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Pippo Delbono offre le sue “Orchidee” al Teatro Sociale

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Per Pippo Delbono l’orchidea è un  fiore “malvagio”, perché “non riconosci quello che è vero da quello che è finto”. “Orchidee” è lo spettacolo che la compagnia teatrale di Delbono presenterà sabato, 14 marzo ore 20.30, al Teatro Sociale di Como. Il titolo del nuovo spettacolo di Pippo Delbono – sebbene possa apparire insolito se confrontato con i titoli del suo repertorio – rappresenta un fiore esotico e delicato, elegante e suggestivo che sovente abbellisce i salotti delle case borghesi in esemplari artificiali, e questo fiore riassume il senso del viaggio che l’artista ha intrapreso insieme alla sua compagnia. In Orchidee Delbono viaggia nelle diverse dimensioni dello spazio teatrale, trascinando nella sua danza imprevedibile i fantasmi del cinema mentre guida i suoi attori attraverso gli specchi. Mettendo in scena il falso di fronte al vero, Delbono oppone i codici della finzione cinematografica all’arte dello spettacolo dal vivo, alla verità dell’azione teatrale in scena. Sarà lo stesso Delbono ad avvertire gli spettatori sulle intenzioni di “Orchidee”, lo farà con un annuncio prima dell’inizio dello spettacolo, anzi, Spettacolo con la maiuscola che non andrebbe confuso, sembra dire, con il vero teatro. Una svisata un po’ maliziosamente moralista rivolta al mero intrattenimento che rischierà di sporcare anche le più puntuali pennellate di poesia, di cui Orchidee vorrebbe essere composto. Un tentativo di rispondere con le parole della poesia alla violenza della vita.

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Delbono ha messo insieme un’antologia di testi che mixa agilmente da: William Shakespeare, Anton Cechov, Georg Büchner, Jack Kerouac, Peter Weiss, Gabriela Mistral, Deep Purple, Leopold Sedar Senghor alle musiche: Enzo Avitabile, Miles Davis, Philip Glass, Victor Démé, Joan Baez, Nino Rota, Angélique Ionatos, Wim Mertens, Pietro Mascagni. A me piacciono troppe cose – dice Delbono –  e mi ritrovo sempre così confuso e imbambolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito. Questa è una lunga notte e io non so che cosa mi prospetta il futuro.Non ho niente da offrire a nessuno eccetto questa mia confusione.

Come un “terrorista della cultura”, invita a una festa che infiamma per rendere omaggio ai vivi e alla verità delle cose, alla bellezza luminosa degli esseri sempre in preda alla luce oscura della luna. Inventore di immagini forti, spazi, ritmi, Delbono compone e dirige la sua compagnia, la sua famiglia, per ricostruire il mondo. .

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Teatro Sociale di Como

 sabato 14 marzo, ore 20,30

“Orchidee” di Pippo Delbono

 

con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella

Immagini e film Pippo Delbono Luci Robert John Resteghini
direzione tecnica Fabio Sajiz, suono Corrado Mazzone, luci e video Orlando Bolognesi,
elaborazione costumi Elena Giampaoli, capo macchinista Gianluca Bolla,
responsabile produzione Alessandra Vinanti, organizzazione Silvia Cassanelli,
amministratore di compagnia Raffaella Ciuffreda
Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma,
Nuova Scena- Arena del Sole- Teatro Stabile di Bologna, Théâtre du Rond Point- Parigi,
Maison de la Culture d’Amiens- Centre de Création et de Production
Si ringrazia Cinémathèque suisse-Lausanne e Touhami Ennadre

Biglietti disponibili alla cassa del teatro e sul sito www.teatrosocialecomo.it

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A proposito di “Orchidee”

