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LCFF: Sicilian Ghost Story una favola dark dei registi Grassadonia e Piazza. Intervista foto

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Dopo il grande onore di essere stato scelto per aprire la Settimana della Critica a Cannes (prima volta per un film italiano), Sicilian Ghost Story aprirà domani, domenica 25 giugno,  la 5° edizione del Lake Como Film Festival. Il secondo lungometraggio dei registi palermitani Fabio GrassadoniaAntonio Piazza è una fiaba dai risvolti inquietanti ambientata in Sicilia e prende spunto da un fatto di cronaca che vide coinvolto Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido a soli tredici anni dalla mafia nel 1996 nel tentativo di far tacere suo padre Santino Di Matteo, collaboratore di giustizia ed ex-mafioso. Ma Sicilian Ghost Story è un film di mafia diverso da come ci si imamgina un film di mafia.

Dalla cronaca il film passa presto al fantasy dark (un po’ alla “labirinto del Fauno”), in cui la realtà si mischia al sogno e alla fantasia di Luna che non si rassegna alla sparizione di Giuseppe di cui è innamorata. Si ribella al silenzio e alla complicità che la circondano e pur di ritrovarlo, discende in un mondo oscuro attraverso un lago che è la misteriosa porta d’accesso.

Coprotagonista di Sicilian Ghost Story è una Sicilia senza mare e con poco sole, una cornice atipica per una atipica storia siciliana.

Abbiamo incontrato i registi Fabio Grassadonia e Antonio Piazza che domenica 25 giugno alle 21 saranno ai Giardini dell’ Università dell’Insubria in Sant’Abbondio sede delle proiezioni dei 7 film di LONGSCAPES Concorso Internazionale lungometraggi

Intervista di Federico Mamone 

Sicilian Ghost Story è l’evento di apertura del Festival ed in particolare di Longscapes, concorso dedicato a lungometraggi che mostrano uno stretto legame tra cinema e paesaggio. I 7 film selezionati non sono ancora distribuiti in Italia e provengono dai più prestigiosi festival internazionali. Nella scelta dei titoli Longscapes apre al massimo il suo spettro geografico, cercando di disegnare un atlante antropologico, in cui l’elemento centrale è il rapporto con il paesaggio storico e naturale, le sue dinamiche, materiali e simboliche, come caratterizzano lo sviluppo umano contemporaneo. Per i suoi contenuti multidisciplinari abbiamo scelto quale sede lo splendido ex Monastero di Sant’Abbondio, oggi sede del Dipartimento di Diritto ed Economie dell’Università dell’Insubria di Como, che nelle diverse articolazioni degli studi affronta molti dei temi che emergono dai film selezionati. Il concorso prevede l’assegnazione del Premio Logscapes, deciso da una giuria composta da operatori del cinema e del Premio Longscapes Insubria, che avrà una giuria composta dagli studenti dell’Università.

 

LONGSCAPES/Concorso

Le proiezioni sono in lingua originale e si svolgeranno nei Giardini dell’Università dell’ Insubria via Sant’Abbondio – Como. Ingresso gratuito

26 giugno ore 16.30 / 21.30

TWO LOVERS AND A BEAR di Kim Nguyen, Canada 2016, 96′ (v.o. sott. it.) Lucy e Roman si amano in una piccola città sperduta vicino al Polo Nord, dove circa duecento anime vivono precariamente a temperature limite, e dove le strade portano al nulla se non al bianco senza fine. Ma le tragedie che riemergono dal passato di Lucy li costringono a intraprendere un’avventura che si trasformerà in una vera e propria lotta per la vita. Sarà un peregrinare lungo e tortuoso, tra le fredde distese innevate di uno spazio remoto e sublime, metafisico e apocalittico, che diventa teatro di un dramma romantico che attinge al senso del sovrannaturale che lega le diverse anime interculturali del cinema québecois.

27 giugno ore 16.30 / 21.30

LCFF Longscapes

BURNING BIRDS di Sanjeewa Pushpakumara, Sri Lanka/Francia 2016, 84′ (v.o. sott. it.) Nel 1989, in un piccolo villaggio rurale dello Sri Lanka, Kusum deve affrontare il dramma della miseria e della violenza dopo che il marito è stato barbaramente ucciso dall’esercito, nel pieno di una guerra civile che ha devastato il paese per 26 anni. Per mantenere i figli a scuola, la donna accetta i lavori più umili fino a spingersi a lavorare in ambienti solo per uomini. Privata di ogni dignità, la donna comincia una dolorosa e inesorabile discesa nell’abisso. Sanjeewa Pushpakumara costruisce questa opera con grande attenzione per i paesaggi dello Sri Lanka, creando una fascinazione mista a ribrezzo, una pornografia del degrado umano dove prevalgono i ritratti dei personaggi con quadri fissi o quasi, come dei tableau vivant.

