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Madama Butterfly: Cio Cio San e il suo tragico destino al Teatro Sociale

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Dopo l’incontro di presentazione di ieri nel foyer del Teatro Sociale, la Madama Butterfly è pronta a presentarsi sul palco del teatro cittadino il 9 e l’11 gennaio. La tragedia della giovane giapponese che si suicida per amore è un’opera in tre atti musicata da Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Fu rappresentata per la prima volta il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala dove fu stroncata da pubblico e critica tanto da indurre Puccini a rivedere in fretta e furia alcune parti dell’opera che nel maggio dello stesso anno ottenne un trionfale successo al Teatro Grande di Brescia. La ‘Madama Butterfly’ fu successivamente rivista nel 1907 in quella che viene considerata la versione definitiva.

L’opera in scena al Sociale, una coproduzione Teatri del Circuito Lirico Lombardo, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia diretta da Giampaolo Bisanti, uno dei migliori direttori d’orchestra della sua generazione, per la regia di Giulio Ciabatti, contiene pagine che si rifanno alla Butterfly del 1904 rappresentata a Brescia, tanto che ha debuttato proprio a Brescia 110 anni dopo la Prima. Il soprano rumeno Celia Costea vestirà il kimono di Cio-Cio-San, Giovanna Lanza quello di Suzuki mentre Giuseppe Varano darà voce a Pinkerton. Scene e costumi sono di Pier Paolo Bisleri, Maestro del coro AsLiCo è Antonio Greco, l’orchestra è quella de I Pomeriggi Musicali di Milano.

Madama Butterfly di Giacomo Puccini

Teatro Sociale di Como, piazza Verdi

venerdì, 9 gennaio – ore 20.30

domenica, 11 gennaio – ore 15.30

madame butterfly

 

La trama

 

Atto I

Una casa con giardino sulla collina di Nagasaki. Il tenente della marina degli Stati Uniti, B. F. Pinkerton visita la casa appena acquistata: sta per sposare una giovanissima geisha, Cio-Cio-San, procuratagli da Goro, sensale di matrimoni. Giunge intanto Sharpless, console americano, al quale Pinkerton espone la sua cinica filosofia di marinaio vagabondo: si è invaghito di Cio-Cio-San e intende ora sposarla secondo il rito giapponese, per 999 anni, salvo a prosciogliersi ogni mese. Sharpless lo invita a riflettere, ma poi brinda con Pinkerton. Scortata dal suo corteo nuziale, giunge Cio-Cio-San, che racconta di essere nata a Nagasaki da famiglia un tempo assai prospera, poi finita in miseria. Presentati i parenti, Butterfly trae in disparte Pinkerton per mostrargli alcuni oggetti della sua dote e gli confessa di volersi far cristiana. Si celebrano finalmente le nozze, mentre tutto il parentado si trattiene per festeggiare. Il terribile zio Bonzo irrompe furibondo e rimprovera a Cio-Cio-San di aver rinnegato la fede degli avi, ma viene cacciato da Pinkerton. Mentre scende la notte, il pianto di Butterfly viene placato dalle ardenti parole di Pinkerton, che stringendola la conduce in casa.

 

Atto II

Da tre anni, Butterfly aspetta speranzosa il ritorno di Pinkerton. Sopraggiunge Goro con Sharpless, con una lettera da Pinkerton per Cio-Cio-San, che raggiante dà loro il benvenuto. Pinkerton si è risposato in America e verrà presto a Nagasaki con la sua nuova sposa. Sopraggiunge uno dei pretendenti di Butterfly, il ricco Yamadori, ma Cio-Cio-San non vuole saperne, convinta di essere ancora sposata con Pinkerton. Uscito Yamadori, Sharpless comincia a leggere la lettera di Pinkerton, continuamente interrotto da Butterfly. Alla notizia che il marito possa non tornare più, Cio-Cio-San s’arresta e sommessa vede due alternative: tornare a fare la geisha o morire. Affranta, chiede al console di andar via, ma all’improvviso corre via e ritorna trionfante con un bambino in braccio: se Pinkerton l’ha scordata, potrà scordare anche suo figlio? Il console, turbato, informerà Pinkerton dell’esistenza del bambino. Poco dopo, un colpo di cannone annuncia l’entrata in porto di una nave. Cio-Cio-San si precipita e riconosce la bandiera della nave «Abramo Lincoln!». La sua gioia è immensa ed ordina a Suzuki di cogliere tutti i fiori del giardino per adornare la casa. Indossato l’abito da sposa, Cio-Cio-San veglia in attesa dell’arrivo dello sposo.

