FAI: risultati finali della 9° edizione de “I Luoghi del Cuore”. Como non pervenuto fotogallery

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Non riesce a scaldare i cuori (e l’orgoglio), dei comaschi il concorso del FAI _ Fondo Ambiente Italiano “I Luoghi del Cuore” giunto a conclusione della 9° edizione. La chiesetta di Quarcino a Sagnino raggranella 77 voti su oltre 2 milioni complessivi, ed è 600estesima in classifica. Per vedere qualche cos’altro di comasco  occorre scendere fino al 661esimo posto del Politeama con 26 voti, appena due in più del quasi sconosciuto santuario di San Fereolo in Tavernerio. La Casa del Fascio ne ha 23 di voti. Insomma un magro bottino confrontato con i primi tre Luoghi del Cuore che sono l’area naturale del Monte Pisano con 114.670 voti, il fiume Oreto a Palermo con 83.138 e l’antico stabilimento termale di Porretta Terme con 75.740. Al quarto posto e primo luogo lombardo, il Santuario Madonna della Cornabusa, Sant’Omobono Terme, provincia di Bergamo,  con ben 47936 voti.

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Insomma il concorso bandiera del FAI non premia nessun “Luogo del Cuore” in città e, allargando il raggio a tutta la provincia, vede solo Villa Amalia ad Erba superare i mille voti piazzandosi 207esima in classifica generale. C’è da dire che per collettare grandi numeri di preferenze e far avanzare  i luoghi in classifica, sorgono spesso comitati o ci sono associazioni che sposano la causa di un monumento o un’area naturale e promuovono la votazione. A Como solo il nostro sito cerca di sollecitare la partecipazione, gratuita, dei cittadini nella totale indifferenza degli altri media. Evidentemente questo non basta visti i magri risultati, Ma c’è il prossimo referendum dei “Luoghi del Cuore” già ai nastri di partenza e Como può sempre rifarsi.

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Come scrivevamo pocanzi, 2.227.847 voti, oltre 37.200 luoghi oggetto di segnalazione, 6.412 Comuni coinvolti (l’80,6% dei Comuni italiani) sono i tre numeri eccezionali che raccontano la forza dirompente de “I Luoghi del Cuore”, il censimento promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo, che chiude trionfalmente la nona edizione, attiva dal 30 maggio al 30 novembre 2018.

Nel 2003, in occasione della prima edizione dell’iniziativa, i voti raccolti furono 24.200; oggi, a distanza di sedici anni e con oltre il 9.100 % di voti in più, il censimento del FAI è diventato uno degli strumenti di coesione sociale più sorprendenti del nostro Paese. Un rito collettivo in grado di convogliare le speranze, l’impegno e la voglia di riscatto di tanti singoli cittadini e comunità intorno a piccole e grandi bellezze d’Italia da salvare perché in pericolo o fortemente compromesse, da proteggere perché in degrado o semplicemente da far conoscere perché poco note ai più. Quello che ne emerge è una preziosa mappatura spontanea di luoghi tanto diversi tra loro quanto amati, fatta di paesaggi e di palazzi storici, di chiese e di fiumi, di castelli e di borghi, di ville e di botteghe storiche, di giardini e di sentieri, che rende “visibile” il sentimento profondo che lega le persone ai territori dove vivono o dove hanno vissuto esperienze importanti della loro vita. Territori molto spesso pesantemente feriti o in attesa di rilancio, per i quali essere inseriti tra “I Luoghi del Cuore” rappresenta a volte l’unica possibilità di un futuro migliore.