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“Ancora posso scrivere d’amore” scriveva il poeta Dario Bellezza, grande amico di Pier Paolo Pasolini morto
ucciso dall’aids.
L’orchidea è il fiore più bello ma anche il più malvagio, mi diceva una mia amica, perché non riconosci quello
che è vero da quello che è finto. Come questo nostro tempo.
In Orchidee c’è, come in tutti i miei spettacoli, il tentativo di fermare un tempo che sto attraversando. Un
tempo mio, della mia compagnia, le persone che lavorano ormai da molti anni con me, ma anche un tempo
che stiamo attraversando e vivendo oggi tutti noi. Italiani, europei, occidentali, cittadini del mondo.
Un tempo confuso dove mi sento, ci sentiamo, in tanti, credo, sperduti…
Con la sensazione di aver perduto qualcosa. Per sempre. Forse la fede politica, rivoluzionaria, umana,
spirituale. Orchidee nasce anche da un grande vuoto che mi ha lasciato mia madre quando è partita per sempre. Mia madre che dopo i conflitti, le separazioni, avevo rincontrato per ridiventare amici. Io, un po’ più grande un po’ più saggio, lei vecchia ritornata un po’ più bambina.
E così il vuoto. Il sentirsi non più figlio di nessuno. Il vuoto dell’amore. Ma Orchidee nasce anche da tanti vuoti da tanti abbandoni. Il vuoto che viviamo nella cultura, nell’essere artisti perduti. Il teatro che spesso sento un luogo diventato troppo polveroso, finto, morto. La menzogna accettata, della rappresentazione teatrale. Ma Orchidee parla anche del bisogno vitale di riempire quel vuoto.
Parla del bisogno di ricercare ancora, altre madri, altri padri, altra vita, altre storie.
E poi stranamente le parole “importanti” del teatro che volevo abbandonare mi sono ritornate addosso e
hanno ritrovato un loro senso nuovo, incastrate con la mia vita. E anche la mia vita forse è diventata con quelle parole, la vita di tanti altri.
Credo che Orchidee rappresenta per me quel bisogno vitale, incontenibile, di continuare ancora nonostante
tutto a scrivere, a parlare dell’amore.
Pippo Delbono

