Nulla la sentenza di fallimento del Casinò di Campione: si può anche riaprire ? foto

La decisione della Corte di Appello di Milano. Le reazioni dei legali che hanno presentato ricorso contro lo stop di luglio. Ed ora ?

Un colpo di scena clamoroso. Con futuro ora tutto da valutare. La Corte d’Appello di Milano ha annullato il decreto del Tribunale di Como dello scorso mese di luglio con il quale era stato dichiasrato il fallimento della casa da gioco italiana in Ticino. A renderlo noto il sito specializzato Gioconews.it.

La Corte di Milano ha dichiarato la nullità del decreto del Tribunale di Como con la quale è stato dichiarato il fallimento di Casinò di Campione Spa. I giudici di Milano hanno rimandato tutto al Tribunale di Como perché, “previa rinnovazione dell’atto nullo, si pronunci sulle domande dalle medesime proposte nei termini di cui in motivazione, con onere di riassunzione ex. articolo 353 c.p.c.”.

LE MOTIVAZIONI DEI GIUDICI – Nella sentenza, la Corte ribadisce che “debba essere affermata– in accordo con il primo giudice – la fallibilità di Casinò di Campione Spa” e che “non hanno pregio le censure di una delle reclamanti secondo la quale il tribunale avrebbe errato non considerando che le disposizioni della legge fallimentare si applicano solo agli imprenditori che esercitino, in concreto, un’attività commerciale connotata dal cosiddetto lucro oggettivo, ossia dall’idoneità della stessa a produrre utili ‘tramite proporzionalità tra costi e ricavi'”.

Quato invece a un altro motivo addotto dai reclamanti, quindi sulla nullità del procedimento e delle sentenza dichiarativa di fallimento per mancata audizione del debitore, in violazione degli articolo 15, 162 L.Fl 101 c.p.c. e 111 della Costituzione, secondo i giudici “la censura di illegittimità del decreto e della sentenza, che di esse costituisce l’inelimibanbile presupposto”, sono “fondati. la giurisprudenza di legittimità ha, infatti, ripetutamente affermato che “ove sia stata presentata una proposta di concordato preventivo cd in bianco (…) va rispettato l’obbligo di audizione del debitore ex art. 162 comma 2 L. Fall., per consentire allo stesso di svolgere le proprie difese prima della pronuncia di inammissibilità, salvo che, inserendosi la proposta nell’ambito della procedura fallimentare, il debitore sia stato comunque sentito in relazione alla proposta e abbia avuto di svolgere le sue difese” (come afferma la Cassazione).

I giudici sottolineano inoltre che “la mancata audizione si riverbera” anche “sulla coeva sentenza di fallimento, pronunciata senza nuova audizione della debitrice, pur in presenza di obbiettive sopravvenienza sulle quali avrebbe avuto diritto di interloquire, se non altro per poterle rappresentare al Collegio decidente, che aveva chiuso l’istruttoria prefallimentare da quattro mesi, anche ai fini di poter contraddire sulla persistente sussistenza dello stato di insolvenza. Il tribunale, a giudicio della Corte, ha pertanto erraro emettendo il decreto di inammissibilità in violazione del diritto costituzionale di difesa, che pure aveva inizialmente garantito con fissazione dell’udienza del 17/9/2018, con conseguente nullità del decreto medesimo, nullità che perciò si comunica (…) anche alla sentenza”.
I PASSAGGI SUCCESSIVI – I giudici della Corte d’Appello evidenziano quindi che “la procedura deve perciò essere rinnovata restituendo a Casinò di Campione Spa la possibilità di esercitare appieno tutte le prerogative consentite in via generale dall’ordinamento in pendenza del termine per la sua audizione, fatto salvo il giudizio del Tribunale sull’eventuale inammissibilità di domande laddove passibili di tradursi in abuso del diritto. Audizione nella specie indispensabile, a giudizio della Corte, anche per consentire la regolare ripresa del procedimento per la dichiarazione di fallimento stante la sopravenienze, sopra indicate, comunque emerse nella procedura minore, tutte successive al provvedimento del 27/3/2018, con il quale il Collegio aveva dichiarato chiusa l’istruttoria prefalimentare riservandosi la decisione sulla domanda del pubblico ministero, e sulle quale a Casinò di Campione Spa è stato impedito di interloquire, con concorrente violazione del principio del contradditorio, prima della dichiarazione di fallimento”.
IL COMMENTO – A predisporre il reclamo, per conto del Comune, gli avvocati Massimo Fabiani e Massimiliarno Ratti, e il commercialista Corrado Ferriani, che afferma: “Siamo molto felici, il diritto ha finalmente riequilibrato una situazione alquanto disastrosa per un’intera comunità. Ora bisognerà capire quali sono i passi sucecssivi da svolgere, posto che la società è tornata in bonis, cioè nella posizione giudiridica di fatto ante dichiarazione di fallimento”.
Quindi il Casinò di Campine potrebbe riaprire?
“Astrattamente sì, sotto il profilo giuridico vi sarebbero i presupposti, ma questo non è possibile per situazioni contingenti legate alle sospensione dell’attività e al licenziamento dei dipendenti, e comunque a una situazione creditoria e debitoria tutta da ridefinire in un’ottica differente da quella fallimentare. Ovviamente, assieme a tutti i professionisti che si sono occupati della questione, rimaniamo a disposizione per comprendere i passi successivi”.