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Magia della fiaba, potenza dell’intelletto: al Teatro Sociale Die Zauberflöte (“Il flauto magico”) di Mozart foto

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Die Zauberflöte (“Il flauto magico” K 620) che venerdì e domenica il pubblico comasco vedrà al Teatro Sociale nell’ allestimento 2010 dell’Opéra Royal de Wallonie, è l’opera più enigmatica di Mozart, nata dalla collaborazione con Emanuel Schikaneder, autore del libretto, e rappresentata per la prima volta nel 1791 al Theater auf der Wieden di Vienna.

Ricco di significati esoterici, propri dell’Illuminismo e della massoneria (alla quale entrambi gli artisti erano affiliati), questo capolavoro ha subito riscosso un grande successo di pubblico dovuto anche alle molteplici possibilità di lettura dell’opera: la fiaba che racconta del principe Tamino, impegnato prima a liberare l’amata Pamina e poi in una serie di prove per entrare nel regno della luce, è anche un’allegoria ricca di riferimenti massonici.

il flauto magico

Titolo capitale della tradizione musicale occidentale, per la bellezza delle invenzioni melodiche, la purezza dei temi narrati e la struttura drammaturgica che arriva immediata agli aduti, ma può essere apprezzato dai piccini, Die Zauberflöte è il percorso di iniziazione di un giovane principe, che è la storia della sua crescita e dell’ingresso nel mondo degli adulti, dei sentimenti, della scoperta del Bene e del Male, in un clima “zauber” cioè fantastico e fatato al tempo stesso.

il flauto magico

“Il flauto magico”, un Singspiel (cioè un’opera con numeri musicali e dialoghi parlati) prodotto dal circuito OperaLombardia, in scena al Teatro Sociale di Como il prossimo 3 e 5 novembre, vede, per la prima volta alla regia di un’opera lirica, il duo Cécile Roussat e Julien Lubek, artisti francesi formati nella scuola di dramma mimico del leggendario Marcel Marceau. La formazione dei due registi nell’arte acrobatica, nel teatro delle marionette, nell’illusionismo e in generale nell’arte circense, emerge prepotentemente in questo spettacolo – accolto con grande favore dalla critica internazionale – che mira a ricreare quelle atmosfere del contesto creativo originario del celebre titolo mozartiano. Recitazione e gestualità sono imbevute di finezze espressive e trovate garbate e ironiche, risolte sempre con nuove e immaginifiche soluzioni.

il flauto magico

Le scene sono state ideate da Elodie Monet insieme ai registi, i costumi da Sylvie Skinazi e le luci da Marc Gingold.Il cast vocale sarà prevalentemente composto da artisti del 68° concorso AsLiCo (vincitori e idonei) che ricopriranno i ruoli della Regina della Notte, Tamino, Pamina e Papageno. Sarastro sarà Abramo Rosalen e Papagena Giulia Bolcato. Sul podio dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, Federico Maria Sardelli, con il Coro OperaLombardia (Maestro del Coro, Diego Maccagnola) e il Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala (istruito da Marco De Gasperi).

 

 

venerdì, 3 novembre – ore 20.30 Turno A

domenica, 5 novembre – ore 15.30 Turno B

 

Teatro Sociale di Como

DIE ZAUBERFLÖTE

Singspiel in due atti KV 620. Musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Libretto di Emanuel Schikaneder.

Prima rappresentazione: Vienna, Theater auf der Wieden, 30 settembre 1791

Editore proprietario Bärenreiter Kassel-Alkor Edizion

Rappresentante per l’Italia Casa Musicale Sonzogno di Pietro Ostali, Milano

 

Sarastro                                                                                        Abramo Rosalen

Tamino                                                                                           Klodjan Kaçani

Königin der Nacht                                                                        Maria Sardaryan

Pamina                                                                                           Enkeleda Kamani

Erste Dame                                                                                    Mariasole Mainini

Zweite Dame                                                                                 Francesca Pierpaoli

Dritte Dame                                                                                  Alessandra Andreetti

Erster Knabe*                                            n                                 Emma Gori* (3/11), Francesca Calori* (5/11)

Zweiter Knabe*                                                                            Chiara Pasquale* (3/11), Ginevra Costantini Negri* (5/11)