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Pippo Delbono, autore attore regista, nasce a Varazze nel 1959.
Inizia la sua formazione nel teatro di tradizione, ma poi, in Danimarca, si dedica allo studio dei principi del
teatro orientale, attraverso un rigoroso lavoro sul corpo e sulla voce.
In Germania, poi, è invitato da Pina Bausch a seguire il suo lavoro.
Nei primi anni ‘80 fonda la Compagnia Pippo Delbono, con la quale realizza quasi tutti i suoi spettacoli, da Il
tempo degli assassini (1987) a Orchidee (2013). Le sue non sono messinscene di testi teatrali ma creazioni
totali, realizzate con un nucleo stabile di attori destinato a crescere nel tempo.
L’incontro con persone provenienti da situazioni sociali di emarginazione determina una svolta nella sua
ricerca poetica: nasce così Barboni (1997). Alcuni di questi attori – tra cui Bobò, sordomuto incontrato e fatto
uscire dal manicomio di Aversa dopo un internamento durato 45 anni – hanno consolidato il loro lavoro
all’interno della compagnia e sono tuttora parte centrale dell’esperienza.
Gli spettacoli – La rabbia, dedicato a Pasolini, Guerra, Esodo, Gente di plastica, Urlo, Il silenzio, Questo buio
feroce, La menzogna, Racconti di giugno, Dopo la battaglia oltre a quelli citati in precedenza – sono stati
presentati in più di cinquanta paesi nel mondo, in teatri e festival, tra i quali il Festival di Avignone che ha
ospitato quasi tutte le creazioni della compagnia, il Grec di Barcellona, il Theater Spektakel di Zurigo, la
Biennale di Venezia ecc.
Numerosi teatri, tra cui il Théâtre du Rond-Point di Parigi, hanno dedicato retrospettive al suo lavoro e
coprodotto i lavori degli ultimi anni.
Enrico V – la sua unica creazione basata su un testo teatrale – è il solo allestimento italiano tratto da
Shakespeare andato in scena alla Royal Shakespeare Company.
Da diversi anni Pippo Delbono indaga anche sul linguaggio cinematografico.
Nel 2003, in seguito alla tournée in Israele/Palestina, gira il lungometraggio Guerra, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e vincitore del David di Donatello come miglior documentario.
Il suo secondo film, Grido (2006), è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma.
Nel 2009 realizza il lungometraggio La paura, girato interamente con un telefono cellulare, poi riversato su
pellicola dalla Cineteca di Bologna e presentato in selezione ufficiale al Festival del Cinema di Locarno nel 2009 nell’ambito di una retrospettiva dedicata alla sua produzione cinematografica, che comprende anche le
versioni cinematografiche de Il silenzio e Questo buio feroce.
In giugno 2013 è uscito nelle sale in Italia e in Francia il suo film Amore carne, presentato in anteprima nella
sezione Orizzonti alla 68° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2011, vincitore del gran premio del
Festival di Nyon. Il suo cortometraggio Blu sofa, realizzato insieme a Lara Fremder e Giuseppe Baresi, ha vinto il gran premio al Festival di Clermont Ferrand.
Sangue, il suo ultimo film, è stato presentato, unico italiano in concorso, al 66° Festival di Locarno, in agosto 2013, dove ha vinto il premio della International Federation of Film Societies.
Come interprete ha partecipato a Io sono l’amore di Luca Guadagnino, Io e te di Bernardo Bertolucci, Goltzius and the Pelican Company di Peter Greenaway, Henri di Yolande Moreau, Un chateau en Italie di Valeria Bruni-Tedeschi, Pulce non c’è di Giuseppe Bonito, Transeurope Hotel di Luigi Cinque, Cha cha cha di Marco Risi, tra gli altri.
Per il Teatro Sperimentale di Spoleto ha firmato la regia dell’opera lirica Studio per Obra Maestra nel 2007 e
per il Teatro San Carlo di Napoli la regia della Cavalleria rusticana nel 2012.
Nello stesso anno realizza Rosso Bordeaux, presentato nella Place de la Comédie a Bordeaux per Evento, il
festival diretto da Michelangelo Pistoletto.
Nel 2011 il Residenztheater di Monaco di Baviera gli commissiona un lavoro come regista ospite dello stabile tedesco: nasce così Erpressung (Il ricatto), la sua prima creazione con attori non appartenenti alla sua compagnia. Lo spettacolo debutta a Monaco il 14 gennaio 2012 ed entra a far parte del repertorio del teatro.
Con il violinista Alexander Balanescu realizza e porta in tournée il concerto Amore e carne.
Ha pubblicato con Ubulibri Barboni – Il teatro di Pippo Delbono. Con le edizioni Actes Sud ha pubblicato Mon
théâtre (edito in Romania con il titolo Teatrul Meu), oltre a Récits de juin e Regards. Con le edizioni Les
Solitaires Intempestifs Le corps de l’acteur; con le edizioni Punto Aparte El teatro de la rabia; con Garzanti
Racconti di giugno e con Barbès editore Corpi senza menzogna e Dopo la battaglia – scritti poetico-politici.
Ma mère et les autres è il titolo del nuovo libro che Delbono sta scrivendo per Actes Sud – e della mostra
performance che viene presentata a Bayonne a novembre 2013. Sangue. Dialogo tra un artista buddista e un
ex terrorista tornato in libertà è in preparazione per le edizioni Clichy di Firenze.
Ha ottenuto, tra gli altri, il premio speciale Ubu per Barboni, il Premio della Critica per Guerra, i Premi Olimpici per l’Innovazione teatrale per Gente di plastica e Urlo e a Wroclaw, Polonia, nel 2009, ha ricevuto il Premio Europa per le nuove realtà teatrali.
Lo spettacolo Dopo la battaglia, che vede la partecipazione, oltre alla sua compagnia, del violinista Alexander Balanescu e dell’étoile dell’Opéra di Parigi Marie-Agnès Gillot, ha vinto il Premio Ubu 2011 come miglior spettacolo.
La sua ultima creazione, Orchidee, è stata presentata a maggio 2013 al Teatro Luciano Pavarotti di Modena
nell’ambito della 9° edizione di Vie Festival.

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