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Sant’Anna: il primario dei “bimbi” in pensione, oggi il saluto (INTERVISTA)

Il mio lavoro è il lavoro più bello del mondo”. Riccardo Longhi, per 23 anni primario della Pediatria del Sant’Anna, oggi va in pensione ma con la stessa convinzione di quando ha iniziato il suo percorso per diventare medico: l’amore per la sua professione. In occasione del suo ultimo giorno di lavoro è stato organizzato per oggi in reparto (piano +2 giallo, Scuola Ospedaliera), alle ore 14, un momento di saluto a cui interverranno colleghi, rappresentanti delle associazioni di volontariato che collaborano con la Pediatria e le maestre della Scuola Ospedaliera.

La pediatria al Sant’Anna ha sempre avuto un grande rilievo e quando c’è stata la possibilità di venire mi sono presentato al concorso molto volentieri” racconta Longhi facendo un salto nel passato all’agosto del 1992, data del suo arrivo a Como come primario. “La pediatria è cambiata moltissimo in questi vent’anni – spiega – e cambierà ancora nei prossimi dieci”

Milanese, nato il 3 ottobre del 1946, dopo gli studi classici al Liceo Gonzaga e la laurea in Medicina e Chirurgia, ha continuato gli studi in pediatria all’estero, negli Stati Uniti (dove è rimasto per nove anni) per poi conseguire il diploma di specialista in Neonatologia e Patologia Neonatale a Milano. Appassionato di sport e viaggi, se non avesse scelto di intraprendere la carriera medica si sarebbe dedicato al mondo dell’antiquariato, sua altra grande passione.

Soddisfazioni, traguardi raggiungi e pazienti, sono tanti i ricordi che il primario porterà nel suo cuore, ma con un pensiero particolare ai genitori dei bambini che vengono ricoverati in pediatria. “Con le famiglie bisogna essere pazienti perché lo stress per la malattia dei figli è qualcosa che ti fa perdere la testa – racconta Longhi-. Soprattutto in pronto soccorso”.

Oggi un momento di saluto in reparto. “Ringrazio tutte le persone che hanno lavorato con me in questi anni – conclude il medico – medici, infermieri, la direzione e le associazioni che hanno fatto tanto per noi”.