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Magatti sulla Cittadella:”Ex Sant’Anna ad uso sanitario” – INCONTRO

La destinazione d’uso dell’area dell’ex Sant’Anna dovrebbe restare esclusivamente sanitaria”. Bruno Magatti, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Como, sostiene sia meglio mettere da parte la variante che (consente la nascita di abitazioni e alberghi dove una volta sorgevano le strutture del vecchio ospedale, e di pensare a un futuro che sia esclusivamente sanitario.

Dal 2003 al 2015 le cose sono cambiate – ha spiegato Magatti in occasione di una tavola rotonda sull’area dell’ex ospedale Sant’Anna -. Anni fa il fatto di avere un’area così grande e di immaginare che nel tempo si potessero alternare un ospedale vecchio e uno nuovo era un modo di pensare sensato, ma questa rincorsa per costruire nuove strutture deve essere sostituita da un pensiero diverso . L’idea della sostituzione dal punto di vista urbanistico deve interpretare anche l’obiettivo delle funzioni. La funzione sanitaria non è la rincorsa continua, è immaginare che questa area sia presidiata da qui in avanti per una destinazione che sia sempre sanitaria”.

L’occasione per fare il punto sulla cittadella ieri pomeriggio nella biblioteca medica del Poliambulatorio di via Napoleona, durante la tavola rotonda dal titolo “Prospettive socio-sanitarie dell’area dell’ex ospedale Sant’Anna”. Un incontro organizzato dal Comitato per la riqualificazione dell’area ex ospedale in collaborazione con l’azienda ospedaliera. All’appuntamento, moderato da Anna Campaniello giornalista de “Il Corriere di Como”, oltre a Magatti hanno partecipato il direttore medico del presidio di San Fermo, Fabio Banfi, ma anche il dirigente amministrativo della Asl di Como, Paola Galli e il presidente dell’ordine dei medici Gianluigi Spata.

Un’area che al momento vede solo la presenza di specialità del Sant’Anna, ma che entro l’estate dovrebbe vedere anche il trasferimento del Sert. “La Asl non è latitante su questo progetto – ha spiegato Paola Galli – ma stiamo aspettando che il Sant’Anna ci liberi alcune aree prima di traslocare. Con tutti gli enti coinvolti c’è un confronto costante e anche all’ex San Martino abbiamo liberato alcuni spazi che saranno ad uso del Sant’Anna”.

Se un lato l’azienda sanitaria locale sta avviando alcuni spostamenti, dall’altro azienda ospedaliera ha da tempo avviato una serie di riorganizzazioni all’interno del Monoblocco. Sono state inoltre liberate le sale dell’edificio 39 (denominato ex casa preti e suore) che ospitava il servizio di prevenzione e protezione, ma anche quello informatico Sia, con i locali che saranno a disposizione dell’Asl.

Credo che la suggestione Ticosa sia archiviata – ha aggiunto Fabio Banfi – perchè non si può pensare che questo progetto rimanga incompiuto. L’azienda ospedaliera è partita avvantaggiata senza dubbio perchè eravamo favoriti, abbiamo cercato di costruire un’identità, ora dobbiamo ragionare in un’ottica di pazienti cronici che necessitano di strutture precise”.

La volontà di proseguire c’è (anche se qualcuno si dice un po’ scettico sul reale interesse della Regione a portare a termine il progetto della cittadella sanitaria, a differenza di quanto avvenuto con la costruzione in tempi record del nuovo ospedale) ma manca un progetto reale che tenga conto di altre realtà legate al mondo sanitario. “Non crediamo si debba aspettare che la Regione faccia un progetto – ha aggiunto rappresentante del Comitato per la riqualificazione dell’area – . Se il 70% della popolazione in Lombardia è affetta da patologie croniche, e i dati comaschi si attestano su quelli regionali, allora si deve procedere al più presto, per dare ai cittadini una serie di servizi sanitari”. Una soluzione che permetterebbe anche di riempire l’autosilo Val Mulini.

Bisogna farsi carico dei pazienti cronici per evitare che queste persone vadano a intasare il pronto soccorso perché non ci sono altre strutture di riferimento a sua disposizione – spiega Gianluigi Spata – ma finché non verrà approvata la riforma sanitaria in Regione, sarà difficile fare un progetto”. Il presidente dell’ordine dei medici auspica che l’area possa ospitare da una parte servizi al cittadino e dall’altro possa diventare un polo per operatori sanitari.