso prezioso dalle immagini di Fabrizio Bellanca e dall’esclusivo font Alphabet Street del designer Enrico Cazzaniga.

Ascolto i Sulutumana da tempo, e i loro brani mi accompagnano tutti i giorni al lavoro e mi riportano a casa, per una strada che si snoda fra salite, discese e valichi, in queste terre di frontiera che la loro musica trasforma in luoghi del pensiero.

I testi rappresentano da sempre una parte fondamentale nelle loro produzioni, e questo ultimo lavoro non fa eccezione. Una visione cruda della vita, all’interno di una sorta di bilancio da cui esce, diretta e senza mezzi termini, l’esortazione a non crearsi troppe aspettative (“Dalla vita è meglio non volere di più, amico, dammi retta è meglio non volere di più”).

Anche l’uomo che, oggi, deve essere adeguato a una richiesta sempre più performante, in questo album va controcorrente. Un testo che contiene una frase come: “Se mi incontro per strada non mi darei un passaggio”, va decisamente controcorrente. Ma ascoltando via via i brani mi rendo conto di non trovarmi davanti a un antieroe di facciata, al classico perdente che vuol essere accattivante; qui incontro qualcuno di vero, autentico: egli È, in una società dove si appare, e proprio per questo diventa eroico.

Testi fulminanti, metafore ardite e nostrane (“Tutti i pizzoccheri c’hanno il suo bitto, tutti gli storti c’hanno il suo dritto”), assistere al loro ultimo concerto è stato rendersi conto che la loro proposta va oltre lo spettacolo musicale che, al Cineteatro della Rosa di Albavilla, con il racconto ‘I Giorni Perduti’ di Dino Buzzati, ha unito in un abbraccio il mondo della letteratura a quello della musica. Musica di altissimo valore, con ritmiche innovative insieme a melodie antiche, con una cura particolare al livello di produzione e al mixaggio, realizzato fra Como, la Svizzera e gli Abbey Road Studios, fra le foto dei Pink Floyd e i Beatles.

Chiedo a Gian Battista Galli di raccontarmi della parte musicale, dallo studio che c’è stato per questi pezzi all’evoluzione che caratterizza il loro ultimo disco.

C’è una distanza che non è solo temporale tra le prime canzoni che abbiamo composto e queste ultime. è la distanza che un percorso di vent’anni deve giustamente coprire, eppure, se accostiamo le canzoni del nuovo album ai brani storici scritti 10/15/20 anni fa, tutta questa distanza non la si percepisce e la nostra identità musicale emerge a tutto tondo. Di sicuro i nostri “connotati” artistici, come succede per chiunque, sono stati definiti in un pugno di canzoni contenute nei primi due album, (Carlina Rinascente, La danza, La canzone preferita…). È vero anche però che altri pezzi diventati storici sono nati dopo (Liberi tutti, Dimmi).

Questo disco è senza dubbio il meglio riuscito dell’intera nostra discografia in termini di sonorità, arrangiamenti, missaggio e mastering. Finora non eravamo ancora riusciti a confezionare un album il cui ascolto potesse davvero soddisfarci, incredibile a dirsi ma è così. La produzione di “Vadavialcù” è stata una continua sorpresa cammin facendo, fino al risultato finale, del quale siamo davvero contenti.

La formazione, che ti vede ai testi, voce e fisarmonica, è composta da Francesco Andreotti al pianoforte e tastiere, Nadir Giori al basso elettrico e contrabbasso, Beppe Pini alla chitarra, Angelo Galli ai cori e flauti e Marco Castiglioni alla batteria. Come collaborate insieme nella realizzazione dei brani?

Le musiche dei brani le compongono Francesco e Nadir, io collaboro alla costruzione della linea melodica e agli arrangiamenti ma soprattutto mi occupo di scrivere i testi. Le menti veramente malate di musica sono loro due, stanno giorni e notti a sviscerare possibilità, variazioni armoniche, moduli espressivi, sonorità. Quasi nulla dell’idea iniziale resta nel risultato finale della canzone, ed è affascinante vedere come la musica sia in fondo un materiale plasmabile al pari della creta, ancorché materialmente impalpabile.

 

Il vostro è un uomo dall’antico sapere, vero e vissuto, che non si fa piegare dalla logica del politicamente corretto, che quando gli fai girare le balle, o quando ti devi togliere di torno, o semplicemente quando ha voglia di scherzare, è ancora capace di dirti un bel Vadavialcu’. Ma come si sviluppa la struttura narrativa del disco?

Nelle prime tracce del disco c’è una mano sulla spalla che ti chiede come stai, la stessa mano dopo qualche brano ti prende per il bavero e ti trascina in un abisso dove non è detto che tu voglia entrare, tu ci entri per poi uscire rinfrancato, con una pacca sulle spalle, un arrivederci e un Vadavialcu.

Non da ultimo il videoclip, un grandissimo omaggio alla commedia italiana con il riferimento al film “I nuovi mostri”, (regia di Dino Risi, Mario Monicelli, Ettore Scola), con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Ed è proprio di Ugo Tognazzi la voce all’inizio, a metà e alla fine del video che, nota particolare, per questo motivo è diventato giocoforza co-autore del brano Vadavialcu’. Come vi siete trovati a rivestire il ruolo di attori?

Credo che il videoclip piaccia molto perché ci siamo messi in gioco senza velleità di voler cimentarci col fare gli attori, ma semplicemente divertendoci ad omaggiare l’episodio del film (Hostaria, I nuovi mostri) dal quale è partito lo spunto che ha portato a titolo dell’album e realizzazione dell’omonimo singolo. Il video è gradito da chi ben conosce l’originale con Gassman e Tognazzi che lo ha ispirato, proprio perché ci può leggere una sorta di affettuoso omaggio senza pretesa alcuna, se non quella di giocare a fare un po’ di cinema da dilettanti. Ed è, crediamo, la stessa ragione per la quale piace anche a chi non conosce il film originale. Se aggiungiamo che tutto questo ci ha portato a firmare una canzone con Ugo Tognazzi, beh, che dire, le vie del signore sono infinite ma anche quelle dell’arte non scherzano.

 

E non scherzano nemmeno quelle dei Sulutumana. Ascolto questa musica, le loro riflessioni sull’uomo e la sua esistenza, le difficoltà del nostro tempo e i contrasti che lo governano e mi sento accolta all’interno di un linguaggio che finalmente comprendo, con pensieri che sento miei e che vedo finalmente espressi in maniera strutturata e condivisibile; al tempo stesso quell’imprecazione che dà il titolo al disco e che, per darle maggior valore, è stata rivestita da una copertina elegantissima, sdrammatizza e invita a prendere tutto con la giusta leggerezza.

Ecco qual è la magia dei Sulutumana. Esci dal lavoro, la sera, sali in macchina, metti il cd e parti, e loro ti riportano a casa. Sulutumana, Vadavialcu’

 

Seguiamo il loro tour

Sulutumana in concerto a Como

VADAVIALtour
18 e 19 marzo ore 21:00
L’Officina della Musica – Como

Sulutumana e I.C.S Don P. Pointinger a La Valletta Brianza (LC)

Teatro
22 marzo ore 20:30
Salone Don Gaspare – La Valletta Brianza

Sulutumana in concerto a Haldenstein (Svizzera)

VADAVIALtour
23 marzo ore 19:00
Schloss Haldenstein – Haldenstein

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