Gli oltre due milioni e duecentomila voti pervenuti alla Fondazione nel 2018 – il 41,6% in più rispetto alla precedente edizione – sono lo specchio dell’aumento della sensibilità verso l’iniziativa da parte degli italiani, sempre più consapevoli dei meccanismi virtuosi che ne possono scaturire. Partecipare al censimento non è solo un gesto simbolico ma permette di dare piena attuazione al principio di sussidiarietà, regolato dall’articolo 118 della Costituzione Italiana. Il voto del singolo infatti, se sommato a quello di altre migliaia di persone, si tramuta in un’azione di grandissimo impatto sociale e, in alcuni casi, in concreti interventi di recupero e valorizzazione: da quando esiste “I Luoghi del Cuore” infatti il

FAI, grazie alla partnership con Intesa Sanpaolo, ha promosso e sostenuto ben 92 progetti a favore di luoghi d’arte e natura in 17 regioni, cui si sommano i tanti interventi resi possibili grazie all’interessamento di Istituzioni e privati a seguito della visibilità offerta dal censimento.

 

Puglia, Toscana, Sicilia e Lombardia sono state le regioni con il maggior numero di voti, i votanti – di età media 50 anni – sono stati al 59,5% donne e al 40,5 % uomini mentre la tipologia dei luoghi più votati è quella delle chiese, seguita da aree naturali, aree urbane/piazze e coste/aree marine/spiagge. Nel cuore degli italiani dunque non ci sono solo monumenti: nel 2018 si è registrata una maggiore presa di coscienza dell’importanza dei beni paesaggistici e ambientali, soprattutto quelli a rischio o danneggiati da calamità naturali e incuria, particolarmente presenti quest’anno tra le prime posizioni della classifica.

La nona edizione del censimento è stata caratterizzata anche dall’entusiasmo e dalla determinazione di 241 comitati, associazioni già consolidate di cittadini, amministrazioni comunali, parrocchie, scuole e ancora gruppi di amici che hanno deciso di darsi da fare per i luoghi a loro cari con un unico obiettivo: raccogliere il maggior numero di segnalazioni per ottenere un buon piazzamento e far giungere a istituzioni e media il proprio desiderio di veder protetti e salvati per le generazioni future i tanti tesori nascosti di cui è costellata l’Italia.

Al primo posto della classifica 2018, con il record assoluto di 114.670 voti, c’è il Monte Pisano situato nel territorio dei Comuni di Calci e Vicopisano (PI), colpito il 24 settembre scorso da un disastroso incendio, probabilmente doloso, che ne ha mandato in fumo oltre 1200 ettari, di cui 200 di coltivazioni, e che per miracolo ha risparmiato la Certosa di Calci, seconda classificata al censimento 2014. Una tragedia che ha smosso gli animi di un territorio già molto sensibilizzato per “I Luoghi del Cuore”: grazie al passaparola lanciato dal Comitato Insieme per Monte Pisano, in poco più di due mesi è stato raggiunto questo incredibile risultato. I primi stanziamenti – circa 2 milioni di euro – sono stati utilizzati per le operazioni di spegnimento, il mantenimento delle squadre forestali e lo smaltimento dei rifiuti bruciati, ma i danni stimati ammontano a 15 milioni di euro e saranno necessari decenni per ottenere una piena rinaturalizzazione dell’area.

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Scorrendo la lunga classifica dei “Luoghi del Cuore” tante sono le storie che colpiscono.

Stupisce la capacità degli italiani di reagire e unire le forze di fronte a emergenze ed eventi calamitosi, che – come nel caso del vincitore, o del Parco delle Rimembranze a Napoli, chiuso a fine ottobre a causa delle decine di alberi caduti a seguito di una bufera di vento, o ancora dei Serrai di Sottoguda (BL), straordinario canyon in Veneto devastato da piogge e vento – ha permesso in poche settimane di raccogliere decine di migliaia di voti. Lodevole la caparbietà con cui alcuni comitati che avevano già partecipato a scorse edizioni del censimento, ben consapevoli della bontà dell’iniziativa, si sono riattivati e sono riusciti nell’intento di far votare nuovamente, e con risultati migliori, luoghi già segnalati in passato: ne sono

esempio, oltre al Borgo di Rasiglia, la duecentesca Abbazia di Lamoli (PU), la Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Calvizzano (NA) e la Chiesa Rupestre del Crocifisso a Lentini (SR), e ancora Villa Durazzo Pallavicini a Genova e Villa Grock a Imperia. Curiosamente anche due dei principali corpi armati dello Stato hanno voluto partecipare all’iniziativa: la Marina Militare ha raccolto moltissimi voti per il Castello Aragonese di Taranto, sua sede aperta al pubblico dal 2005, mentre la Polizia di Stato è presente con la Scuola Allievi Agenti di Alessandria.

