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Tanti insospettabili consumatori di coca: spaccio anche in provincia (19 IN CELLA)

Consumatori di Coca – C’era chi si recava dallo spacciatore con i figli nei seggioloni, sistemati sui sedili posteriori dell’auto, chi barattava la droga con biciclette, mobili o oggetti di valore e chi addirittura arrivava a concedersi sessualmente ai pusher per poche dosi: è questo il ritratto più sconvolgente che emerge dall’inchiesta della Polizia di Stato sullo spaccio di cocaina lungo la superstrada Milano Lecco, conclusa in queste ore con l’emissione di 19 ordinanze di custodia cautelare.

Professionisti, imprenditori, commercianti, operai, non c’è categoria sociale che sfugga alla bramosia della polvere bianca. Centinaia i clienti delle quattro bande di marocchini sgominate dagli agenti della Questura di Lecco, venti i consumatori di stupefacenti segnalati come tali all’autorità giudiziaria. Un giro di affari, quello di pusher, che faceva intascare loro migliaia di euro ogni giorno come riporta il sito online Lecconotizie.com; 18 mila quelli sequestrati dalle forze dell’ordine a quattro spacciatori durante le perquisizioni compiute mercoledì, soldi frutto di una o due notti di “lavoro”.

Ma non ci sono solo sbandati o disgraziati tra le fila degli schiavi della cocaina: gente benestante, di “buona famiglia” come si usa dire, insospettabili, padri e madri. L’età media del consumatore tipo si aggirerebbe intorno ai 30-40 anni, persone con una seria dipendenza dalla polvere bianca, ci sono anche consumatori occasionali, spesso 20enni, ma addirittura un 60enne è finito per essere ascoltato dagli agenti in quanto consumatore. Il signore avrebbe riferito ai poliziotti di fare uso di cocaina per poter combattere la stanchezza alla sera, potendo così dedicarsi alla passione per la lettura.

E sempre per Lecconotizie, i uoghi interessati dallo spaccio erano gli svincoli e le piazzole della Statale 36, dall’area milanese a quella lecchese, ma anche altre strade del comasco. Lì gli spacciatori, dopo essere stati contattati telefonicamente, davano appuntamento ai clienti e lì avveniva lo scambio di droga e soldi, spesso e volentieri senza nemmeno scendere dalle auto, direttamente dai finestrini. Una situazione già resa nota con la prima inchiesta “Speed” che si era conclusa a febbraio dello scorso anno.