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Un monologo di Testori al Teatro San Teodoro: Mater Strangosciàs

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Mater Strangosciàs è’ l’ultima opera di Testori. E’ un addio. Una preghiera. Un testamento. Un lascito di speranza che sabato 10 gennaio al Teatro San Teodoro di Cantù, ore 21, vedrà in scena Arianna  Scommegna, Premio Ubu 2014 come miglior attrice.

Mater Strangosciàs è l’ultimo dei “Tre lai”, i tre monologhi scritti da Giovanni Testori negli ultimi giorni della sua vita. Tre lamenti funebri ispirati a tre straordinarie figure femminil: Cleopatra, Erodiade e La Madonna. Mater strangosciàs è una donna del popolo, umile, semplice, pura.“Madonnina” molto terrena che piange la morte del figlio, il più scandalodo e inaccettabile dei dolori. Lo fa in dialetto brianzolo, la lingua della terra sua e dello stesso Testori. Una lingua che il poeta ha reinventato mescolandola con il latino, lo spagnolo, il francese. La sua terra: la Valassina brianzola.

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Ad interpretare la madre che piange il figlio è Arianna Scommegna che ha già portato in scena Cleopatra, la regia è di Gigi Dall’Aglio. “Sentivo il bisogno di dare un compimento alla figura di Cleopatra – spiega l’attrice – Mater è il suo opposto. Dove là  c’era l’urlo disperato della regina lussuriosa che si toglie la vita, qui c’è una donna che, pur di fronte al dolore più assurdo, riesce ad accendere una fiammella di speranza. Testori scrive i Tre Lai quando è già molto malato, Mater è l’ultimo e suona come un testamento. Un addio dove trovare la luce di un sorriso, nonostante tutto. Di quello avevo bisogno, per me e per tutti quelli che avranno voglia di venirmi ad ascoltare. E non è una questione di fede”. Già, perchè questa donna del popolo che si interroga sulla ragione di tanto dolore, sa trasformare il suo lamento funebre in un misterioso inno alla vita.

A farle da controcanto, nello spettacolo, c’è la fisarmonica  di Giulia Bertasi e al violoncello Antony Montanari. “Un modo per non sentirmi troppo sola in scena a domare la lingua che è prima di tutto carne, materia, sangue”. Un impasto incandescente di dialetto e latinismi preziosi, di vertigini poetiche e vibrazioni di sensi – dice Arianna Scommegna che, a proposito della lingua usata in Mater Strangosciàs, precisa – Comprendere la lingua di Testori non è questione di appartenenza geografica. Ho avuto spettatori siciliani che capivano tutto e lombardi paralizzati. È questione di disposizione dell’anima, quella che ti permette di abbandonarti al mistero della poesia”.

Sabato 10 gennaio ore 21 MATER STRANGOSCIÀS di Giovanni Testori, produzione ATIR Teatro Ringhiera

Teatro San Teodoro via Corbetta, 7 Cantù, biglietti: Intero 15 €  Ridotto 13 € Allievi scuole di teatro e  universitari 10 € Prenotazioni Mail – biglietti@teatrosanteodoro.it Biglietteria – tel. 031717573  (Lun dalle 18alle 21; mar e ven dalle 10 alle 13)

Prima e dopo lo spettacolo il pubblico è invitato a visitare l’esposizione EL NÒS DIALÉT: raccolta di modi di dire, proverbi, espressioni quotidiane e frasi tipiche del dialetto brianzolo, allestita nella sala adiacente la platea del teatro.

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IL FINE SETTIMANA AL SAN TEODORO riserva altri appuntamenti imperdibili:

Venerdì 9 gennaio alle ore 19 Teatro Comunale San Teodoro ha il piacere di ospitare un racconto di storie, aneddoti e connessioni tra enologia e musica VINI E VINILI. 33 GIRI DI ROSSO LIVE. Storie di vini e musica rock d’autore con Maurizio Pratelli e Alessio Brunialti.

