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“Mio zio Pablo Neruda e la sua misteriosa morte”, due appuntamenti in biblioteca

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Il filo rosso dei diritti umani, ma anche quello della poesia e della musica, lega due Paesi lontani come l’Italia e il Cile, e i due incontri nel nome di Pablo Neruda, Premio Nobel per la letteratura e anche uomo politico, che verranno proposti venerdì 21 aprile nell’auditorium della biblioteca di Como, in piazzetta Venosto Lucati.

Entrambi gli incontri (a ingresso libero), si muoveranno tra giustizia e poesia: il primo, dalle 15 alle 18, con un taglio più giuridico Poesia, democrazia e giustizia: il caso di Pablo Neruda, un’altra vittima e di chi? è il titolo, il secondo, dalle 20.15 più lirico Gli ideali di giustizia, uguaglianza, amore e libertà nei testi e nella vita di Pablo Neruda. Organizza Aged, Associazione giustizia e democrazia, e introduce il suo presidente, l’avvocato Marcello Iantorno.

pablo neruda incontri

Dal Cile arriveranno a Como appositamente per l’occasione l’erede più diretto di Neruda, il nipote avvocato Rodolfo Reyes (foto sopra), e la sua collega di studio Elisabeth Flores Pérez, con la quale Reyes ha fatto riaprire le indagini sulla morte dell’illustre zio avvenuta 11 giorni dopo il golpe di Pinochet, il 22 settembre del 1973. Per la prima volta, lo scorso anno il Governo cileno ha ammesso in una nota che potrebbe non essersi trattato di cause naturali e proprio nell’incontro comasco, Reyes, svelerà le ultime novità sul giallo che ancora avvolge la scomparsa di uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, al quale, non a caso, sono stati dedicati film come Il postino e il recente Neruda.

Da Bologna porterà la sua testimonianza Andrea Speranzoni, avvocato di parte civile nel Processo Condor che, lo scorso gennaio a Roma, ha registrato otto condanne all’ergastolo per i torturatori dei regimi sudamericani degli anni Settanta e per la prima volta ha visto il riconoscimento in una sede istituzionale dell’esistenza del piano che ha dato il nome al processo, orchestrato dalle dittature di Cile, Venezuela, Argentina e Uruguay con l’appoggio degli Stati Uniti.

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Dal caso Neruda lo sguardo si amplierà fino a toccare la nostra frontiera, grazie a Pietro Berra (foto sopra), giornalista de La Provincia, assieme alla comasca di origini ispanocilene Jalisco Pineda. Berra ricorderà il pastore svizzero Guido Rivoir, autore del libro Le memorie di un valdese, che nel 1974 fece passare illegalmente 393 profughi cileni attraverso il confine italosvizzero, fu per questo processato e infine assolto perché il giudice riconobbe che «l’intento di prestare concreto soccorso ai profughi perseguitati e alle loro famiglie appare manifestamente onorevole anche alla luce dello spirito della legislazione e delle tradizioni svizzere in questa materia».

Il suo precedente è stato di recente citato in aula dall’avvocato che difende Lisa Bosia Mirra, la deputata socialista del Gran Consiglio del Canton Ticino, sulla quale pende un decreto di accusa per aver favorito l’ingresso illegale in Svizzera di 4 profughi mionorenni tra le centinaia ferme a Como da mesi.

Questi i temi dell’incontro pomeridiano. La sera, invece, saranno protagonisti poesia, musica e aneddoti. Reyes leggerà alcuni testi e racconterà frammenti di vita dello zio Pablo, di cui portò la bara al primo funerale del 1973 e che lo scorso aprile ha riseppellito davanti all’oceano nel giardino della casa museo di Isla Negra, dopo l’esumazione legata alle indagini in corso. In tutto, Neruda ha subito ben quattro esequie, perché il grande cantore dell’amore, della dignità e della libertà sembra non trovare pace.

All’intervento di Reyes, seguirà un recital di Pietro Berra e Marco Belcastro (foto sotto): il primo leggerà Ode al pane di Neruda e alcune poesie dalla propria raccolta Ode al vento. Una historia de Antipodas (I quaderni del bardo, 2016), che connettono luoghi e memorie cilene e nerudiane con il lago di Como; il secondo si legherà ai temi proposti con canzoni proprie e di autori cileni, proponendo anche la versione del Poema 15 di Neruda musicata da Victor Jara, cantatuore e regista tra le vittime più note della dittatura militare pinochetista.

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