Como

“Carmen Show”: Marranchelli mette in scena al Sociale la vicenda pubblica di Carmen

carmen show

Non è ancora finito il tempo di Carmen al Teatro Sociale di Como. L’eroina dell’opera di George Bizet torna in CARMEN SHOW, giovedì 15 marzo alle ore 20.30. Dopo la rappresentazione dell’opera nell’allestimento di Frédéric Roels, la Carmensita e la stella del circo di Siviglia per Opera Domani, ora il comasco Davide Marranchelli mette in scena il rito di Carmen, il rito della donna libera, della zingara ribelle che viene uccisa dal suo amante.

L’idea registica parte proprio dall’idea di rito sacrificale, inteso come qualcosa di talmente calcificato nella società da non essere più riconoscibile e a volte nemmeno spiegabile. Cosa ci fa paura della libertà altrui?

Carmen conosce già il suo destino, lo legge nelle carte e quasi lo suggerisce a Don Josè, a più riprese durante l’opera e in particolare nel finale tragico. La vicenda di Carmen è una vicenda pubblica, tutti vedono ciò che accade, tutti si accorgono dei primi accenni di violenza in Don José, ma nessuno si muove. Nessuno, mai. Il femminicidio di Carmen, intesa in maniera provocatoria come una bestia da domare e sottomettere, diventa uno show, una forma moderna di rito, a cui il pubblico è chiamato a partecipare, consapevolmente anche attraverso l’indicazione di un preciso Dress Code: si chiede, infatti, di indossare un abito nero elegante e di portare con sé un fiore.

 

CARMEN SHOW debutterà giovedì 15 con le recite aperte ai licei (ore 9.30 e 11.30), all’interno del progetto Opera it di OPERA EDUCATION.

Dedicato alla fascia degli studenti delle scuole superiori, il progetto Opera it elabora strumenti e linguaggi che collegano l’opera lirica al mondo contemporaneo. Utilizzando mezzi diversi, spesso legati all’interattività o al linguaggio dei social si scelgono, con soluzioni sceniche del teatro contemporaneo, le modalità più adatte a coinvolgere ed appassionare la fascia d’età sicuramente più diffidente nell’incontro con l’opera lirica. Opera it propone agli studenti delle scuole superiori progetti didattici legati a spettacoli di teatro musicale cantato, suonato e agito in scena con elementi drammatizzati in classe ed elaborati attraverso progetti tematici. Per Carmen Show sono previsti incontri in classe incentrati sui temi di cittadinanza attiva legati all’orizzonte semantico di Carmen, come ad esempio la lotta alla violenza di genere, stereotipi e inclusione (con la collaborazione di ActionAid Italia).

 

 

TEATRO SOCIALE DI COMO

giovedì, 15 marzo 2018 – ore 20.30

 

CARMEN SHOW

tratto da Carmen di Georges Bizet

 

Testo e drammaturgia Davide Marranchelli

Drammaturgia musicale Federica Falasconi

 

Carmen                       Elena Caccamo         

Don José                     Marco Miglietta       

Escamillo/Zuniga    Giuseppe Zema

Attore                          Stefano Dragone

Danzatrice                  Noemi Bresciani

Pianoforte                  Giorgio Martano

 

Regia Davide Marranchelli

Scene e costumi Linda Riccardi

 

Produzione Teatro Sociale di Como – AsLiCo

 

INFO

Biglietti per lo spettacolo in vendita presso la biglietteria del Teatro e online su www.teatrosocialecomo.it. Prezzi 15€ + prevendita.

 

carmen show

NOTE DI REGIA

“Se si dovessero sopprimere l’adulterio, il fanatismo, il crimine e il male,

non avrebbe più senso scrivere nemmeno una nota per un’opera musicale.”

Georges Bizet

IL RITO

Carmen è un rito che si perpetra da più di 140 anni nei teatri di tutto il mondo: il rito della donna libera, della zingara ribelle che viene uccisa dal suo amante.

Carmen, potremmo dire, è un’icona.

L’Assemblea Generale Onu parla della violenza contro le donne come di “una manifestazione delle relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne, che ha portato alla dominazione e alla discriminazione contro le donne da parte degli uomini, […] uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”.

L’idea registica parte proprio dall’idea di rito sacrificale, inteso come qualcosa di profondo, di talmente calcificato nella società da non essere più riconoscibile e a volte nemmeno spiegabile.

In particolare il rito che si svolgerà in scena sarà quello della tauromachia, più comunemente chiamata Corrida. La Corrida nasce in Spagna all’inizio del Duecento, ma le sue origini sono antichissime. In un certo senso la si può annoverare tra i riti dionisiaci: Dioniso, figlio illegittimo di Zeus, Dio dell’ebbrezza, del clamore, dell’energia vitale, ucciso sotto forma di toro dai Titani. Il femminicidio di Carmen, intesa in maniera provocatoria come una bestia da domare e sottomettere, diventa uno show: una forma moderna di rito, a cui il pubblico è chiamato a partecipare, consapevolmente.

