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Affitto turistico si, ma a Como stenta a decollare l’house sharing

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Sono sempre più i comaschi che mettono in affitto su siti come Booking o AirBnb immobili di proprità non abitati, ma non si può dire lo stesso con le case di residenza. Se l’house sharing, fenomeno in continua crescita all’estero, è ormai entrato anche nelle corde degli italiani, per i comaschi ancora non è così.

Secondo quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Sara Assicurazioni, la compagnia Assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia, infatti, se più di un terzo dei nostri connazionali (il 39%) si dice pronto a condividere la propria casa con nuovi ospiti, mettendo in comune spazi e ambienti, per i comaschi la percentuale scende al 19%: gli abitanti della città lombarda sono tra i più legati alle proprie mura domestiche.

Tuttavia traspare dai dati un’apertura per il futuro: così come a livello nazionale, il 16% dei comaschi non esclude di condividere la propria casa nel prossimo futuro, sintomo del fatto che anche qui il fenomeno sta in qualche modo entrando nella mentalità delle persone.

Ma perché i comaschi sono così restii ad aprire le proprie case agli estranei? In primo luogo la diffidenza: il 34% non si fida di chi può entrare in casa, mentre un ulteriore 32% afferma categoricamente di non essere intenzionato a condividere la propria abitazione con nessuno al di fuori della famiglia. In più, i comaschi ammettono che non sia facile condividere la propria casa con ospiti che non si conoscono: il 66%, infatti, teme di ospitare persone maleducate e poco rispettose, mentre il 29% ha paura di perdere la propria privacy.

 

 

 

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