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Cernobbio: “Si risveglia la memoria delle storiche Tessiture Bernasconi”

Il progetto Liberty Tutti promosso dal Comune di Cernobbio in collaborazione con la Soc. Coop. Mondovisione di Cantù prosegue con entusiasmo. Lo staff di comunicazione ha infatti raccolto nelle ultime settimane numerose testimonianze di ex dipendenti delle Tessiture Seriche Bernasconi.

La volontà è quella di raccogliere racconti in prima persona da parte di chi ha vissuto e conosciuto l’azienda, ma anche oggetti, documenti, o qualsiasi altro reperto risalente alle Tessiture o alla villa stessa. Risulta fondamentale raccogliere queste testimonianze prima che il ricordo di questa realtà storica venga definitivamente sommersa dall’oblio.

Se qualcuno avesse informazioni non esisti a contattare l’Ufficio Cultura e Tempo Libero del Comune di Cernobbio (CO) al numero + 39 031 343 250 oppure scrivendo una mail a villabernasconi@comune.cernobbio.co.it

 

 

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L’azienda

Il giovane ingegner Davide Bernasconi, milanese di nascita, verso la fine dell’800 arriva a Cernobbio per iniziare un’avventura nel campo della moda, investendo nell’industria tessile meccanica con le Tessiture Seriche Bernasconi, chiuse solamente nel 1971. L’azienda ha svolto un ruolo importante nel caratterizzare il territorio da un punto di vista non solo architettonico ma anche sociale e culturale. Oltre agli stabilimenti industriali infatti, si era anche configurata una tipica cittadella industriale che comprendeva le case per gli operai e per gli impiegati, la residenza padronale e l’asilo infantile. L’azienda lavorava con i primi telai meccanici destinati a produrre tessuti di seta o misti con altre fibre naturali (cotonelana)  con i quali venivano realizzati soprattutto cravatte, ombrelli o abbigliamento femminile.  

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Le testimonianze

La scorsa settimana abbiamo raccolto la testimonianza del sig. Benvenuto Barelli, ex operaio delle Tessiture dal 1948 al 1953, il quale ci ha raccontato dei privilegi di cui godevano i dipendenti delle Tessiture in un periodo storico difficile come quello del dopoguerra.

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Questa settimana abbiamo incontrato la Sig.a Franca di Cernobbio che ha lavorato presso l’azienda dal 1970 al 1971.

 

 “Ho lavorato in azienda solo negli ultimi due anni di attività. Mi ero appena trasferita a Cernobbio dall’Emilia. Lavoravo nel reparto Telai Automatici Ruti insieme ad altre 50- 60 persone. I colleghi arrivavano soprattutto da Rovenna, Carate e Laglio.

I telai erano suddivisi su diverse file e io dovevo curarne una fila di 10 insieme ad alcune assistenti che sistemavano i fili quando si rompevano. Era un lavoro molto faticoso ma mi piaceva e soprattutto pagavano bene. Addirittura guadagnavo più di mio marito! Nel reparto c’erano finestre che illuminavano l’ambiente ma non si potevano aprire, erano bloccate, altrimenti l’aria avrebbe potuto imbrogliare i fili. C’era però l’aria condizionata quindi si stava davvero bene. Il direttore del reparto si chiamava Alberto Alai.  

I turni erano: 6.00-14.00 / 14.00-22.00 / 22.00-6.00. Il turno della notte era coperto solo dagli uomini. Io invece facevo spesso il primo turno della mattina, e avendo figli piccoli, era davvero un ottimo orario”.