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Baby-gang, tavolo di lavoro in Comune. E per tre di loro altri guai in arrivo…. foto

Gli sviluppi dell'inchiesta. Sui loro cellulari spuntano anche video con una ragazza: tutti restano in carcere o in comunità

Mentre il Comune di Como avvia un tavolo di confronto con vari enti sulla situazione giovanile in città – dopo la sconcertante scoperta della baby-gang che ha terrorizzato il centro città in questi mesi (presenti al confronto diretto il dirigente dei Servizi sociali Giuseppe Ragadali, due assistenti sociali dell’Equipe Minori, il dirigente delle Politiche educative istruzione e delle politiche giovanili Giovanni Fazio, la dottoressa Gravili referente per il settore, la coordinatrice territoriale della Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione Elisa Roncoroni, la referente del progetto Contatto Elena Zulli, il coordinatore della cooperativa Mondovisione Marco de Marco che gestisce il CAG Comunale Oasi, e l’operatrice Cinzia Storiale) – ecco che il magistrato che ha condotto l’inchiesta ha concluso gli interrogatori dei ragazzi coinvolti, tutti minorenni ed ora o in carcere o in comunità o costretti a restare a casa.

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Dagli interroigatori – come confermano i loro legali – emergerebbero spaccati di pentimenti per furti, rapione e bullismo vari fatti in questa folle estate. Tutti, per ora, restano dove sono finiti la scorsa settimana: sette di loro in comunità all’esterno della provincia (ognuno in una differente per iniziare il percorso di rieducazione), cinque al carcere minorile Beccartia di Milano, altri cinque agli arresti in casda pur se questa deniominazione non pè corretta per il codice giovanile. Di fatto non opossono uscire da casa senza autorizzazione del giudice.

E per tre minorenni coinvolti nell’indagine della baby gang ora anche una inchiesta parallela con i reati di produzione e detenzione di materiale pornografico. Acvcuse pesanti, il codice penale prevede pene molto severe per questo tipo di reati. Uno di loro avrebbe ripreso con il cellulare un rapporto – parrebbe consenziente – tra uno di loro ed una amica. Video poin finito sul cellulare di almeno altri due. Da qui l’accusa di diffusione di materiale pedo-pornografico.