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In pensione? Sì, ma all’estero per 2 comaschi su 3

Questo il risultato di uno studio secondo cui il 68% dei comaschi lascerebbe l'Italia dopo la pensione

Il 68% dei comaschi, due su tre, dopo la pensione farebbe le valige e lascerebbe l’Italia.

E’ questo il risultato di uno studio dell’Osservatorio di Reale Mutua dedicato al welfare.
Di fronte alla prospettiva di una pensione non sufficiente a garantire uno stile di vita simile a quello attuale, più della metà dei comaschi sarebbe disposto a trasferirsi all’estero dove con gli stessi soldi si può vivere meglio e trovare un ambiente e servizi più adatti alla terza età.

Più della metà degli abitanti di Como (60%), infatti, teme che la propria pensione non sarà sufficiente a mantenere un tenore di vita adeguato una volta usciti dal mondo del lavoro, e un ulteriore 26% vede molta incertezza all’orizzonte.

Molte le paure per il futuro: in primis quella di non poter sostenere le spese mediche di cui si potrebbe aver bisogno andando in là con gli anni (44%) e persino di cadere in povertà assoluta (40%). E ancora, non riuscire a dare sostegno economico a figli e nipoti (30%) e dover gravare economicamente sulla famiglia anche per le necessità quotidiane (26%).

Preoccupano, sicuramente, lo scenario economico, la precarietà del lavoro e la difficoltà di mettere qualcosa da parte per la vecchiaia. Senza considerare imprevisti e spese straordinarie.

Ma come si preparano i comaschi ad affrontare economicamente gli anni della vecchiaia?

Secondo lo studio, più della metà dei comaschi punterebbe sulla previdenza complementare, mentre solo il 19% investirebbe i propri soldi nel mattone. Solo percentuali più basse investono sul mercato finanziario o tengono i soldi sul proprio conto corrente.

[Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, sesso ed area geografica].