Grande successo per i “luoghi d’acqua”, a cui era dedicata una classifica speciale in parallelo con la campagna #salvalacqua promossa dal FAI. Tra questi i Laghi di Monticchio, grandioso monumento naturale nel Vulture, e il Trabocco Turchino a San Vito Chietino, scelto come emblema delle macchine da pesca lignee che caratterizzano la costa abruzzese, rispettivamente il “luogo del cuore” più votato di sempre in Basilicata e in Abruzzo, e ancora il Lago d’Orta in provincia di Novara, che necessita di una bonifica solo parzialmente realizzata.

La filiale di Intesa Sanpaolo che ha raccolto più segnalazioni è quella di Cefalù (PA), con 2.957 voti a favore della Chiesa del Santissimo Crocifisso a Montemaggiore Belsito a cui sarà destinato un contributo di 5.000 euro con cui realizzare un progetto di tutela o valorizzazione.

Ora, dopo la presentazione al pubblico dei risultati, inizia la fase progettuale che tradizionalmente segue il censimento. I primi tre classificati, in qualità di vincitori, riceveranno un contributo di 50.000 euro il primo, 40.000 euro il secondo e 30.000 euro il terzo, se ne avranno i requisiti e a fronte della presentazione di un progetto da concordare. Inoltre i referenti dei luoghi che hanno ottenuto almeno 2.000 voti potranno candidare al FAI, attraverso il bando che verrà lanciato a marzo 2019, una richiesta di restauro e valorizzazione, legata a progetti concreti, attuabili in tempi certi e dotati di un cofinanziamento che assicuri un sostegno reale dai territori di riferimento. Come nelle edizioni scorse, FAI e Intesa Sanpaolo selezioneranno entro il mese di novembre i luoghi vincitori in collaborazione con i Segretariati regionali del Ministero per i beni e le attività culturali.

Il FAI si farà inoltre portavoce di tutte le segnalazioni ricevute e, anche attraverso l’azione capillare delle sue Delegazioni presenti su territorio nazionale, solleciterà le Istituzioni preposte affinché diano attenzione ai luoghi, sensibilizzando in particolare i Sindaci di tutti i 6.412 Comuni coinvolti e le Regioni.

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Villa Amalia, Erba (CO)

Nel 1799 il convento di Santa Maria degli Angeli di Erba fu soppresso e messo in vendita e il nuovo proprietario, il conte Marliani, iniziò le opere di adattamento per trasformarlo in una sontuosa residenza estiva, affidandone il progetto all’architetto di origine viennese Leopoldo Pollack, allievo del Piermarini, professore dell’Accademia di Belle Arti a Milano e architetto del Duomo. Pollack creò un edificio neoclassico, integrandolo nei grandiosi locali del vecchio convento e adattandolo a usi domestici. La struttura dietro l’altare maggiore della chiesa venne demolita per dare accesso al cortile interno di Villa Amalia; per creare l’entrata principale furono eliminati il coro e la sacrestia maggiore; inoltre, anche il cimitero laico e quello ecclesiastico subirono la stessa fine e furono purtroppo chiuse o distrutte tutte le cappelle. All’interno della villa furono creati vari ambienti secondo la moda dell’epoca: i salotti giallo e rosso, la biblioteca, la sala di lettura e la sala da pranzo. Per il grande parco che la circonda furono adottate soluzioni d’avanguardia con l’inserimento di piante ed essenze pregiate come magnolie, cedri di ogni tipo, sequoie, faggi, rododendri e azalee, mentre il bosco venne disseminato di sedili e piedistalli scolpiti nel sasso, simili a tronchi e a fantastiche piante. Dal 1962 la villa è proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Como e accoglie il Liceo Statale Carlo Porta. Valorizzare questo luogo è molto importante per promuovere la conoscenza del territorio.

