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I Lunedì del Cinema: “Vivianne” film israeliano da Oscar

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Cinque anni per un divorzio. Se pensate che nulla sia più appassionante di un legal drama americano, forse non avete ancora visto un film giudiziario israeliano. Altro che arringhe, giurie popolari, giudici umorali e mi oppongo vostro onore. Qui i giudici sono tre rabbini, l’unica fonte del diritto è la religione, almeno nelle cause di divorzio. E i contendenti, i testimoni e perfino gli avvocati devono stare attenti a ciò che dicono e come si vestono. Perché «qui siamo tutti imputati», almeno in potenza, e i rabbini non scherzano. Tanto più che per la legge ebraica esiste solo il matrimonio religioso, quello civile non è proprio contemplato. E nei divorzi l’ultima parola spetta al marito

Questo il contesto del film “Vivianne”, film candidato agli Oscar come miglior film straniero per il 2014,  in programma questa sera, lunedì 9 marzo, per I Lunedì del Cinema allo Spazio Gloria di via Varesina. Inizio ore 21, ingresso 7€ (ridotto under 21 e over 65 5€) riservato soci Arci.

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Con una recitazione intensa, che impone a tutto il cast una mimica e una gestualità difficile, ai limiti della farsa, quest’opera, scritta e diretta dai fratelli Ronit e Shlomi Elkabetz (e che vede la stessa Ronit vestire i panni della protagonista), è una pellicole di rara bellezza, un calcio nello stomaco tirato a regola d’arte.Terzo capitolo di una trilogia iniziata con “To Take a Wife” (2004) e proseguita con “Seven Days” (2008), “Viviane” parte da un ritratto di famiglia su cui incombe una separazione, ma si afferma come dramma legale puro. I toni oscillano per lo più tra tragico e paradossale, ma c’è spazio anche per una strepitosa parentesi comica femminile. Ricostruzione esemplare di un’anomalia del diritto di famiglia israeliano, che ancora oggi discrimina la donna rispetto all’uomo, per dirla con i suoi autori, “Viviane” è anche «una metafora della condizione delle donne in generale che si considerano “imprigionate dalla legge”».

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