Antonio Teruzzi racconta la sua opera Il Portale degli Angeli

L’opera Il Portale degli Angeli realizzata dall’artista Antonio Teruzzi di Brugherio è in esposizione alla galleria The Art Company insieme ad un libro d’arte realizzato da Carlo Pozzoni Editore per l’occasione, in una edizione numerata e limitata. Il volume con le fotografie di Carlo Pozzoni, descrive la complessa opera dell’artista brianzolo con i testi di Felice Bonalumi e Pietro Montorfani. In mostra anche 27 disegni preparatori della scultura.

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Orari per la visita: dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18.30, il sabato solo su appuntamento telefonico ai numeri 031576103 e 335.095646. L’esposizione si chiuderà il 16 novembre.

Abbiamo intervistato Antonio Teruzzi sul suo Portale degli Angeli

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Antonio Teruzzi nasce a Brugherio nel 1945, dove vive e lavora. Negli anni ’70: I primi anni di attività sono caratterizzati da una pittura di impianto figurativo con
forte impronta personale, volta ad interpretare incisioni rupestri, animali, figure umane, con uso di tecniche miste, olio e fuoco.
Teruzzi è in primo luogo pittore, ma anche scultore e incisore, esegue affreschi e non disdegna occasionalmente le arti applicate. Ama, in pittura, l’impiego di pigmenti puri e di terre attraverso tecniche laboriose ed insolite quali l’encausto su legno o su carta, e l’affresco su tela o su stucco lucido applicato a tavole anche d’estese dimensioni. Vi ricorre per conseguire effetti particolari, ma anche per il gusto della materia in se. L’affascina l’idea d’unire materia e spirito, traguardo tra i più elevati delle antiche pratiche alchemiche.
Gli anni ’80 la ricerca tende alla rarefazione nell’aria e nella luce di forme umane, angeli e animali immersi in paesaggi evocanti paradisi terrestri. Questi tipo di ricerca artistica è descritta in un testo di Roberto Sanesi, che fa esplicito riferimento alla poetica rilkiana e che accompagna la prima personale milanese alla Galleria Annunciata.
Dagli anni ’80 impiega la tecnica dell’encausto su intonaco e su tavola in opere che impaginano segni minimi nel contesto di sinopie di schemi architettonici.
Sono di questo periodo una serie di mostre allestite in luoghi di interesse architettonico: ville in disuso, antiche corti e chiese sconsacrate diventano spazi di convivenza tra pittura e letteratura.