Teatro: una donna e il suo femminicidio. “Barbablù 2.0: i panni sporchi si lavano in casa” foto

“Barbablù 2.0: i panni sporchi si lavano in casa”, scritto da Magdalena Barile e messo in scena da Teatro in mostra di Laura Negretti, è uno spettacolo poetico e privo di ogni retorica sul tema della violenza domestica sulle donne, ma anche un efficace strumento comunicativo che il Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Como intende usare per sensibilizzare, in particolare le nuove generazioni, su un tema di forte attualità ancora troppo sottovalutato. Giovedì 25 ottobre alle ore 11:00, presso l’Auditorium Don Guanella di Como, Barbablù 2.0: i panni sporchi si lavano in casa” verrà rappresentato per gli studenti comaschi, e per chi vorrà assistervi gratuitamente previa iscrizione su: http://servizionline.co.camcom.it/eventi/

Al termine dello spettacolo è previsto un breve confronto tra gli attori ed il pubblico per riflettere sulla necessità di un profondo cambiamento culturale che deve necessariamente partire dal riconoscimento della dimensione di genere della violenza, dallo squilibrio di potere tra uomini e donne nel lavoro, in famiglia, in politica e nella società.

barbablu 2.0 tratro in mostra

“Barbablù 2.0” non è la storia di un marito violento e delle conseguenze delle sue azioni, ma la storia di un viaggio nella testa di una donna. La ricerca di un’identità forte che si è persa, sfilacciata fra violenze e soprusi che sono diventati la norma. Come in un giallo, la protagonista si troverà a ricostruire la dinamica di un omicidio, il suo omicidio, arrivando alla consapevolezza finale e terribile di esserne stata complice.

Un punto di vista aggiornato al XXI secolo della famosissima favola di Barbablù che però scardina il punto di vista originale. La storia è ambientata in una ricca provincia del nord Italia, in un mondo all’apparenza di assoluta armonia – di fiaba appunto – dove, dietro la porta di casa, regnano meccanismi implacabili di violenza e sudditanza psicologica.

Interpretata da Laura Negretti e Alessandro Quattro è una rappresentazione che inizia con atmosfere molto comedy che lentamente scivolano nel thrilling, per chiudersi poi con un finale sorprendente.

Barbablù

C’era una volta un uomo con la barba dai terribili riflessi blu.
C’era una volta un uomo che aveva avuto tante mogli: dicono sette ma forse anche di più…..C’era una volta una porta chiusa che per nessun motivo doveva essere aperta.
C’era una volta una moglie talmente tanto curiosa da meritarsi una punizione.
C’era una volta una stanza piena di orrori.
C’era una volta un lieto fine.
Forse.

 

BARBABLÙ 2.0
I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN FAMIGLIA

DI Magdalena Barile
CON Alessandro Quattro e Laura Negretti

Rappresentazione teatrale sul tema della violenza domestica e di gener
Giovedì 25 ottobre, ore 11:00

Auditorium Don Guanella – via Tommaso Grossi, Como

 

NOTE DELL’AUTRICE
Fra tutti i crimini contro l’individuo che questa società democratica sembra assorbire senza troppo scomporsi, digerendo i fatti sanguinosi con atavica assuefazione, ci sono i delitti contro le donne. E’ cosa nota che ogni giorno i media ci bombardano con le notizie di nuovi casi di uxoricidio; fidanzate, moglie e figlie, colpevoli di suscitare nei loro uomini-padroni spettri di infedeltà, ribellione, indipendenza, pagano con la vita la loro disubbidienza. Schiave ridotte a corpi senza volontà che non trovano e non possono trovare la forza di spezzare le catene perché troppo abituate a subire, soggiogate dalle cattive tradizioni e dalla mancanza di un’alternativa. Non spetterebbe al teatro sanare le piaghe sociali ma chi lo fa e lo frequenta, lo sa: la natura del teatro è quella di scardinare la realtà, rappresentandola, e costringendola così a ripensare se stessa.

Quando Laura Negretti mi ha commissionato la scrittura di questo testo, aveva già in mente molto chiaro, che per parlare di donne maltrattate non avremmo dovuto cominciare dalla cronaca ma da molto più lontano, da molto più in profondità. Dalla tradizione popolare, dalla fiaba di Barbablù, scritta da Charles Parrault nel XVII secolo. (Fiaba che curiosamente nasce come monito alle fanciulle di non lasciarsi guidare dalla troppa curiosità e oggi si presta perfettamente a essere una parabola sulle donne vittima di follia omicida da parte di mariti).

La figura di questo marito orco, Barbablù, che colleziona mogli assassinate nella stanza segreta del suo castello è stata per secoli suggestiva materia di riscritture, sceneggiature cinematografiche, riflessioni teoriche, spunti gotici e umoristici. Lavorare sulla riscrittura di un classico, rispondere alla sua chiamata, significa cercare nel contemporaneo tutte le possibili casse di risonanza per far rivivere i conflitti drammatici e le funzioni narrative originarie, facendole proprie con scelte stilistiche e formali. Esiste un teatro didattico che mostra allo spettatore come deve comportarsi, esiste un teatro sociale che mostra allo spettatore come “non” deve comportarsi e poi esiste il teatro tout court che racconta delle storie e lascia allo spettatore la libertà di giungere alle proprie riflessioni. Noi ci siamo ispirati a quest’ultimo modello.

La prima scelta è stata quella di ambientare il lavoro in una ricca provincia del nord di questo paese, evitando l’alibi della povertà, della dislocazione geografica e dell’ignoranza. Un mondo all’apparenza di assoluta armonia, di fiaba appunto, dove dietro le porte regnano meccanismi implacabili di violenza e sudditanza psicologica.

Per narrare il nostro Barbablù abbiamo scelto il “thriller”, il genere del mistero per eccellenza, per raccontare e scandagliare quello che per certi versi rimane davvero un mistero doloroso, una zona oscura della società ancora tutta da risanare. Di cosa si nutre ancora, nei tempi del progresso e delle pari opportunità, quell’incantesimo che ancora affossa volontà e ragione e trasforma le donne in vittime?
Barbablù 2.0 non è la storia di un marito violento e delle conseguenze delle sue azioni, ma la storia di un viaggio nella testa di una donna. La ricerca di un’identità forte che si è persa, sfilacciata fra violenze e soprusi che sono diventati la norma. Come in un giallo, la protagonista si troverà a ricostruire la dinamica di un omicidio, il suo, arrivando alla consapevolezza finale e terribile di esserne stata complice. – Magdalena Barile