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Santuario della Madonna della Cornabusa, Sant’Omobono Terme (BG)

Il Santuario della Madonna della Cornabusa a Sant’Omobono Terme (BG), il più importante tra i moltissimi santuari della bergamasca, è incastonato a mezza costa sul versante destro della Valle Imagna, accanto a una caverna in cui sgorga una sorgente d’acqua. L’origine del luogo, che si raggiunge con una strada che termina al santuario, è da far risalire al periodo delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, tra il 1350 e il 1440. Per sfuggire alle violenze alcuni abitanti della zona si nascosero in una “corna busa”, che in dialetto significa cavità naturale, portando con sé la statuetta lignea della Madonna che si racconta sia stata lì dimenticata e nel secolo successivo fu al centro di un miracolo. Proprio in quel luogo fu edificato il santuario dedicato al culto della Madonna della Grotta, che in seguito divenne Madonna della Cornabusa. Nel piazzale della grotta si trova un tempietto chiuso da un’inferriata che custodisce la statua. Ancora oggi punto di riferimento per tanti fedeli che arrivano qui in pellegrinaggio, necessita di continui interventi di manutenzione di cui si fa portavoce un comitato che riunisce la Parrocchia di Cepino, la Comunità Montana Valle Imagna, l’Infopoint Valle Imagna e la Pro Loco di S. Omobono. Chi ne ha promosso la raccolta voti ha inoltre il desiderio di riconnettere in maniera sempre più solida il luogo al suo territorio perché diventi prioritario punto di riferimento per tutta la comunità della Valle Imagna.

 

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Basilica di Santa Giulia, Bonate Sotto (BG)

La Basilica di Santa Giulia a Bonate Sotto (BG) è attestata già nel 1129, ma la sua origine si radica nella leggenda: edificata per volere della Santa a cui venne intitolata, per alcuni, o per volere della regina Teodolinda, secondo altri. Notevoli sono le sue dimensioni, con 3 navate culminanti in altrettante absidi e 5 campate, che testimoniamo l’importanza e la ricchezza del territorio. Nel corso del Medioevo eventi avversi disgregano la comunità, così la basilica rimane incompiuta e i manufatti già realizzati, abbandonati. Oggi, è utilizzata come cappella del cimitero sorto attorno a essa. Gli interventi settecenteschi di rialzo e di copertura dell’abside, l’affresco dell’abside centrale realizzati dai fratelli Orelli – pittori di origini svizzere attivi nel territorio di Bergamo tra Seicento e Settecento – convivono con elementi architettonici di età longobarda e anche più antica. La Basilica di Santa Giulia è da sempre nel cuore dei cittadini di Bonate Sotto, e le sue absidi sono rappresentate nello stemma del comune. La chiesa di proprietà comunale, oggetto di restauri negli anni passati, è oggi aperta al pubblico, ma necessita di nuovi interventi di conservazione e valorizzazione.  Il comitato “Santa Giulia, la basilica” è attivo insieme al Comune di Bonate Sotto che ha individuato un progetto di restauro suddiviso in cinque lotti funzionali, che è possibile sostenere con i benefici fiscali dell’Art Bonus.

 

Castello di Branduzzo, Castelletto di Branduzzo (PV)

Il Castello di Branduzzo si estende nella pianura dell’Oltrepò pavese tra Pavia e Voghera, in un’area un tempo rinomata per la coltivazione del gelso e per l’allevamento dei bachi da seta, oggi dedita soprattutto alla coltivazione dei cereali. Si presenta come un vasto complesso di tipo medievale con due torri minori che rimandano alla tipologia del castello visconteo e due torri maggiori che trasmettono l’immagine dell’architettura sforzesca. Il palazzo vero e proprio, per i suoi aspetti stilistici e decorativi, evidenti soprattutto nelle parti esterne, si inserisce nel quadro del raffinato gusto dell’architettura rinascimentale lombarda. Edificato dalla famiglia Botta nel corso dell’ultimo decennio del Quattrocento, della sua antica grandezza rimane oggi solo un’ombra. La decadenza dura ormai da trent’anni, da quando sono venuti a mancare i fondi per una manutenzione di tipo ordinario e poi, sempre più urgentemente, di tipo straordinario. Il castello ha inoltre subito negli anni furti innumerevoli e atti vandalici, fino allo strappo dei preziosi tondi quattrocenteschi di terracotta nominati anche nei manuali di architettura. Questo luogo, in cui hanno lavorato le più alte maestranze del Rinascimento lombardo, non può essere dimenticato, per questo motivo il comitato Amici del Castello di Branduzzo ha scelto di attivarsi promuovendo la raccolta firme per “I Luoghi del Cuore”.

