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INCONTRI: Roberto Quadroni jazz into the night. Dentro la lunga notte al Teatro Sociale

Sabato 2 marzo dalle ore 20.30 fino a notte fonda, al Teatro Sociale, la seconda edizione de “La lunga Notte Jazz del Teatro Sociale di Como”. Ad aprire l’evento, il concerto del grande trombettista Fabrizio Bosso che, nella prima parte, si esibirà in duo con Julian Oliver Mazzariello e, a seguire, verrà raggiunto dalla Como Jazz Orchestra condotta da Valentina Mazzoleni sotto la direzione artistica di Roberto Quadroni e Gianni Dolci.

La Sala Canonica, la Sala Danza, il Sottopalco, la Sala dello Zodiaco, il Foyer, sabato 2 marzo vivranno di jazz, quello di qualità, quello che ti fa sentire attraversato da qualcosa di speciale, che ti fa essere lì ma anche altrove, in un luogo dove improvvisazione, partitura, ritmo e melodia diventano amplificatori di emozioni.

Ne parlo con Roberto Quadroni, sassofonista e polistrumentista affermato nel panorama della musica jazz comasca che, con il Mixolydia Quartet, dalle 23.30 suonerà nel Sottopalco.

 

Roberto, alla sua seconda edizione qual è la magia che la notte del jazz può regalare a chi decide di avventurarsi in questo percorso di musica, all’interno di un ambiente così suggestivo come il Teatro Sociale di Como?

Il jazz, musica improvvisata per eccellenza, in fondo ha già una sua componente magica, non trovi? Se poi viene vissuto in una dimensione come quella del due marzo, in una magnifica cornice come quella del nostro Teatro cittadino, il gioco è fatto. Aspettiamoci una vera full immersion nel variegato mondo del jazz, tanti strumentisti che, come su una tavolozza di colori, daranno vita a dialoghi creativi e artistici, ognuno secondo la propria sensibilità. Un’esperienza sicuramente non consueta, per musicisti e ascoltatori.

 

La contemporaneità delle esecuzioni trasforma l’ascolto della musica in movimento di scoperta, con sale che si animano e aprono le loro porte a tutti coloro che vorranno partecipare, con artisti di altissimo livello: come vivi questa esperienza, da musicista e da appassionato di jazz.  

Con entusiasmo e completa apertura. Ogni esecutore porta un suo contributo, condivide una personale e preziosa espressività, una proposta, regala una parte di sé a chi lo circonda e a sua volta raccoglie intuizioni, testimonianze, consensi o anche critiche, perché no. Forse la dimensione più efficace per vivere la notte del jazz è proprio la condivisione, serena e aperta.

Non dimentichiamo, ricollegandoci alla magia che citavi nella prima domanda, il pubblico. Appassionati, esperti, neofiti o magari solo curiosi, tutti parte viva e sostanziale elemento delle dinamiche che vivremo in ogni singolo momento della serata, o meglio, della nottata.

 

Musica nel Sottopalco alle 23.30: quale sarà la proposta del tuo gruppo, Mixolydia, all’interno di questa manifestazione, e con quale criterio avete scelto cosa suonerete.

Il Mixolydia 4th nasce da un’intuizione che Alessandro Grossi, chitarrista e amico, ha portato alla mia attenzione e che in seguito abbiamo esteso a Marilena Montarone e Luca Grasso, rispettivamente bassista e batterista. Una formazione fondamentalmente elettrica per un percorso jazzistico non tradizionale, se così si può definire, in bilico tra funk, jazz e rock. Il sound ricercato pone nel groove e nell’interplay le sue fondamenta. Arrangiamenti originali, spesso essenziali, e ampi momenti improvvisativi. Il repertorio raccoglie brani tratti da John Scofield, Joe Lovano, Billy Cobham, Bill Frisell, Bill Evans o John Coltrane, per citarne alcuni. In breve, l’invito è quello di venire a trovarci sabato alle 23:30.

 

L’improvvisazione è uno degli aspetti fondamentali della musica jazz: quanto conta lo studio della tecnica, la preparazione di un brano e l’interplay fra i musicisti per conquistare quella sintonia che permette un’esecuzione di livello.

Tutte componenti essenziali, che insieme ad altre dovrebbero accompagnare il percorso di un musicista, come ad esempio l’ascolto a partire dalla tradizione e, in modo particolare nel jazz, la metabolizzazione di un linguaggio espressivo che arricchirà la propria efficacia espositiva. Consentimi di rubacchiare un gioco di parole talvolta utilizzato nella didattica jazzistica: improvvisatori non ci si improvvisa. Io trovo che il jazz, per sua natura, non debba fermare mai il suo percorso di crescita e trasformazione, forte di un bagaglio storico da preservare ma contestualmente figlio del suo tempo, seguendo con intelligenza l’evoluzione delle nostre culture, e l’uso del plurale non è involontario. Questa intelligenza racchiude appunto le caratteristiche a cui fai riferimento, studio, preparazione, interplay.

 

Quanto conta la parte relativa al divertimento, mentre suoni?

Molto, sicuramente, ma mai un divertimento fine a sé stesso. Forse sarebbe più corretto definirlo coinvolgimento, emozionale e creativo, che trova la sua massima espressione nel dialogo improvvisativo con i musicisti con cui di volta in volta condividi un’esecuzione, un’idea, uno stato d’animo, con cui costruisci un percorso, che può durare anni o anche solo pochi minuti.

 

La Como Lake Jazz Orchestra condurrà, con brani arrangiati dal direttore Valentina Mazzoleni, il secondo set del concerto: un progetto jazzistico ambizioso che, da più di un anno, contribuisce allo sviluppo dell’associazione Como Lake Jazz Club. Cosa significa per te farne parte.

Non nascondo che, fin dalla fondazione del jazz club, ho condiviso con l’amico Gianni Dolci la volontà di dar vita ad un progetto BigBand e JazzLab, quale elemento permanente e trainante per le attività della neonata associazione comasca. Ponendo particolare attenzione al livello qualitativo ed evolutivo del progetto, ricordo di aver effettuato in un caldo pomeriggio estivo del 2017 una ventina di chiamate, contattando altrettanti musicisti a cui chiedevamo disponibilità per questa avventura. Beh, entro sera l’orchestra era al completo. Passo successivo, la ricerca di un direttore e arrangiatore con una solida preparazione e dallo spiccato entusiasmo, che volesse abbracciare il progetto nella sua essenza, e in Valentina Mazzoleni abbiamo trovato un elemento prezioso a cui oggi dobbiamo molto. L’aggiunta di una sezione vocale ha completato l’ensemble che potremo sentire al Sociale con un musicista di prim’ordine quale Fabrizio Bosso.

Cosa significa farne parte? Anche in questa risposta userò il termine “condivisione”, di suoni, di progetti e di percorsi a volte molto impegnativi, con validissimi musicisti e professionisti, alcuni amici di vecchia data altri conosciuti proprio in orchestra. Sul sito del jazz club www.comolakejazzclub.it è possibile trovare qualche contenuto.

 

Grazie a Roberto Quadroni e alle sue parole, che ci permettono un primo ingresso in questa bellissima manifestazione; l’appuntamento è quindi per il 2 marzo per “La lunga Notte Jazz del Teatro Sociale di Como ”. 

Una chicca finale nella Sala Bianca:

JAZZ PORTRAITS

Mostra fotografica di Stefano Galli ed Edmondo Canonico

Qui il programma completo 

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