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TRASH! Tutto fa musica al Teatro San Teodoro

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“Direttamente da Zelig… gli JASHGAWRONSKY BROTHERS”. L’annuncio circense è più che mai appropriato per la sgangherata band che sabato 31 gennaio alle ore 21.00 al Teatro San Teodoro di Cantù farà musica con qualsiasi cosa capiti loro tra le mani. Alla trasmissione tv i fratelli Jashgawronsky si sono presi la loro bellal dose di applausi e il loro spettacolo TRASH! è divertente,  e originale, un vero e proprio concerto, eseguito con oggetti e strumenti ricostruiti, o destinati a finire nella spazzatura!

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TRASH! È lo spettacolo in cui gli Jashgawronsky Brothers riscoprono le proprie origini, in una sorta di salto al passato, ma con i piedi ben piantati nel presente; e lo fanno ritornando ai rifiuti, dai quali hanno sempre ricavato suoni fedeli alla filosofia del “non si butta via niente”. Si parla tanto di riciclo, raccolta differenziata e gestione dei rifiuti: gli Jashgawronsky lo fanno in musica. Cercando di fare un po’ di pulizia, producono un vero e proprio concerto, eseguito con oggetti e strumenti ricostruiti, o destinati a finire nella spazzatura.

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Uno spettacolo adatto a tutte le età – con diverse chiavi di lettura – che non smette di stupire e divertire. Tutto fa musica: dal corpo alle scope, dalle chitarrine ai pupazzi di gomma, dal bidone ai cestini, dalla carta igienica e dal secco all’umido! Così i più grandi successi pop vengono eseguiti con una chitarra ricavata da un water, le melodiche suonate con pompe da materassini, le colonne sonore con maiali d’autogrill e il punk eseguito con quattro ukulele. Uno show nel quale l’invenzione diventa musica e l’essenza del clown moderno riporta ad una dimensione fantastica ciò che, in realtà, è uno scarto.

Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. E, in fondo, è ciò che è successo anche agli Jashgawronsky Brothers: una famiglia che ha fatto del rifiuto una ragione di vita!

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Teatro Comunale San Teodoro di Cantù via Corbetta, 7 Cantù

Sabato 31 gennaio ore 21.00 JASHGAWRONSKY BROTHERS in TRASH! 

di Diego Carli

co-direttore Anna Marcato, Flavio Souza

con Brother Pavel, Brother Anthony, Brother Suren, Brother Richard

Costo del biglietto: Intero 15 euro, ridotto 13 euro

Prenotazioni: Mail – biglietti@teatrosanteodoro.it –  tel. 031717573

Prima dello spettacolo, a partire dalle 19, aperitivo a cura dell’associazione Qualcosa bolle in pentola e Cascina Respaù, con allestimento a tema “riciclo” e prodotti locali. E in contemporanea, anticipazione dell’evento che verrà presentato l’8 febbraio in teatro, sul tema del riuso. 

 

 

I fratelli Jashga QUEGLI SCANZONATI RAGAZZI

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Le origini dei fratelli armeni Jashgawronsky sono incerte e oscure. Alcuni addirittura sostengono che non siano mai esistiti, e che tutta la faccenda sia un’invenzione dei media. Secondo la leggenda pare che qualcuno li avesse abbandonati a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro davanti al cancello del vetusto orfanotrofio  Khachatur Abovyan di Erevan in Armenia, e in seguito, grazie alla scoperta di una voglia a forma di violino sul perineo, venisse evidenziato il legame di parentela che li univa.

Appassionati di musica fin dalla più tenera età, si diedero da fare con quello che trovavano nella cucina dell’orfanatrofio: cucchiai, mestoli, pentole, tegami, vaschette e padelle; così facendo martoriarono a tal punto i timpani della rigida direttrice dell’Istituto Olga Karapetyan, ex membro del KGB, che fu deciso di mandare gli orfani a frequentare le severe lezioni di musica del Prof. Alga Pescaturian. Questi era un misconosciuto e umorale compositore, distillatore e gran bevitore di vodka fatta in casa, ma soprattutto inventore di strani marchingegni musicali. Sotto la sua guida, i fratelli Jashgawronsky impararono a costruire e a suonare  numerosi strumenti: l’innaffiasax, la tubarimba, lo scopofono, la pornamusa, la batteria da cucina,  l’imbutromba, la secchitarra,  la clavietta a pompa e tanti altri. Il Prof. Pescaturian diceva sempre loro: la musica è come la vodka, quando viene su, non devi tenertela dentro, ma buttarla fuori.

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Costretti ad abbandonare l’orfanatrofio a causa della maggiore età, i fratelli Jashgawronsky cercarono di sbarcare il lunario facendo ogni tipo di lavoro: dal venditore ai mercati generali all’autista, dal parcheggiatore abusivo al manichino vivente nei grandi magazzini. Riuscirono perfino a farsi scritturare dal noto coreografo Dimitri Barbajan al National Ballet di Erevan, ma furono cacciati il giorno seguente a seguito del fiasco clamoroso del balletto Giselle dove i nostri eroi si presentarono in scena truccati da zombie spaventando a morte il corpo di ballo. Ottennero finalmente un lavoro duraturo suonando al Lolik Dancing Hall, un fatiscente locale da ballo in periferia gestito da un ex ufficiale dell’esercito sovietico, tale Krikor Topalian. Topalian aveva perso un occhio nella guerra in Afghanistan ed era mezzo cieco dall’altro, così per due anni non si accorse con che razza di strani strumenti suonassero. I fratelli erano finalmente felici: avevano un lavoro, un piatto caldo e un tetto per dormire. I soldi però erano pochi: il venerdì, serata dedicata alla disco-music, il locale non si poteva permettere un DJ perciò i clienti dovevano mettersi su i dischi da soli. A dire il vero, non c’erano nemmeno i dischi… Al Lolik, tuttavia, i fratelli fecero il secondo importante incontro della loro vita: Arpine. Arpine era una ragazza che cominciò a frequentare il locale e poi venne tutte le sere per sentire la band suonare. Inutile dire che i fratelli si innamorarono di lei quasi immediatamente, e cominciarono ad uscire con lei a turno. Del resto non si potevano permettere una ragazza a testa, anche perché Arpine chiedeva loro mezza paga giornaliera ad ogni appuntamento. Un bel giorno non la videro più, e i fratelli, malcelando la propria amarezza, continuarono a suonare finché una sera Krikor Topolian non si presentò al Lolik. Al suo posto arrivò il nipote, un tronfio grassone affiliato alla mafia russa, che aveva rilevato il locale. Quando li vide nei camerini coi loro secchi e scope, chiese loro dov’era la band. I fratelli non ebbero il coraggio di dirgli che la band erano loro. Si spacciarono per l’impresa delle pulizie e sgattaiolarono dalla porta posteriore fuori dal locale. Non misero mai più piede al Lolik e presero la fatidica decisione di lasciare l’Armenia per cercare fortuna in Europa. Del resto, ai loro concerti si ballava poco ma si rideva molto. Ora vivono in Italia, ma da lì hanno girato quasi tutto il mondo, toccando tre continenti coi loro spettacoli. Molti anni sono passati, i fratelli hanno preso coscienza delle proprie capacità, ma alla fine restano sempre gli stessi scanzonati ragazzi di un tempo, che guardano ancora il mondo con gli occhi candidi di un bambino.

Oggi il Lolik si è trasferito nel centro di Erevan, si chiama Bon Bon Deluxe, ed è una delle discoteche più in della capitale. E un po’ di questo successo lo deve sicuramente a loro.

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