 

UNA VICENDA PUBBLICA

Se la gente vuole vedere solo le cose che può capire,

non dovrebbe andare a teatro; dovrebbe andare in bagno

Bertolt Brecht

 

Per individuare un colpevole non serve un teatro, serve un tribunale. E il tribunale, così come il pubblico, ci metterà pochissimo ad individuare in Don José il colpevole. Sarebbe troppo semplice ridurre la vicenda di Carmen a un rifiuto d’amore finito in tragedia: avremmo una vicenda chiara, una vittima e un carnefice. Ma non si può perdere l’occasione di utilizzare il teatro per farci delle domande su una vicenda che è tutto fuorché chiara. A teatro si cerca di capire perché certe cose accadono, perché noi esseri umani ci comportiamo in un certo modo, perché compiamo cose atroci gli uni verso gli altri. Abbiamo l’occasione per analizzare e comprendere il rito e noi stessi.

Perché Carmen ha questa necessità di vivere sul filo del rasoio?

Perché ha bisogno di sedurre?

Perché spesso si combatte la libertà con la violenza?

Cosa ci fa così paura della libertà altrui?

Perché un uomo è tale solo se “possiede” una donna?

Perché si ricorre alla violenza piuttosto che accettare una sconfitta?

 

Queste domande saranno portate in scena e lasciate al pubblico dagli stessi protagonisti, nessuna risposta nel CARMEN SHOW.

La vicenda di Carmen è una vicenda pubblica: tutti vedono ciò che accade, tutti si accorgono dei primi accenni di violenza in Don José, ma nessuno si muove. Nessuno, mai.

Si delinea quindi un triangolo, tra Carmen, il suo assassino e il pubblico, che assiste (impotente?) alla scena.

 

CARMEN

Carmen non è un personaggio “buono”, non si comporta in maniera corretta con le persone che la amano.

Cosa affascina così tanto di lei? Il suo essere indefinibile, indomabile.

Carmen è il risultato di diverse Carmen, diversi aspetti, a volte in accordo tra loro, e sono i momenti in cui acquista il fascino irresistibile e quella dolcezza femminile che strega Zuniga, Escamillo, Don José e chiunque le stia intorno. Quando le Carmen sono in disaccordo, ecco che diventa pericolosa, per se stessa prima di tutto. Provoca, Carmen, è lei la prima a nominare la morte come soluzione a Don Josè, e sarà sempre lei a nominarla nel tragico epilogo.

É una donna che necessita di stare sul filo per sentirsi viva, deve assaggiare la paura della morte, deve sfidare l’autorità. Carmen non ha alcun tipo di coerenza nelle sue scelte. Eppure Carmen si innamora davvero degli uomini che incontra. Carmen è un tormento, per se stessa e per chi la guarda e le vuole bene, Carmen ci fa paura e ci affascina per la stessa ragione: l’uso spregiudicato della sua libertà.

 

DON JOSÉ

Don José è una vittima. Don José ha ragione. Dal primo istante lo vediamo in balia delle donne della sua vita, Micaela, la madre, e infine Carmen, così diversa da tutto quello che conosce, così esotica ed erotica.

Il suo primo contatto con Carmen è già violento, lei gli lancia il fiore della strega, non gli lascia alcuna possibilità di scelta. Don José, sedotto e abbandonato, costretto a fare una vita che non avrebbe mai scelto, avrebbe tutto il diritto di prendersi il ruolo di vittima di questo dramma, fino a quando non decide, ed è solo lui a decidere, di diventarne il carnefice.

 

IL PUBBLICO

Il pubblico, infine, e invitato ad assistere alla carneficina, come ad una corrida. Come in un vero e proprio show, sarà invitato a presentarsi alla rappresentazione con un dress code: l’abito nero, elegante. Perché eleganti? Perché assistono ad una festa, al rito di uccisione dell’animale, qualcosa di antico, sacro. Cosi come e sacro e antico l’orgoglio maschile, che colpevolizza il fatto di non essere capaci di trattenere una donna, che lo collega ad una perdita di virilità.

Una parte di esso verrà invitato sul palcoscenico, e costituirà la nostra scenografia, un pubblico che assiste ad un omicidio come ad una cosa che “può accadere”, mangiando pop corn e bevendo coca cola, in un finale che vuole essere una provocazione, una chiamata alla riflessione su vicende che a volte ci toccano da vicino. Su un’opera di cui è necessario parlare.

La corrida ha regole precise: il toro, anche se vincitore, non esce vivo dall’arena, il torero maltrattato e umiliato dal toro più furbo di lui e più forte, ucciderà la sua vittima.

L’urlo della folla all’interno dell’arena nella scena finale sta in realtà acclamando la mattanza che avviene all’esterno, il rito dell’amore ferito che diventa orgoglio.

 

 

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