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Morti Bianche Gennaio – Luglio: 591 le Vittime. Perchè la situazione non migliora?

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«La Cultura della Sicurezza sul Lavoro è uno dei nostri obiettivi. Sono convinto, infatti, che la sua diffusione possa ridurre drasticamente gli infortuni nei luoghi di lavoro. Pensiamo ad esempio alla cintura di sicurezza delle auto, ci viene automatico, prima ancora di accendere la macchina l’abbiamo già allacciata. Perché? Perché dopo una lunga campagna di educazione fatta di comunicazione e controlli sanzionatori è diventata una pratica che fa parte della nostra cultura. Ecco, io mi auguro che le istituzioni possano recepire l’importanza di queste azioni e si attivino di conseguenza».

È con questa metafora che l’Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza di Vega Engineering, ci invita a riflettere di fronte all’andamento delle morti bianche in Italia e a intraprendere l’abitudine della Sicurezza nei luoghi di lavoro.

Quello che emerge dall’ultima analisi condotta dall’Osservatorio sulla base dei dati INAIL, è una tragedia silente che tocca le case di milioni di italiani. Nel periodo Gennaio – Luglio 2017 sono state registrate 591 vittime, di cui 431 in occasione di lavoro e 160 in itinere. Como, fortunatamente, sta in basso a questa triste classifica con un solo decesso nel periodo, ma il fenomeno delle morti bianche continua silenziosamente il suo luttuoso cammino che conta un incremento della mortalità del 5,2% rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente (562 casi registrati nel 2016).

morti sul lavoro statistiche

Analizzando i dati, gli esperti dell’Osservatorio Sicurezza evidenziano che la fascia d’età più colpita è quella dei 45-54 anni. In questo caso, l’indice di incidenza sugli occupati è pari a 20 (32,3% del totale) con 139 casi registrati. A seguire troviamo i lavoratori con età compresa tra i 55 e 64 anni con un indice di incidenza sugli occupati di 33,8 (29,5% del totale) con 127 casi registrati.

Sono stati sette mesi tragici per Lombardia ed Emilia Romagna, le quali contano rispettivamente 50 e 49 decessi (dati con esclusione di infortuni in itinere). Il Veneto si posiziona al terzo posto della classifica nazionale con 40 decessi, seguito da Sicilia (35) e Piemonte (30).

Roma, si riconferma la provincia con più casi di infortuni mortali sul lavoro. La capitale, con un indice di incidenza sugli occupati pari all’11,3, conta infatti 20 vittime. Subito dopo si trovano Torino (14) e Modena (12).

Esaminando la graduatoria in base all’indice di incidenza sugli occupati, il Sud e il Nord Est risultano essere le aree d’Italia maggiormente colpite dal triste fenomeno delle morti bianche con un indice rispettivamente del 28,7 e 21,2. Seguono le Isole con un indice del 20,9.

I lavoratori di sesso maschile che hanno perso la vita in occasione di lavoro sono il 98,8% del totale (400 casi registrati), mentre le donne sono 31 (7,2% del totale).
Aumentano gli stranieri vittime sul lavoro: sono 66 i decessi registrati (15,3%) soprattutto nella zona Nord-Ovest dell’Italia. Il settore economico non è determinabile per il maggior numero di infortuni mortali (161 casi, pari al 37,4%). Gli altri settori maggiormente colpiti sono le Costruzioni e le Attività Manifatturiere (rispettivamente 60 e 55 casi).

www.vegaengineering.com.

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