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Case di riposo per anziani: Como tra le più care con Milano

Le Rsa comasche, ovvero le case di riposo per anziani, sono tra le più care in Lombardia. Questo quanto emerge dall’analisi Spi Cgil Lombardia sulle tariffe regionali.  “Le rette sono rimaste sostanzialmente invariate nella quasi totalità delle Rsa lombarde- spiegano da Spi Cgil Lombardia – mentre in generale regge la domanda per accedere  in una di queste”.

Dall’analisi si registra che nelle Asl di Como e Milano la maggior parte  delle strutture registrano    delle liste d’attesa con dei  tempi contenuti (in qualche caso viene segnalato l’azzeramento). ” Nel periodo giugno 2013, giugno 2014 solo ventitre strutture sulle 633 rilevate, hanno incrementato la quota min ima di 5 euro al giorno- spiegano ancora dal sindacato –  In trentanove Rsa risulta, invece, maggiorata  la quota massima di almeno 5 euro al giorno. All’interno degli insiemi rilevati sono undici le strutture, che registrano un saldo di 10 euro giornaliero della quota minima e venticinque quelle che ritoccano dello stesso importo la quota massima”.

“Questi dati rappresentano un segnale preoccupante in un sistema che non sembra avere  raggiunto in questa fase  un proprio equilibrio- aggiungono da Spi Cgil Lombardia -. Senza un intervento della Regione, che porti la quota sanitaria a coprire come minimo  il 50% del costo medio presente sul territorio lombardo, rimane chiaro che i costi aggiuntivi saranno ancora una volta sostenuti, dalla quota della tariffa riguardante la parte alberghiera  a carico dai degenti e dai loro  famigliari”.  In 21 Rsa si è registrata una diminuzione della retta minima almeno di 1 euro al giorno. “Da parte nostra attendiamo che si attivino dei nuovi processi di apertura al territorio, attraverso  i voucher riservati all’attività di Rsa aperta , un utile volano per contribuire alla riduzione   delle rette- precisa il sindacato – Rimane alta la tendenza di molti lombardi a ricercare Rsa fuori provincia per avere una retta più bassa”. Da un dato pubblicato dall’Asl di Pavia: su 2539 richieste di ricovero in Rsa pavesi ben 763 provengono da pazienti fuori provincia, di cui  109 già ricoverati in altre Rsa lombarde.

“Questo dovrebbe sicuramente far riflettere anche molti gestori, soprattutto nel tempo della crisi in cui migliaia di famiglie hanno visto ridurre le loro disponibilità economiche – concludono da Spi Lombardia-  da tempo, siamo impegnati attraverso i tavoli negoziali in essere ad ottenere  una consistente   riduzione  di queste rette delle Rsa, nel contempo  auspichiamo con forza  l’avvio di  quell’insieme di cure e servizi, che vanno sotto il nome di domiciliarità, che sempre più devono consentire ai cittadini anziani lombardi di continuare a vivere questa fase della loro vita  presso il proprio domicilio, allontanando  nel tempo il ricovero nelle strutture protette”.