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Il Festival del Cinema Italiano a Como omaggia Mazzacurati e va verso l’epilogo foto

Un tesoro nascosto in una sedia, un’estetista e un tatuatore che, dandogli la caccia, si innamorano, un misterioso prete che incombe su di loro come una minaccia. Dapprima rivali, poi alleati, i tre diventano protagonisti di una rocambolesca avventura che, tra equivoci e colpi di scena, li vedrà lanciati all’inseguimento dai colli alla pianura, dalla laguna veneta alle cime nevose delle Dolomiti, dove in una sperduta valle vivono un orso e due fratelli. Non è una fiaba dei fratelli Grimm e nemmeno un libro di Baricco, ma “La sedia della felicità” , l’ultimo film di Carlo Mazzacurati.

Quando il regista padovano, scomparso nel gennaio del 2014 a 58 anni, ha girato questo film l’estate dell’anno precedente, probabilmente sapeva che sarebbe stato il suo ultimo. La malattia che poi l’ha condannato aveva già dato segnali inequivocabili.  Eppure “La sedia della felicità” ha poco del «film testamentario», se non il fatto che ripercorre una serie di temi centrali nella sua carriera di regista. Piuttosto, possiede una leggerezza e una delicatezza, autoironiche e vagamente malinconiche, che conquistano e affascinano, e si rivelano come la vera, preziosa «eredità» che ha voluto lasciarci. (Paolo Mereghetti, ‘Corriere della Sera’, 22 aprile 2014).

festival cinema italiano como 2018

Con un omaggio a Carlo Mazzacurati, un autore da ricordare, si apre l’ultimo fine settimana di Festival del Cinema Italiano a Como. Questa sera alle 21 il pubblico del cinama Astra sede del festival, non mancherà di tributare una standing ovation ad uno degli autori più sensibili del cinema di casa nostra, fin dall’esordio con “Notte italiana” premiato con il Nastro d’Argento. La proiezione di “La sedia della felicità” sarà accompagnato dalla presentazione del direttore della fotografia Luca Bigazzi e il film è proposto in collaborazione con Cinema senza Barriere e avrà l’audiocommento per non vedenti e sottotitoli per non udenti. Per promuovere la cultura del rispetto e dell’integrazione e consentire anche a chi ha problemi di vista o di udito di andare al cinema insieme agli amici, ai parenti, alla normale utenza.

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Sabato il festival comasco ha in programma la consueta proiezione per le scuole alle ore 10 (L’ora legale di Ficarra e Picone), mentre alle 16 propone “Il padre d’Italia” di Fabio Mollo. Un road movie sulle strade dello stivale e, soprattutto, dentro i sentimenti interpretato da due attori di razza: Luca Marinelli e Isabella Ragonese. Il regista de “Il Sud è niente”, che ha partecipato a diversi festival nazionali e internazionali, muove la macchina da presa dentro le pulsioni e le vibrazioni emotive di due esseri umani opposti, che il caso fa incontrare una sera in un locale di gay. Lui è Paolo, lei è Mia. Lui è un omosessuale introverso, orfano e razionale, un solitario che ha appena concluso una storia d’amore di 8 anni. Lei è una cantante allo sbando, esuberante, incapace di dire e dirsi la verità, e di mettere un punto fermo nella sua vita. Fra le altre cose è incinta. Da quell’incontro i due intraprendono un viaggio da Torino a Reggio Calabria passando per Roma e Napoli. “Un viaggio non solo geografico, ma anche sociale ed emotivo – afferma il regista – a mano a mano che procedono verso Sud Paolo e Mia si spogliano delle loro corazze, dei loro dogmi e si lasciano andare alla vita, soprattutto Paolo”. Alla proiezione parteciperà Anna Ferruzzo una degli interpreti.

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Per finire, sabato sera alle 20.30, dopo una settimana di proiezioni, il Festival del Cinema Italiana a Como avrà il suo vincitore tra i film in concorso. Subito dopo la proclamazione con il film “Gli sdraiati” della regista Francesca Archibugi, arriva l’ultimo ospite, Cochi Ponzoni, che nella pellicola interpreta il suocero del protagonista Claudio Bisio.

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Ispirato all’omonimo libro scritto da Michele Serra il film “Gli sdraiati” sviluppa la lettera scritta a un figlio trasformandola per il grande schermo in una storia complessa e ricca di personaggi, non presenti tra le pagine. Al centro degli eventi c’è il giornalista televisivo Giorgio Selva (Claudio Bisio) che, dopo la separazione dalla moglie, ha ottenuto l’affido condiviso del figlio Tito (Gaddo Bacchini), un 17enne con cui ha un rapporto complicato, all’insegna delle discussioni quotidiane. Il ragazzo ha un gruppo di amici, tutti maschi, con cui è sempre insieme fino a quando entra in scena la nuova compagna di classe Alice (Ilaria Brusadelli), introversa e poco sorridente, di cui si innamora. La giovane è la figlia di Rosalba (Antonia Truppo), una donna che era stata a casa di Giorgio proprio 17 anni prima ed era poi sparita nel nulla: ora ritorna avanzando delle richieste economiche. Alice cambia tutte le dinamiche esistenti e anche tra padre e figlio si inizierà a modificare qualcosa, mentre entrambi affrontano i propri problemi, tra la fatica di diventare adulti e quella di invecchiare.

La riscrittura di Francesca Archibugi non ha convinto molto, ma il film rimane un’opera gradevole con dei momenti emozionanti. Lo stesso Bisio ha rivelato che si è commosso molto nel rivedere una scena del film. Il passaggio che l’ha colpito in modo profondo è quello in cui il padre Giorgio chiede al figlio Tito se può dormire con lui e l’attore ne ha spiegato il motivo: “Mi ha fatto pensare a mio figlio adolescente. Quando era piccolo era molto affettuoso, ma adesso non riesco nemmeno a toccarlo”.

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Domenica pomeriggio alle 16 il Festival del Cinema Italiano a Como chiude l’edizione 2018 con la proiezione del film vincitore.