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Rosa Camuna, menzione speciale per Ines Figini:”Io che sono nata due volte…” foto

Assegnato il riconoscimento della Regione su proposta del consigliere Gaffuri. A CiaoComo, pochi mesi fa, il racconto di come è rimasta in vita ai campi di concentramento di Auschwitz.

Questo pomeriggio, a Cremona, sono stati assegnati i riconoscimenti e le menzioni speciali del Premio Rosa Camuna, istituito da Regione Lombardia e che ogni anno intende riconoscere pubblicamente l’impegno, l’operosità, la creatività e l’ingegno di coloro che si siano particolarmente distinti nel contribuire allo sviluppo economico, sociale, culturale e sportivo della Lombardia. Oltre alla Canottieri Lario (che trattiamo nella sezione sport), su candidatura proposta da Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd, è stata assegnata una menzione speciale a Ines Figini, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti e diventata poi testimone di quanto aveva visto e vissuto.

ines figini superstite campi concentramento

Un particolare pensiero di gratitudine e riconoscenza va oggi a Ines Figini: assieme a tanti, comaschi e non solo, soprattutto giovani, ho potuto ascoltare la sua testimonianza di umanità e dignità mentre condivideva con noi la sua esperienza della deportazione nei campi di sterminio nazisti, per avere difeso nel 1944 alcuni colleghi della Tintoria Comense – racconta Gaffuri –. Mi è sembrato giusto segnalare la signora Ines per l’attribuzione della benemerenza regionale e oggi, durante la cerimonia di consegna dei Premi Rosa Camuna, le è stata riconosciuta una delle menzioni speciali”.

Questa la motivazione: “Deportata nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau nel marzo del ’44 per aver preso le difese di alcuni lavoratori della fabbrica dove lavorava, ancora oggi rende testimonianza della sua tragica e dolorosa esperienza con dignità e coraggio, perché la memoria storica di quei fatti venga compresa e custodita dalle generazioni future. Quella di Ines Figini è la storia di una persona cui il lager non ha rubato l’anima e ha ripreso a vivere, di una persona che ha saputo resistere: infatti, se l’obiettivo dei carnefici era lo sviluppo dell’odio, ebbene, non hanno vinto”.

Sopra la nostra esclusiva intervista fatta con Ines lo scorso mese di gennaio per la Giornata della Memoria 2017.

Chi è Ines Figini

Sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, dopo avere atteso, come molti superstiti, oltre cinquant’anni per parlarne in pubblico, con numerosi incontri e un libro (“Tanto tu torni sempre. Ines Figini, la vita oltre il lager”, Melampo, 2012) s’è fatta testimone di una vicenda terribile, diffondendo nelle scuole e nelle comunità della provincia di Como e della Lombardia la memoria delle vittime del totalitarismo e il valore dell’umana resistenza e della civile solidarietà.

Nata a Como nel 1922 e cresciuta in città, nel 1944 viveva la sua vita di ragazza tra lavoro in fabbrica, famiglia e sport. Lavorava alla Tintoria Comense di Como: il 6 marzo ci fu uno sciopero dei lavoratori. Vennero fermate sette persone di fronte a tutti gli altri operai: Ines difese strenuamente i propri colleghi di lavoro e disse che il castigo, se doveva essere, era per tutti. Ines non sapeva chi avesse organizzato la protesta, agì per impeto a protezione di persone che conosceva. Nessun’altro si espose. Nonostante le rassicurazioni del questore, che nessuno avrebbe subito nulla se il lavoro fosse ripreso, Ines, né ebrea né partigiana, venne arrestata la notte stessa e deportata con gli altri sette. Passò dai lager di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Ravensbrück e infine in un ospedale militare. Trascorse un anno e mezzo prima del rientro in patria.

La sua è la storia di una persona, ma è anche storia di fabbriche e di una città, Como, punto strategico per le forze nazifasciste. È storia di treni che partivano per mete ignote e di luoghi in cui l’umanità si divideva tra vittime e carnefici ed era negata. Ma è anche la storia di una persona cui il lager non ha rubato l’anima e che ha ripreso a vivere. E ogni anno, fino a quando le è stato fisicamente possibile, tornava là dov’era stata reclusa. Ricorda tutto, ma nonostante ciò ha perdonato e ha la forza di sostenere che stimolare odio e vendetta è qualcosa che rende l’essere umano infelice, triste, cupo. Lo sviluppo dell’odio era l’obiettivo dei carnefici. Con Ines non hanno vinto