Dritter Knabe*                                                                               Lavinia Svae* (3/11), Veronica Maio* (5/11)

Papageno                                                                                        Daniele Terenzi

Papagena                                                                                         Raffaella Palumbo

Monostatos                                                                                     Marcello Nardis

Sprecher/Zweiter Geharnischter /Erster Priester                  Eugenio Di Lieto

Erster Geharnischter/Zweiter Priester                                     Marco Miglietta

 

Direttore

Federico Maria Sardelli

Regia

Cécile Roussat e Julien Lubek ripresa da Giorgia Guerra

 Scene

Elodie Monet con Cécile Roussat e Julien Lubek

Costumi

Sylvie Skinazi

Lighting design

Clément Bonnin ripensato da Julien Lubek 

Maestro del coro Diego Maccagnola

Coro OperaLombardia

Orchestra I Pomeriggi Musicali 

* Solisti del Coro di voci bianche dell’Accademia del Teatro alla Scala

Maestro del coro di voci bianche Marco De Gaspari

 

Coproduzione Teatri di OperaLombardia 

Allestimento Opéra Royale de Wallonie-Liège

 

Biglietti: a partire da 17€ + prev. TURNO A / da 16€ + prev. TURNO B

 

il flauto magico

IL FLAUTO DA FAVOLA

di Julien Lubek e Cécile Roussat

La corrispondenza di Mozart, inviata alla moglie durante la genesi e le prime rappresentazioni dell’opera, illumina e ci conduce per mano dentro quel grande capolavoro che è Die Zauberflöte (Il flauto magico). Tenerezza, dolore, paura, solitudine, gioia, bellezza, nostalgia, luce, conforto, tutto questo e molto altro emerge dalle lettere, scritte durante quel periodo, e riferite al Flauto.

Vienna, 7 luglio 1791

[…] Adesso non vorrei altro che i miei affari fossero già a posto, solo per essere di nuovo con te; non puoi immaginare quanto tutto questo tempo mi sia sembrato lungo lontano da te. Non sono in grado di spiegarti la mia sensazione, è un certo vuoto – che mi fa davvero male – una certa nostalgia, che non viene mai soddisfatta e che perciò non cessa mai, che continua sempre, anzi cresce di giorno in giorno. Quando penso quanto eravamo allegri e puerili insieme a Baden, e che ore tristi e noiose trascorro qui, neppure il mio lavoro mi dà gioia, poiché ero abituato a interrompermi di tanto in tanto e scambiare un paio di parole con te, e purtroppo questo piacere è ora impossibile. Se mi metto al pianoforte e canto qualcosa dell’opera, devo interrompermi subito. Mi emoziono troppo. Basta! […]

 

Vienna, 14 ottobre 1791

[…] Hanno detto che è un’opera degna di essere rappresentata nelle più grandi festività davanti ai più grandi monarchi, e che l’avrebbero certamente rivista spesso, perché non hanno ancora mai visto uno spettacolo più bello e piacevole. [Salieri] ha ascoltato e guardato con molta attenzione, e dalla sinfonia fino all’ultimo coro non c’è stato un brano che non gli abbia strappato un bravo o un bello e non riusciva più a smettere di ringraziarmi per questa cortesia […][1]

Die Zauberflöte è un messaggio universale dalla doppia lettura: la favola di un principe che salva l’amata e, allo stesso tempo, un percorso verso la saggezza. L’opera di Mozart è firmata dei registi Julien Lubek e Cécile Roussat, che proprio con questo titolo, nel 2010, a Liegi, hanno avviato il loro percorso nella musica operistica.

«L’idea di partenza» – ha spiegato Lubek – «è che Tamino viva l’avventura del Flauto magico come un sogno, in cui realizza quale dovrà essere il suo percorso di crescita. Le vicende, i personaggi, gli amici e i nemici del giovane principe nascono nel suo mondo, dalla camera da letto alla libreria, dai quadri alla sveglia sul suo comodino.»

