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Il Vescovo di Como visita la nuova palestra a Villa Santa Maria

Ospite d’eccezione, questa mattina, a Villa Santa Maria. Il Centro di Tavernerio, specializzato nella cura e riabilitazione di bambini e ragazzi affetti da autismo e patologie neuropsichiatriche, ha infatti accolto la visita del vescovo di Como, Monsignor Oscar Cantoni, il quale ha benedetto la nuova palestra, realizzata grazie al contributo della Fondazione Cariplo.

Monsignor Cantoni, che è stato accolto dalla presidente e direttore generale di Villa Santa Maria, Gaetana Mariani, e dal direttore sanitario, Vittorio Terruzzi, ha visitato il Centro in compagnia del vicario di Tavernerio, don Lorenzo Mottola, del consigliere comunale Elena Vercelli, in rappresentanza del Comune, e del dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Tavernerio, Flavio Pavoni. “Siamo particolarmente lieti e onorati della sua presenza qui tra noi”, ha sottolineato la presidente di Villa Santa Maria rivolgendosi al vescovo, “a testimonianza dell’identità dell’Ente e della perseveranza della sua tradizione cristiana”.

Tra i principali datori di lavoro del territorio, con oltre 170 operatori specializzati, il Centro ha attualmente in carico circa 300 bambini, “ai quali – ha proseguito Gaetana Mariani – ci impegniamo a fornire un servizio di ottima qualità, centrato sul paziente e sulle sue potenzialità, in stretta collaborazione con i genitori e in un ambiente accogliente e armonioso”. 

Molto impressionato dal livello qualitativo del Centro, al punto da definirlo “un gioiello”, Monsignor Cantoni ha avuto modo di conoscere e apprezzare il modello organizzativo di Villa Santa Maria e di vedere le aule scolastiche, i reparti degenti, gli uffici, la piscina terapeutica e la nuova palestra. Una struttura, quest’ultima, che vanta una superficie complessiva di 330 metri quadrati e che è destinata a ospitare le attività sportive, educative e riabilitative.

Realizzata al posto dell’edificio che ospitava il cine-teatro del vecchio oratorio di Tavernerio, la palestra ospita anche una serie di aule destinate alle attività riabilitative. Progettata in modo da integrarsi perfettamente nel contesto architettonico circostante, è stata costruita utilizzando tecniche e materiali costruttivi innovativi volti a ottimizzare la vivibilità e l’efficienza energetica della struttura.

Autismo, la musicoterapia può essere utile per la cura dei bambini

Queste le conclusioni del progetto internazionale TIME-A, al quale ha partecipato per l’Italia anche il Centro comasco Villa Santa Maria

La musicoterapia può contribuire a migliorare la motivazione sociale e a ridurre i manierismi dei soggetti con disturbi dello spettro autistico, che da questa metodica possono trovare un aiuto per esprimersi e per comunicare con gli altri, ma per avere benefici più generalizzati sarà necessario rivedere i modi e i tempi di questo genere di cure. Sono questi in estrema sintesi i risultati emersi dallo studio multicentrico internazionale su bambini con disturbo autistico, al quale ha dato un contributo anche Villa Santa Maria, Centro con sede a Tavernerio specializzato nella cura e riabilitazione di bambini e ragazzi affetti da autismo e patologie neuropsichiatriche.

Dopo essere stati pubblicati su JAMA, il Journal of the American Medical Association, una tra le riviste mediche più autorevoli e diffuse a livello internazionale, nei giorni scorsi i dati sono stati illustrati nel corso del convegno sul progetto internazionale TIME-A andato in scena a Calambrone (Pisa), nella sede dell’IRCCS Fondazione Stella Maris, l’altro Centro italiano che ha partecipato allo studio.

Coordinata dal dottor Christian Gold, del Centro di Ricerca sulla musicoterapia della Grieg Academy di Bergen, in Norvegia, l’indagine ha preso in considerazione un campione di 364 bambini tra i 4 e 7 anni di età residenti in 9 diversi Paesi: Norvegia, Australia, Danimarca, Israele, Italia, Brasile, Corea del Sud, Inghilterra e Stati Uniti. Una parte dei piccoli, tutti affetti da disturbi dello spettro autistico, è stata sottoposta a terapie tradizionali, mentre un’altra parte è stata sottoposta a musicoterapia d’improvvisazione, nella quale i terapisti cantavano o suonavano brani adattati per stimolare l’attenzione di ogni singolo bambino.

L’idea di partenza dell’indagine era quella di valutare gli effetti di queste terapie sulle abilità sociali e sul grado di comunicazione dei piccoli. I primi dati possono apparire scoraggianti: la musicoterapia non sembra avere effetti sulla gravità dei sintomi di autismo.

La musicoterapia d’improvvisazione si è però rivelata efficace per migliorare una serie di altri aspetti minori che spesso contraddistinguono i soggetti con disturbi dello spettro autistico. Effetti significativi sono infatti stati riscontrati nell’ambito della motivazione sociale, dove i soggetti sottoposti a terapia musicale hanno registrato maggiori miglioramenti rispetto a quelli sottoposti alle cure standard, e nella riduzione dei manierismi.

Non solo. La terapia musicale a bassa intensità è stata associata a maggiori miglioramenti nella consapevolezza sociale rispetto alle terapie standard, e a progressi anche nell’affettività sociale misurata dalla scala ADOS. Altri effetti positivi sono poi stati riscontrati in ulteriori analisi di sottogruppi, oltre che nell’impatto che la partecipazione alle terapie ha avuto sui genitori dei bambini con disturbi dello spettro autistico.

In una di queste analisi, coordinata dal professor Enzo Grossi direttore scientifico di Villa Santa Maria e vicepresidente della Fondazione VSM di Villa Santa Maria e presentata al convegno, è emerso come altre forme di terapie abitualmente in uso per l’autismo possano interferire sui risultati ottenibili dalla musicoterapia.

“Questi nuovi risultati, che insieme al dr. Christian Gold abbiamo proposto come contributo al Congresso INSAR del 2018 sull’autismo, forniscono una serie di informazioni rilevanti, dalle quali si potrà ora ripartire per definire strategie che mettano a frutto con maggiore efficacia gli effetti della musicoterapia”, ha commentato il professor Enzo Grossi. “Anche se risultati in ambiti specifici sono già ampiamente incoraggianti, a livello generale è emersa la necessità di adottare interventi su misura per i singoli pazienti, in modo da migliorare l’efficacia di una terapia i cui benefici in futuro verranno con tutta probabilità valutati anche su un periodo di tempo più lungo”.