Falsi permessi di soggiorno, business da 200.000 euro: tanti rischiano la revoca foto

Le indagini della Questura di Como mettono in evidenza un vero tariffario: dalla finta busta paga alla finta assunzione.

Un business da 200.000 euro. Lo dicono i dirigenti della Questura di Como dopo l’arresto di questa mattina del tunisino Rafik Touati, classe 1969, residente a Como e con precedenti specifici per immigrazione clandestina. Tanto avrebbe guadagnato in questi due anni – da quando sono partite le indagini della polizia – alle spalle di decine di stranieri in cerca di un permesso “facile”. Lui era la mente ed il braccio operativo: produceva documenti falsi e fittizie attestazioni dietro il pagamento di un vero e proprio tariffario: dalle 100 euro per una finta busta paga ad oltre 1.000 per un falso contratto di lavoro prodotto.

questura di como presentazione operazione falsi permessi

Complicità anche di alcuni artigiani ed imprenditori che lo stesso tunisino conosceva e che ora sono indagati. Una ventina le persone coinvolte, complessivamente 130 i denunciati comprensivi degli stranieri che ora rischiano la revoca (video sopra) del permesso ottenuto falsamente. Sarà l’Ufficio immigrazione della Questura a valutare le singole posizioni: un centinaio in tutto quelle sospette.

 

Con Touati in carcere – ma già lì si trova per una rapina della quale è accusato – anche Filippo Elia, palermitano di Ramponio Verna, tuttora detenuto per altra vicenda. Anche per lui l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, falso e induzione in errore del pubblico ufficiale.