Il risultato è un racconto fiabesco, ricco di colori, di poesia, a tratti divertente ma anche sacrale, come d’altronde il percorso musicale dell’opera creata da Mozart. Sul palco si alternano ai cantanti mimi e acrobati, che non danno semplice sfoggio delle loro abilità, ma sottolineano con le loro evoluzioni la difficoltà del percorso del giovane protagonista. Una messa in scena che punta maggiormente sull’aspetto favolistico della storia, senza tralasciare le implicazioni e i molti richiami alla massoneria che il Genio di Salisburgo inserì nella partitura.

«Più che un’opera massonica, Die Zauberflöte è per noi» – dicono Julien Lubek e Cécile Roussat – «una parabola del cammino che porta dall’infanzia all’età adulta. È questa, a nostro avviso, la spiegazione del successo immediato, universale e duraturo di questo capolavoro. Certo, Mozart e Schikaneder hanno costruito musica e libretto attorno a simboli massoni: la trinità, la contrapposizione dell’ombra e della luce, le prove iniziatiche, o, ancora, l’onnipresenza dei quattro elementi. Ma, sullo sfondo, c’è di più: emerge indiscutibilmente la filosofia degli illuministi adottata dagli affiliati alla massoneria verso la fine del XVIII secolo, periodo così profondo e rivoluzionario. Sarastro e i suoi sacerdoti, modelli e tutori del futuro sovrano Tamino, hanno molti tratti in comune con i despoti illuminati e le loro corti nell’Europa del Settecento. Il ruolo affidato alle donne, oltretutto, nella società ideale tratteggiata nell’opera attraverso il libretto, è del pari innovativo: nonostante qualche battuta di Sarastro possa apparire misogina al giorno d’oggi, il percorso iniziatico di Pamina, al fianco di Tamino, testimonia una certa audacia politica e filosofica da parte dei suoi autori. Dunque è attraverso il mondo della fiaba che ci avviciniamo alla Zauberflöte – di fatto fu proprio un racconto fantastico di Wieland ad ispirare Schikaneder – ed è questo approccio, secondo noi, che aiuta a comprendere il messaggio universale dell’opera. Così come i racconti popolari si rivolgono ai fanciulli con una falsa ingenuità, così quest’opera ricorre a immagini incantate, effetti magici e personaggi fatati per parlare della conoscenza e della scoperta di se stessi. Per Tamino, il passaggio dal mondo dell’apparenza a quello della Ragione e della Saggezza corrisponde all’abbandono delle illusioni dell’infanzia; stesso percorso per Papageno che apprende (più o meno!) a controllare il suo bisogno di saziarsi sempre e ovunque; per quanto riguarda Pamina, infine, il suo percorso la porterà ad affrancarsi dal suo legame con l’onnipotente figura materna. Questi percorsi iniziatici porteranno ciascuno a sviluppare e trovare, senza allontanarsi dalla loro natura, quella libertà ‘naturale’, propria di ogni uomo e donna, rispettando vincoli e responsabilità. Più di un secolo prima della scoperta della psicoanalisi, l’iniziazione dei tre giovani è caricata di simboli che evocano fortemente una serie di conflitti inconsci. Il genio di Mozart, e quello del suo librettista, trasfigurano questa ricerca dell’età adulta distillandola attraverso l’immaginario soprannaturale e meraviglioso delle vicende, dei personaggi e delle loro melodie. In conclusione, non dimentichiamo l’essenziale: Mozart e Schikaneder non hanno scritto né un trattato di filosofia politica, né un manuale di psicologia spiccia.  Die Zauberflöte è un’opera teatrale, sensibile e toccante, che ci porta dal riso alle lacrime, da un lato glorifica ed eleva l’anima nel suo aspetto mistico e divino, e dall’altro rivela, senza addolcirli, i più tremendi difetti del carattere umano. È una partitura che intesse in maniera esemplare musica ‘popolare’, semplice e orecchiabile, con i più folli vocalizzi, una linea che definisce il cammino di Tamino e Papageno nella ricerca di un equilibrio tra bellezza e umorismo, saggezza e sincerità, sotto il segno di un incantesimo.

Bon spectacle!

[1] Marco Murara (a cura di), Tutte le lettere di Mozart: l’epistolario completo della famiglia Mozart: 1755-1791. Vol. III, pp: 1832, 1841, Varese, Zecchini, 2011.

 

 

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