 

Cascina Ganassina, Treviglio (BG)

La Cascina Ganassina è uno dei più antichi insediamenti rurali di Treviglio, risalente alla seconda metà dell’800. Nel 1938 l’azienda agricola Ganassina venne data in concessione dalla proprietaria provincia di Bergamo all’Istituto Agrario Gaetano Cantoni, per farne un laboratorio d’eccellenza, centrale nello svolgimento di attività sia didattiche sia rispondenti alle richieste del territorio. L’azienda agricola ha sempre svolto negli anni anche la funzione di fattoria pedagogica, valorizzando il ruolo formativo e informativo dell’agricoltore, con la realizzazione di percorsi guidati sulle tecniche di produzione e trasformazione dei prodotti, nonché sulla sociologia rurale e sulla storia dell’agricoltura. Inoltre, ospita gli studenti in progetti di tirocinio, stage estivi e alternanza scuola lavoro e ancora oggi è sede dell’azienda agricola gestita dalla scuola. Nel febbraio 2018 è stato siglato un accordo di programma per la sua riqualificazione tra il Comune di Treviglio, la Provincia, la stessa scuola e la Fondazione Same che stanzierà un milione di euro. Secondi l’accordo l’immobile verrà concesso in comodato d’uso gratuito per vent’anni al Comune, che provvederà alla redazione del progetto di recupero con l’intento di accrescerne il potenziale didattico formativo con l’aggiunta di un mini caseificio, un laboratorio di meccanica, uno per l’apicoltura, aule per attività didattiche, sala convegni e altre strutture affini.

 

Castello Visconteo, Binasco (MI)

Il nucleo originario del Castello Visconteo di Binasco venne edificato nel Trecento a protezione della città di Milano. A pianta quadrangolare allungata, con alte mura merlate in laterizi a vista che cingono un’ampia corte centrale, l’edificio un tempo era probabilmente protetto da quattro alte torri angolari quadrate – oggi ne rimangono solo due, di cui una semi distrutta – e da un ampio fossato. Il lato est è quello più visitato e interessante, dive osservare le bifore e le merlature antiche e, al di sopra dell’ingresso originario, il simbolo del biscione visconteo. Il Castello Visconteo di Binasco è stato scenario della decapitazione di Beatrice Tenda, sposa di Filippo Maria Visconti, accusata di adulterio. Il cortile interno presenta un porticato e una loggia, di epoca più recente. Di proprietà del Comune che ne occupa un’ala con uffici, oggi il castello necessita di urgenti interventi di restauro, promossi dal comitato Amici del Castello di Binasco.

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Santuario della Via Crucis, Cerveno (BS)

Cerveno è uno dei borghi della Valle Camonica che ancora oggi meglio conserva il proprio passato. Si tratta di un comune di 680 abitanti situato tra Breno e Capo di Ponte, ai piedi della Concarena e affacciato sul Fiume Oglio. Il luogo di maggiore interesse sono le Cappelle della Via Crucis di Cerveno, che si trovano nel Santuario adiacente la Parrocchiale, riunite lungo una scalinata che richiama la salita al Calvario. La realizzazione dell’opera ebbe inizio nel 1752 per iniziativa del Parroco di Cerveno e un registro conservato nell’archivio parrocchiale testimonia il coinvolgimento della gente del paese e di altri centri della valle, che contribuirono a sostenere l’iniziativa con offerte di denaro o in natura, devolvendo derrate alimentari o partite di ferro e legname. A realizzare la Via Crucis fu chiamato a Cerveno un affermato scultore, Beniamino Simoni (1712-1787), che non terminò l’opera. Tre stazioni infatti vennero commissionate ad altri artisti, i bergamaschi Donato e Grazioso Fantoni e la quattordicesima fu opera dello scultore milanese Giovanni Seleroni (1807-1894). Ad ognuna delle quattordici stazioni che formano la Via Crucis corrisponde una cappella animata da statue di legno e gesso (ben 198 in tutto) a comporre una scena quasi teatrale a cui fanno da quinta le pareti dipinte. Il luogo, molto caro ai cittadini, ha bisogno di urgenti interventi di recupero di alcune delle cappelle.

