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Scandalo Motorizzazione, il dirigente non parla con il giudice: tutti in silenzio fotogallery

Antonio Pisoni, ritenuto dal Pm a capo di una vera e propria associazione per delinquere, sceglie di avvalersi della facoltà di non dire nulla. Il Gip Storaci per pochi minuti da lui.

Non parla per il momento. Resta in silenzio, facoltà prevista dal codice. Avvalendosi della facoltà di non rispondere per prima forse capire meglio le gravi accuse che la Procura di Como (Pm Massimo Astori) assieme a Polizia e Finanza gli contestano.

Antonio Pisoni, il dirigente della Motorizzazione civile di Como arrestato ieri insieme con altre undici persone (sette in carcere e cinque ai domiciliari), ha deciso di non parlare con il giudice delle indagini preliminari Luciano Storaci al carcere del Bassone di Como. E’ proprio lui, Pisoni, il fulcro dell’inchiesta denominata “Porte Aperte” e che ha permesso di smantellare un sistema studiato per facilitare, dietro pagamento, gli autisti di camion ad ottenere il  Cqc (carta di qualificazione del conducente) e pure il patentino Adr per il trasporto di materiale pericoloso. Forse su consiglio del suo legale aspetta di poter leggere meglio tutte le carte del fascicolo di accusa-

Antonio Pisoni deve rispondere di corruzione, falso e associazione per delinquere.li altri

Al suo pari anche gli altri finiti al Bassone (Roberta Bernasconi e Nicolò Catelli – autoscuola Catelli di Uggiate – Alessandro Conti – autoscuola Luigi di Mozzate – Andrea Carboni – Autoscuola Albini –  ed i presunti procacciatori di clienti Ivan Privitera e Sergio Soldati) hanno scelto di non rispondere oggi al Gip Luciano Storaci. Tutti rimasti in silenzio nell’interrogatorio di garanzia in carcere. I rispettivi legali, evidentemente, vogliono studiare bene prima le carte e le accuse.