 

Atto IIII

Giunge l’alba, Butterfly si lascia convincere da Suzuki ad andare a riposare un poco. Pinkerton si presenta subito dopo, con Sharpless e Kate, la moglie americana, per convincere Butterfly ad affidargli il piccolo. Quando apprende come Butterfly lo abbia atteso in quei tre anni, si allontana colmo di rimorsi. Quando Butterfly entra sollecita nella stanza, scorge Kate anziché Pinkerton, e finalmente comprende chi è: consegnerà il piccolo soltanto a «lui», se avrà il coraggio di presentarsi in persona. Rimasta sola crolla ed ordina a Suzuki di ritirarsi con il bambino. Risolutamente, estrae il coltello con cui suo padre si è ucciso, ma all’improvviso Suzuki spinge nella stanza il bambino. Butterfly lascia cadere il coltello, si precipita verso il piccolo, lo abbraccia soffocandolo di baci e, dopo avergli rivolto uno straziante addio, lo allontana. Quindi raccoglie il coltello e si uccide. Nello stesso istante, invocandola da lontano, accorre, ormai tardi, Pinkerton.

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La Madama Butterfly commentata dal Direttore Giampaolo Bisanti

Dopo la trionfale Tosca, Puccini si preoccupò di mantenere alti i livelli di successo e, soprattutto, di non deludere le aspettative di un pubblico che aveva individuato in lui l’erede naturale di Giuseppe Verdi. L’opera va in scena il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala, rivelandosi però uno dei più clamorosi insuccessi della storia del melodramma italiano, per poi ricevere, dopo alcune modifiche apportate da Puccini un trionfale plauso al Teatro Grande di Brescia il 28 maggio 1904. Il compositore toscano aveva inserito nell’opera emendamenti molto significativi quasi a voler stilare una vera e propria seconda versione in un vortice creativo spesso assai travagliato nella gestazione.

Gli ultimi anni dell’800 vedevano il diffondersi di una moda culturale denominata ‘orientalismo’ che presupponeva più o meno esplicitamente una sorta di subalternità delle culture asiatiche a quelle occidentali. Puccini aveva molto studiato le usanze e le tradizioni giapponesi; in primis elaborò con Madama Butterfly una tragedia che ponesse in primo piano la distinzione tra Oriente e Occidente dal punto di vista della netta contrapposizione culturale. Ne deriva in termini evidenti un utilizzo dell’organico orchestrale piuttosto variegato, eclettico nella sperimentazione di nuovi strumenti ed impasti sonori, ancorché onomatopeici (dalla citazione dell’inno americano alla rievocazione del cinguettare di uccelli al mattino a mezzo di apposito strumento musicale), al fine di ricreare atmosfere proprie dei luoghi della narrazione.

È evidente che i nuovi linguaggi del ‘900 stanno bussando alla porta dell’era moderna. La Seconda Scuola Musicale di Vienna nasce e si sviluppa impetuosamente oltralpe con lo scopo di pensare, elaborare, produrre risultati e forme musicali sostanzialmente nuovi, obliando l’ormai vecchio sistema tonale che aveva imperato per diversi secoli.

Puccini di riflesso si colloca su questa linea di pensiero; pur conservando le fondamenta di quel linguaggio che tanto radicalmente aveva caratterizzato gli estri compositivi dei suoi predecessori, egli punta il tiro verso il futuro proponendo impasti sonori caldi, preziosi e conturbanti, gesti di teatro clamorosi e toccanti per forza e pregnanza drammaturgica («Che tua madre», così come «Tu piccolo Iddio») – contrasti inattesi in un contesto ‘intimo’ come quello di Butterfly – contrapposti a momenti di pura dolcezza e poesia («Vogliatemi bene, un bene piccolino»), propri della sensibilità di una bambina di 15 anni la quale, un po’ vittima della sua stessa innocente natura, soccomberà con grande dignità al male che le verrà inesorabilmente fatto. 

Giampaolo Bisanti


 

                                                 

 

 

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