 

Chiesa di Santa Maria di Bressanoro, Castellone (CR)

La Chiesa di Santa Maria di Bressanoro, situata fuori dal centro abitato, nella campagna, presenta un severo impianto a croce greca sormontato da un poderoso tiburio ottagonale e quattro bracci cupolati; al suo interno, la cupola è modellata da profili e decorazioni in cotto. L’originalità planimetrica e strutturale e la straordinaria precocità tipologica fa pensare a uno degli edifici di culto più interessanti della prima età rinascimentale nel territorio del ducato milanese. Una singolare vicenda di spiritualità, devozione e committenza è all’origine del santuario di S. Maria Bressanoro, voluto dal nobile portoghese Amadeo Mendes da Silva il quale, convertitosi al cattolicesimo, giunse nel 1452 a Milano, dove ottenne l’ordine sacerdotale e il permesso di individuare in territorio lombardo un luogo adatto all’insediamento di una comunità religiosa. La responsabilità del progetto architettonico del santuario potrebbe ricercarsi nella direzione del Filarete, architetto di Francesco Sforza in quegli anni. Un vasto ciclo a fresco con Storie della vita e della Passione di Cristo che culmina, sopra l’arco trionfale, in una grandiosa Crocifissione, trova posto sopra un giro di cornici in cotto a stampo con teorie di angeli. Proteggere la chiesa e il valore che rappresenta è l’obiettivo del comitato che sta raccogliendo firme al censimento, promuovendo il recupero delle decorazioni a cotto custodite nell’edificio.

 

San Siro alla Baraggia, Viggiù (VA)

Il complesso monastico di San Siro alla Baraggia, composto dalla chiesa e da una serie di rustici, si trova lontano dal nucleo dell’abitato di Viggiù, sull’orlo di un piccolo avvallamento da cui domina un’ampia distesa di campagna coltivata. La chiesa è una piccola costruzione romanica a una sola navata, conclusa da un’abside semicircolare, secondo lo schema tipico degli oratori di campagna del Varesotto. Nel corso dei secoli ha subito molte vicissitudini, culminate in un periodo in cui fu adibita a deposito di attrezzi agricoli. Nel lato settentrionale si trova una piccola sacrestia settecentesca. Dello stesso periodo è anche il campanile, coronato da una cella campanaria di semplice eleganza. Nonostante i recenti interventi di restauro abbiano permesso di garantirne la conservazione, i segni della sua storia travagliata sono ben leggibili nella muratura, dove è forte la presenza di aggiunte successive alla costruzione originale. Il maggior motivo d’interesse della costruzione sono gli affreschi dell’abside di difficile datazione, ma probabilmente risalenti alla prima metà del Cinquecento in riferimento alla scuola di Galdino da Varese. La chiesa e i rustici circostanti necessitano di un corposo intervento di restauro.