28 giugno ore 16.30 / 21.30

LCFF Longscapes

GULÎSTAN, LAND OF ROSES di Zaynê Akyol, Canada/Germania 2016, 87′ (v.o. sott. it.) La regista di origini curde Zaynê Akyol al suo documentario d’esordio si mette alla ricerca dei ricordi di Gulîstan, una sua cara amica, come lei emigrata in Canada, che si era unita al PKK ed è morta in combattimento nel 2000, ritraendo da vicino la vita di un gruppo di guerrigliere che vivono in un costante e impegnativo addestramento fisico e spirituale, strette nella resistenza tra Turchia e Isis. Per la prima volta, entriamo dietro la linea di un fronte che conosciamo dai media, scoprendo una scelta di vita estrema e senza ritorno, che porta ad affrontare le difficoltà e i pericoli senza incertezze o paura. Le ritualità delle combattenti, dalle armi al giocare a bandiera, e la dimensione politica nelle loro riunioni danno luce ad aspetti che riportano a una dimensione umana e quotidiana. Ma dietro questo ritratto, esplode il conflitto in bilico tra poesia e dramma della nostra attualità.

29 giugno ore 16.30 / 21.30

LCFF Longscapes

MIMOSAS di Oliver Laxe, Spagna / Marocco 2016, 96′ (v.o. sott. it.) In una città imprecisata del Marocco Tra le rughe più profonde dell’Atlante e il Sahara occidentale, un uomo recluta una squadra di driver per spostare una flotta di taxi attraverso il deserto. Un anziano sceicco, sentendo che la propria ora è vicina, esprime il desiderio di morire ed essere sepolto a Sijilmasa. Quando lo sceicco muore inaspettatamente, i due carovanieri incaricati di esaudire il suo ultimo desiderio, sembrano smarrirsi timorosi della montagna. Un viandante misterioso e sopra le righe compare sulla loro strada, e si impone, a proprio modo, di aiutarli e di compiere la propria missione.

30 giugno ore 16.30 / 21.30

SPOOR di Agnieszka Holland, Polonia/Germania/Repubblica Ceca/Svezia, 128′ (v.o. sott. it.) La signora Duszejko è un’anziana signora che insegna l’inglese ai bambini di un villaggio situato al confine tra Polonia e Repubblica Ceca, nei Sudeti. Un giorno le sue due cagne, a cui è affezionatissima, scompaiono. Alcuni mesi dopo è lei a scoprire il cadavere di un vicino, un bracconiere. Le uniche tracce che conducono a questa morte misteriosa, che non sarà l’unica, sono quelle degli zoccoli di un capriolo. Una vita sul crinale tra due mondi e due sfere di spiriti, quelli delle montagne e quelli delle città. In effetti, la Duszejko, donna libera e forte, porta avanti con forza le sue idee e lotta con ogni mezzo contro la brutalità dei cacciatori, trovando legami e inaspettate alleanze con alcune persone, solitarie e bizzarre. Con Spoor, la Holland dà fondo a quella visceralità densa, quella tensione all’irrazionale, che spesso ha attraversato il suo cinema, che qui si espande tra paesaggi brumosi, nella predizione di un nuovo regno millenario di armonia tra l’uomo e la natura.

1 luglio ore 16.30 / 21.30

LCFF Longscapes

BOKEH di Geoffrey Orthwein, Andrew Sullivan, Stati Uniti 2016, 92′ (v.o. sott. it.) Cosa succederebbe se un giorno ci svegliassimo e ci rendessimo conto di essere l’ultima persona a camminare su questa Terra? Questo è ciò che la giovane coppia composta da Jenai e Riley sperimenta mentre stanno trascorrendo una romantica vacanza in Islanda. Inizialmente si comportano come normali turisti. Ammirano la bellezza naturale di quei territori, con il ragazzo che non perde occasione per immortalare quanto vedono con la sua vecchia macchina fotografica a pellicola. Il giorno in cui si svegliano e scoprono che ogni altra persona sulla terra è sparita, è l’inizio di un affascinante viaggio durante il quale, attraversando uno stato di disorientamento e di panico, i due dovranno venire a capo del mistero e accettare l’incredibile evento. THE EREMITES di Ronny Trocker, Germania/Austria 2016,110′ (v.o. sott. it.) Albert è cresciuto in un maso sulle Alpi altoatesine. È l’unico figlio dei contadini Marianne e Rudl, una coppia ormai avanti con l’età. Ha superato i 30 anni, ma l’influenza della madre nella sua vita è ancora molto forte. È infatti lei a spingerlo a lavorare nella cava di marmo situata nella valle. Albert da parte sua vorrebbe mantenere in vita quel pezzo di terra sospeso tra le vette, le nuvole e i boschi dell’Alpe, ma gli eventi personali lo porteranno in un finale simbolico che però lascia intravvedere uno spiraglio di luce. Ambientato in Alto Adige,The Eremites racconta la storia di una civiltà contadina-montanara in via di disfacimento al punto tale che l’opera appare prima di tutto una ricerca analitica antropologica che scruta volti, tradizioni, silenzi e isolamento che sono i cardini su cui si poggia appunto la cultura montanara dei masi e degli alpeggi.

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