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Quando vince la burocrazia: a Porlezza addio al mega-investimento foto

Vi raccontiamo la vicenda dell'imprenditrice Schwenn, amministratrice dell'Hotel San Marco:"Volevo utilizzare 10 milioni per migliorare la struttura, ma...."

«Con rammarico sono costretta a rinunciare a un investimento ben superiore ai 10 milioni di euro che avrebbe portato più lavoro e più turisti a Porlezza e nel Comasco. Purtroppo, prima la burocrazia e poi alcune scelte assurde che il Comune vuole imporre a tutti i costi mi hanno impedito di concludere un progetto al quale ho lavorato, con il mio staff, per oltre 5 anni». A dirlo, con molta amarezza, Eva M. Schwenn, amministratore della società cui fa capo l’Hotel Parco San Marco, uno dei più grandi resort della provincia.

«La nostra società effettua investimenti immobiliari nel territorio delle Alpi Lepontine Meridionali (Valsolda – Porlezza – Carlazzo – Grandola ed Uniti) sin dal 1972 – dice ancora Eva – abbiamo sempre creduto nelle potenzialità dell’Hotel Parco San Marco e non siamo mai stati frenati né spaventati dai tanti problemi burocratici caratteristici della pubblica amministrazione italiana. In 20 anni abbiamo migliorato costantemente un complesso alberghiero che oggi conta 81 suites e importanti infrastrutture turistiche».

Il complesso dell’Hotel Parco San Marco è stato classificato dall’associazione albergatori svizzeri con 4 stelle superiori ed è stato più volte, in questi anni, premiato a livello nazionale ed internazionale.

«Una struttura del genere, per rimanere nel mercato con successo, deve continuamente adeguarsi alle rinnovate esigenze della clientela nazionale ed internazionale. Deve quindi investire – spiega Eva M. Schwenn – per questo, da ben 5 anni la società proprietaria dell’Hotel Parco San Marco (l’Immobiliare Peonia srl, fondata nel 1975) ha chiesto di poter ampliare la struttura realizzando una Salus per Aquam (Spa), una piscina coperta, un ristorante e nuove residenze. La trattativa con l’amministrazione comunale si è però arenata a causa delle richieste inaccettabili avanzate dall’ente pubblico. Condizioni che non permettono di siglare la convenzione urbanistica».

L’imprenditrice entra nel dettaglio del problema: «L`ultima versione di questa convezione, così come proposta dal Comune, intendeva imporre “al soggetto attuatore” (vale a dire all’Immobiliare Peonia srl) la costruzione di un bacino di raccolta dell’acqua in una località della frazione Cima impossibile da raggiungere senza il permesso di almeno 10 proprietari confinanti (parte dei quali ha minacciato di ricorrere al TAR se lo stesso Comune autorizzasse la costruzione di una strada al posto dell’attuale sentiero paesaggistico). Il Comune insiste nell’affermare che senza la costruzione di tale bacino non potrebbe essere data alcuna agibilità alle nuove costruzioni dell’Hotel Parco San Marco. Una situazione assurda, perché il bacino non può essere costruito senza prima completare la strada, ma questa stessa strada è osteggiata dai confinanti, pronti a fare ricorso, e dalla stessa Sovrintendenza ai Beni ambientali e paesaggistici della Regione Lombardia».

Prosegue Eva M. Schwenn: «È da notare che l’Immobiliare Peonia srl, oltre gli oneri dovuti per legge, si è detta disposta a versare al Comune una perequazione di 480.000 euro e a cedere un terreno in zona centrale a Porlezza di mq 2.700. In realtà, noi non abbiamo mai manifestato l’intenzione di non costruire il bacino. Tutt’altro. Ci siamo anzi detti pronti a farlo, ma a una condizione, da mettere per iscritto nel testo della convenzione urbanistica:

«Nel caso in cui, per colpe non imputabili al soggetto attuatore, tale bacino non venga realizzato, le agibilità potranno essere richieste soltanto dopo aver realizzato un accumulo di almeno 75 mc utili all’interno del comprensorio Parco San Marco».

In pratica, la nostra proposta al Comune prevede, credo ragionevolmente, la costruzione del bacino o, in alternativa – qualora insorgessero problemi burocratici tali da mettere a rischio l’investimento – la costruzione di un bacino idrico interno al Parco San Marco e sufficiente a non creare problemi di approvvigionamento per la frazione di Cima. A garanzia delle pretese dell’ente pubblico ci siamo anche detti disposti a depositare in Comune una fidejussione pari all’importo necessario per la costruzione del bacino. Una garanzia che avrebbe messo l’amministrazione comunale totalmente al riparo da ogni possibile inadempienza. E, nello stesso tempo, avrebbe permesso a noi di andare avanti con i lavori di ampliamento della struttura turistica, senza avere sulla testa la spada di Damocle di eventuali ricorsi, appelli e intoppi giuridico-burocatrici».

In realtà, una strada diversa si sarebbe potuta imboccare, insiste Eva M. Schwenn. «Nei mesi precedenti il commissariamento del Comune di Porlezza, una parte dell’amministrazione comunale, quella entrata in contrasto con il sindaco, aveva individuato possibili percorsi diversi, prospettando soluzioni alternative a beneficio di tutta la comunità. Era parso chiaro a molti quanto fosse sbagliato vincolare il progetto di ampliamento dell’Hotel Parco San Marco a un’opera – la strada in frazione di Cima – utile servisse soltanto a pochissime persone, paradossalmente nemmeno tutte d’accordo. I responsabili dell`iter politico- burocratico non hanno voluto sentire ragione e mi chiedo perché. Il danno per l’imprenditore, per il paese e per il tessuto economico locale è enorme».