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Complesso di Santa Perpetua, Sondrio

Su un balcone naturale, in posizione panoramica, sorge la millenaria chiesetta di Santa Perpetua; da lassù domina la sottostante piazza della Basilica e tutto il territorio che circonda Tirano. Le prime notizie che documentano l’esistenza della chiesetta risalgono alla seconda metà del XII secolo. Santa Perpetua è stata per centinaia d’anni punto nodale del sistema di comunicazione che, attraverso i passi del Bernina e dell’Aprica, univa le valli del Reno e dell’Inn con la Valtellina e la Valcamonica, quindi con la pianura del Po e il Mediterraneo. Accanto all’edificio sacro sono ancora visibili i resti di uno xenodochio, asilo per viandanti e pellegrini, nel medioevo disseminati un po’ su tutto l’arco alpino. Una decina d’anni fa durante i lavori di restauro della chiesa è stato scoperto un prezioso ciclo di affreschi bizantineggianti che raffigurano Santa Perpetua circondata da una teoria di santi, ciascuno individuato dal proprio nome scritto accanto: S. Giuda, S. Matteo, S. Paolo, S. Pietro, S. Giovanni e S. Luca di cui resta solo l’orma dell’aureola. Gli affreschi, databile intorno al XII, decorano la parete dell’abside, mentre di un Cristo Pantocratore affiancato da angeli, che decorava il catino dell’abside, non rimangono che pochi frammenti. Questi affreschi risentono di tradizioni artistiche carolingie e ottoniane e sono tra le più antiche pitture murali della provincia di Sondrio. Il piccolo edificio, ad aula unica absidata, è completato da un campanile romanico, elegante e sobrio, abbellito da bifore ad archetti ciechi con colonnina centrale. La chiesa apre al pubblico saltuariamente in occasione di momenti di preghiera, concerti ed eventi culturali. Il comitato “Amici del Complesso di santa Perpetua” auspica una maggiore valorizzazione del luogo.

 

Tempio civico dell’Incoronata, Lodi

Il Tempio Civico della Beata Vergine Incoronata rappresenta uno dei luoghi più pittoreschi di Lodi, fondato il 14 maggio 1488 dal vescovo Pallavicino e realizzato su progetto di Giovanni Battagio, collaboratore di Bramante. Al suo interno si trovano antichi affreschi oltre alle preziosissime quattro tavole di Ambrogio Bergognone. Le decorazioni, realizzate tra la fine del Quattrocento e gli anni Sessanta del Cinquecento, fanno di questo tempio uno dei massimi capolavori del rinascimento lombardo. L’edificio presenta una pianta ottagonale decorata con finiture d’oro, così come la magnifica cupola in oro e blu con gli affreschi di Enrico Scuri raffiguranti il Trionfo dei Santi lodigiani. Degna di nota anche la cappella contenente l’antico organo a canne costruito nel 1507 da Domenico De Luca e restaurato nel 1775 da Giovanni Battista Chiesa. Per valorizzare la peculiarità del luogo, i cittadini di Lodi hanno segnalato il tempio civico dell’Incoronata al 9° censimento de “I Luoghi del Cuore”.

 

Oratorio di San Francesco, Limbiate (MB)

L’Oratorio di San Francesco, costruito nel 1754, un tempo era direttamente annesso alla prestigiosa Villa Pusterla Crivelli. Si tratta di un edificio con pianta rettangolare ad aula circolare, con cupola centrale su pilastri in muratura. I prospetti sono caratterizzati da un ampio apparato decorativo a modanature e cornici, con copertura su capriate lignee, tetto a due falde e manto a coppi di laterizio. La chiesa è significativa dal punto di vista storico perché ospitò il quartier generale di Napoleone dal 6 maggio al 17 novembre 1797, e proprio qui il 14 giugno 1797 si sposarono le due sorelle Bonaparte: Paolina con il generale Leclerc ed Elisa con il generale Baciocchi. L’edificio, attualmente di proprietà della Provincia di Monza e della Brianza, coi suoi interni in stile rocaille, nel 2005 è stata sottoposta a un importante intervento di restauro con il ripristino di stucchi e intonaci, il recupero della cupola, il restauro degli affreschi di Gian Angelo Borroni, il rifacimento della pavimentazione. Purtroppo dal novembre 2010 non è più accessibile, a seguito del distacco di parte del cornicione della facciata e delle infiltrazioni di acqua dal tetto che ne sta guastando gli intonaci. Il comitato “Oratorio San Francesco” ne ha promosso la raccolta voti al nono censimento dei Luoghi del cuore con la speranza di fermarne il degrado.

 

 

 

 

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