UNO SGUARDO AL RIORDINO NAZIONALE DEI GIOCHI E ALLA DELLA LEGGE LOMBARDA

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Non si può nascondere che, nonostante l’accordo sul riordino sia stato discusso, concordato e sottoscritto da tutti i protagonisti, non viene assolutamente applicato sull’intero territorio nazionale e che le “ribellioni” di alcune Regioni invece che raggiungere effetti positivi rischiano di far “indietreggiare i buoni propositi” nella sistemazione del mondo dei giochi, anziché far proseguire con la sua ristrutturazione. Tutti volevano questo riordino nazionale e “tiravano per la giacca” il sottosegretario Pier Paolo Baretta affinché si arrivasse alla sigla dell’intesa, salvo poi disconoscere tutto questo e ciò si mette indubbiamente di traverso al cammino del riordino e, conseguentemente, al futuro delle imprese di gioco e dei suoi operatori.

E non sono solo congetture, purtroppo, è un dato di fatto: il settore è assolutamente congelato. Quel che è “triste” è che la problematica toccava e tocca tuttora l’intero l’italico territorio ed il possessore delle concessioni è proprio lo Stato dal quale è partita l’opportunità di questo accordo nazionale che è stato rincorso per mesi: ora, senza voler dare la colpa a qualcuno in modo specifico, il risultato tangibile è che tutto è stato “stoppato”, che il decreto attuativo dell’accordo non è stato emesso e che alcune regioni… vanno per contro proprio!

Non è esattamente ciò che ci si aspettava dopo che i protagonisti del mondo del gioco pubblico, compresi i casino con bonus recensiti da Casinoguru.it, sono arrivati, con fatica e con mediazioni e rinunce reciproche a trovare un’intesa che risulta, oggi, assolutamente inutile, improduttiva e senza “forza normativa e legale”, cosa che non avrebbe dovuto assolutamente succedere. A questo punto, anche ad un profano appare chiaro che sino a dopo il risultato delle prossime elezioni politiche (e per alcuni territori anche regionali) del 4 marzo 2018 non potrà accadere nulla di nuovo sul fronte del gioco e per il futuro delle sue imprese.

Più volte e da più parti, poi, si è detto che le Regioni dovrebbero tornare a fare quadrato tra loro ed applicare senza disconoscerlo ciò che è stato sottoscritto in sede di Conferenza Unificata. Poi vi sono Regioni, come la Lombardia per esempio che potrebbero fare di più e “servire” forse da esempio per le altre consorelle con meno esperienza: si vuole citare favorevolmente gli interventi della città di Bergamo che ha rispettato l’accordo sottoscritto, ma nel suo regolamento sul gioco, ha inserito disposizioni più puntuali e mirate.

Particolarmente, per quanto concerne le fasce orarie di accensione delle apparecchiature da intrattenimento: ne sono state scelte tre di “stop al gioco” che sarebbe auspicabile venissero applicate da tutti i comuni lombardi. Ed anche qui le altre Regioni potrebbero fare proprie queste iniziative comunali, posto che in ogni caso rispettano l’intesa sul riordino nazionale del gioco. Lo stesso discorso vale per quello che ha messo in atto Bergamo sui divieti sulla pubblicizzazione delle vincite e sulla distanza dai luoghi sensibili dei nuovi apparecchi per citare solo qualcuno degli interventi messi in campo.

Indubbiamente, in Lombardia esiste tutta quella esperienza di comunicazione, di prevenzione e di educazione dei giovani che potrebbero essere “seguite”: basterebbe che altri territori come già sottolineato, le facessero proprie destinando le giuste risorse per queste iniziative già collaudate e perfettamente in linea con gli accordi sottoscritti, senza fare ulteriori “polemiche” o “ribellioni”.

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