INGRESSO LIBERO

E a seguire… aperitivo in rosso nel bar del Teatro San Teodoro! 

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Vini e Vinili, 33 giri di rosso

di Maurizio Pratelli

Volume edito da Arcana Edizioni

 

Vini e Vinili” è una guida all’ascolto di alcuni dei più grandi classici del rock d’autore abbinati a una collezione di vini naturali prodotti con genio e poesia dalle piccole grandi aziende del nostro Paese. Una meditata selezione, universale come finiscono per essere tutte le scelte rigorosamente personali, di album che sembrano nati per morire in un bicchiere di rosso, da consumare senza alcuna fretta, con lenta passione. Un gioco fra orecchio e palato che permette di raccontare con parole nuove e inedite alcuni gioielli del patrimonio musicale internazionale e della tradizione enologica italiana. Un viaggio sentimentale nelle terre del vino ritmato dalla selezione più alta della storia del rock.

 

 

Domenica 11 gennaio ore 17.00  nel contesto della Stagione Sinfonica “EXPAT 2015. La creatività in esilio”, va in scena lo spettacolo TANTI VAN IN MERICA – VIAGGI DI CANTI TRADIZIONALI IN CERCA DI NUOVE PATRIE. LE CANZONI DEI CEREGHINO con IL MUSICAIO: Pierluigi Giachino (ghironda e voce), Laura Merione (violino, organetto diatonico e voce), Giancarlo Piccitto (chitarre e voce). A cura dell’Orchestra Sinfonica del Lario

COSTO DEL BIGLIETTO Intero 8 €, Ridotto 6.50 €

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CANTASTORIE CEREGHINO E LA MUSICA DEL LORO TERRITORIO: VIAGGI DI CANTI TRADIZIONALI IN CERCA DI NUOVE PATRIE

La famiglia Cereghino fu molto attiva alla metà dell’ Ottocento sia nella diffusione delle ballate popolari sia nella propagazione del credo evangelico-valdese. Originaria della frazione Castello nel comune di Favale di Malvaro, in Fontanabuona, la famiglia di cantastorie, popolarmente soprannominata gli «Sciallin», operava esibendosi nelle piazze di città e borghi, spesso durante fiere e mercati. Dopo aver effettuato il treppo, una sorta di preliminare, imbonimento per richiamare l’ attenzione del pubblico, si dava luogo allo spettacolo vero e proprio. I cantastorie, tuttavia, non si limitavano a esibirsi, vendevano agli spettatori le trascrizioni dei propri testi, nei quali erano sovente presenti citazioni dell’ Antico Testamento. La fonte era la Bibbia del Deodati, ovvero la traduzione secentesca del teologo e letterato protestante, non gradita alla Chiesa controriformata. Cominciarono a leggerla in casa, ma il parroco proibì quella lettura: perseverando i Cereghino, il sacerdote arrivò a proibire loro di partecipare alle funzioni e successivamente si rifiutò di unire in matrimonio Andrea Cereghino con Vittoria Costa. Nel frattempo Stefano Cereghino era entrato in contatto con la Chiesa Valdese. I due giovani innamorati cercarono di utilizzare per sposarsi il “modo alla Renzo e Lucia” e convinti di esservi riusciti, iniziarono a vivere insieme. La loro condotta fu oggetto di un lungo, incredibile processo che coinvolse anche altri membri della famiglia. Questa vicenda – documentata dagli atti del processo e dalla voce dei protagonisti (lettere del Parroco e documenti degli stessi Cereghino) – viene raccontata con i modi stessi dei cantastorie girovaghi in una scena che rappresenta una festa paesana, con bancarelle, luminarie di carta, bandierine che soffiano al vento. Negli anni ’70 il gruppo musicale “I Musicaio” di Chiavari, trovò i testi e le musiche delle canzoni dei Cereghino, materiale originale, in dialetto ligure da cui ha origine lo spettacolo.

 

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