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32’’.16 la storia di Samia, annegata nel mare di Lampedusa sognando le Olimpiadi foto

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Una storia vera, reale, drammatica, quella che va in scena stasera, martedì 28 marzo alle ore 20.30, al Teatro Sociale di Como con lo spettacolo 32’’.16 TRENTADUE SECONDI E SEDICI, di Serena Sinigaglia che torna sempre con piacere a Como dove nel 2014 ha allestito l’opera Cavalleria Rusticana per il progetto 200.com incantando l’intera città.

32’’.16 è una storia tragica, quella di Samia Yusuf Omar, tragica come quella di molte altre donne, uomini, bambini. Troppe tragedie che si riversano sulle nostre coste, sulle nostre spiagge, e che sono purtroppo diventate ormai ordinari fatti di cronaca.

Dietro ciascuna di queste disgrazie, però, ci sono vite vissute. Come quella di Samia, giovane atleta somala che ha partecipato alle olimpiadi a Pechino nel 2008, correndo i 200 metri. Trentadue secondi e sedici il suo tempo, ultima posizione in classica, ma non si scoraggia. Avrebbe voluto partecipare anche a quelle di Londra nel 2012, ma non ce l’ha fatta: alla ricerca di una vita migliore, su un barcone, ha intrapreso uno dei viaggi della speranza, che è tragicamente finito nelle acque del Mediterraneo, poco lontano da Lampedusa.

teatro sociale 32 sec e 16

Lo spettacolo, prodotto da Atir Teatro Ringhera, scritto da Michele Santeramo e messo in scena da Serena Sinigaglia, non vuole solo narrare la storia di Samia, ma stando alle dichiarazioni dell’autore intende rendere la vicenda uno specchio in cui rifletterci tutti. Tre bravissimi interpreti, una regia scarna, uno spettacolo intenso e profondo che sorprenderà il pubblico.

 

Teatro Sociale

martedì, 28 marzo – ore 20.30

32’’.16  TRENTADUE SECONDI E SEDICI

di Michele Santeramo


con Tindaro Granata, Valentina Picello, Chiara Stoppa
Regia Serena Sinigaglia
Scene e costumi Stefano Zullo
Musiche Silvia Laureti
Luci Sarah Chiarcos
Video Elvio Longato
Produzione ATIR Teatro Ringhiera
con il sostegno di NEXT2015

INFO

Biglietti in vendita presso la biglietteria del Teatro e online su www.teatrosocialecomo.it
Prezzi 20€ + prevendita.

 

teatro sociale 32 sec e 16

 

NOTE DI REGIA

Olimpiadi di Pechino. Samia Yusuf Omar viene ripresa da tutte le telecamere del mondo accanto ai mostri sacri dell’atletica, corre per i 200 metri. Il risultato è scontato: è ultima, quasi dieci secondi di distacco dalla prima. Dieci secondi nei 200 metri sono un tempo infinito. Il tempo di Samia: 32.16.

  1. Il Corriere della Sera pubblica una notizia.

“Atleta somala muore su un barcone per raggiungere l’Italia: avrebbe voluto partecipare alle Olimpiadi di Londra.”

Ho conosciuto la storia di Samia grazie al bel ilbro di Catozzella “ Non dirmi che hai paura” e grazie alla segnalazione di amici che lavorano in Sky. Mi sono appassionata subito. Perché la questione dell’immigrazione, perché la questione dell’accoglienza e perché lo “scontro di civiltà”… insomma il nostro presente è questo, ci piaccia o meno. Ma mi sono appassionata anche perché da bambina ho vissuto (e a lungo) proprio in Somalia, proprio a Mogadiscio, dove Samia è nata e da dove Samia è scappata per intraprendere il “viaggio”.

Il “viaggio” di Samia è anche il mio viaggio e il viaggio di tutti coloro che guardano con pena e preoccupazione a quanto succede ogni giorno a largo di Lampedusa.

Serena Sinigaglia

 

NOTE DELL’AUTORE

Ho incrociato la storia di Samia Yusuf Omar. Una giovane donna somala che ha partecipato alle olimpiadi a Pechino nel 2008, avrebbe voluto partecipare a quelle di Londra nel 2012, è morta vicino Lampedusa.

Mi è sembrata subito esemplare di una serie di speranze comuni, di un tempo quotidiano nel quale viviamo, dell’attualità ma anche di qualcosa di ancestrale che è il desiderio di vivere una vita migliore.

Ho cominciato  a raccontare la sua storia ma mi sono accorto che il mio sguardo sarebbe stato parziale.  E poi in Italia la storia di Samia è già stata raccontata sia in un romanzo sia in televisione. Non era questo dunque l’obiettivo che questo testo doveva porsi. L’obiettivo non doveva essere solo il racconto di quella storia.

Era, e l’ho capito durante un percorso faticoso e il più possibile onesto, far diventare quella storia uno specchio, che ci mostrasse cosa siamo diventati noi.

D’altro canto, è stato ancora una volta Eduardo a indicarmi la strada: bisogna mettere in scena personaggi tra cui lo spettatore possa riconoscersi.

Per me, il senso di scrivere questa storia non è solo raccontare una vicenda legata all’immigrazione. È provare a capire cosa facciamo noi mentre il mediterraneo si riempie di occhi aperti, cosa siamo diventati, ciascuno sulla sua isola a decidere, purtroppo, non soltanto della propria vita.

Così, Samia è ridiventata preziosa per me, che ho potuto chiedermi cosa sia diventato io nel tempo del suo viaggio, nel tempo di tutti questi viaggi che ormai somigliano a semplici notizie con le quali riempire tempo e pagine.

La domanda è stata: noi che cataloghiamo le vite di chi muore in statistiche e flussi, noi, cosa siamo diventati?

Questo mi ha raccontato Samia, mentre mi accostavo in punta di piedi alla sua memoria, a lei, al suo tempo: 32 secondi e 16.

Ne è venuto fuori un atto unico in tre capitoli, che con la preziosa e costante collaborazione di Serena, mi ha mostrato aspetti, paure e desideri che prima non conoscevo. 

Michele Santeramo

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