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Voucher, la Cgil smentisce la Coldiretti : “Basta applicare i contratti collettivi”

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Questione voucher la Cgil smentisce la Coldiretti di Como, Lecco e Sondrio, che nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme dicendo che dopo l’abolizione dei voucher,  a rischio sono centinaia di posti di lavoro in agricoltura per giovani e pensionati.

L’associazione dice che nei piccoli lavori domestici e nel settore agricolo, per il lavoro accessorio e occasionale siano usati soprattutto i voucher. La convinzione, però, è smentita dai fatti secondo la Cgil: “In Lombardia – spiega Cristina Barbaglia, segretaria provinciale Flai Cgil – l’utilizzo è di poco superiore al 2% del totale dei buoni venduti”.

A Como e Lecco, nel comparto agricolo, sono stati venduti, nel 2016, rispettivamente 4068 e 3998 voucher, su un totale regionale di 150451: “Basterebbe applicare i contratti collettivi nazionali – continua Barbaglia – nel settore agricolo prevedono il lavoro stagionale con la possibilità della chiamata giornaliera dell’operaio, con applicazione della retribuzione prevista dal contratto nazionale e da quello provinciale di riferimento (per Como e Lecco valore orario lordo 10,1885euro)”.

Si tratta di una forma che non fa scattare alcun obbligo di stabilizzazione del posto di lavoro: si conclude consegnando semplicemente al lavoratore la comunicazione unica obbligatoria prevista dalla legge contenente alcune informazioni essenziali. “Inoltre – aggiunge Barbaglia – le aziende lariane, essendo collocate in un’area Pedemontana considerata svantaggiata, hanno sgravi contributivi tra il 30% e 70%. In Agricoltura quindi l’utilizzo del lavoro accessorio e occasionale ha causato esclusivamente un risparmio sul costo del lavoro per le imprese e un notevole aumento della precarietà per lavoratori e lavoratrici”.

“Assistiamo – conclude Giacomo Licata, segretario provinciale della Cgil – a una campagna che mira a voler far credere che l’abolizione dei voucher porti a un conseguente aumento del lavoro nero o alla perdita di posti di lavoro tout court. Vogliamo contrastare fortemente questa narrazione: queste realtà produttive possono benissimo sostituire i voucher con forme contrattuali flessibili. Siamo i primi, inoltre, a chiedere di definire nuovi strumenti per regolare il lavoro accessorio e realmente occasionale”.

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