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Osservatorio Distretto Tessile di Como – 10° anno di attività

Osservatorio Distretto Tessile di Como   –   10° anno di attività (2005-2014)

Quale ruolo per il “made in Italy” nelle catene globali del valore?

Il nuovo paradigma competitivo tessile: da fornitori di commodity a partner nello sviluppo dei prodotti.

Si è tenuto a Como, presso la sede di Via Castelnuovo, l’appuntamento con l’Osservatorio del Distretto Tessile di Como, l’incontro periodico organizzato dal Centro Tessile Serico come contributo alla riflessione su tematiche di interesse per il distretto tessile comasco.

L’incontro, che si svolge nel decimo anno di attività dell’Osservatorio, è stato coordinato da Luigi Zoni, Consigliere del Centro Tessile Serico e membro del Consiglio Direttivo del Gruppo Filiera Tessile di Unindustria Como.

L’industria tessile comasca letta attraverso i bilanci aziendali: i risultati economico-finanziari del 2013

Anche il 2013 per il settore Tessile-Abbigliamento italiano è stato un anno di mancata crescita: il fatturato non va oltre un -0,7%, gli addetti calano del -2%. Ma l’imprenditoria comasca, anche in questo frangente, ha dimostrato energie e talenti sui quali contare.

In continuità con le precedenti edizioni dell’Osservatorio, l’analisi dei bilanci di un campione di 122 aziende tessili comasche particolarmente rappresentative del distretto – analisi svolta per il quarto anno consecutivo dal Centro Studi di Sistema Moda Italia – ha permesso di mettere a sistema, a livello territoriale, i risultati raggiunti durante il 2013, consentendo una valutazione più puntuale delle dinamiche di trasformazione del distretto.

Nel 2013 il fatturato del campione indagato si conferma in aumento, evidenziando un +2,5%. A livello di comparto, le tessiture risultano in crescita del +5,5%, seguite dalle tinto-stamperie (+4,7%) e dalle aziende verticalizzate (+4%), mentre i converter, in controtendenza, accusano una contrazione delle vendite del        -4,3%.

Analizzando il dato per classe di fatturato, ancora una volta sono le aziende grandi, ovvero con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro, a sperimentare il maggior dinamismo, con un aumento del +5,6%. Di contro, le micro-aziende arretrano per il terzo anno consecutivo, flettendo del -9,8% nel 2013.

Se si guarda ai margini operativi, le imprese con EBITDA positivo risultano pari all’88,5% del campione, con un EBITDA complessivo che torna a crescere (+10,2% rispetto al 2012).

La redditività intesa come ROI (che, si ricorda, misura la remunerazione del capitale investito nella gestione caratteristica dell’azienda) è positiva ed è, in media, pari al 7,6%. Il ROI più elevato (18,4%) si riscontra per le tinto-stamperie, seguite dai converter (8,2%) e dalle aziende verticalizzate (5,8%).

Dopo i 26 milioni di utile netto messi a segno nel 2011 dal complesso delle aziende a campione, si rileva nel biennio successivo un progressivo assottigliamento dello stesso a 13,8 milioni nel 2012 e quindi a 7,9 milioni nel 2013. Conseguentemente, la quota di aziende in utile risulta pari al 67,2% del totale (contro il 72,1% del 2011).

Anche il ROE (che, invece, misura la remunerazione dell’equity, ovvero del capitale proprio investito nell’azienda) si conferma positivo, risultando in media pari all’1% nel 2013. La migliore remunerazione interessa le tinto-stamperie (ROE pari a 5,2%) e i converter (4%), mentre le tessiture presentano ancora un ROE negativo (-4,5%).

Da rilevare, sempre con riferimento al campione in esame, una sostanziale tenuta dei livelli occupazionali        (-0,3%), ma soprattutto un significativo aumento della produttività media.

In linea con quanto già sottolineato lo scorso anno, si profila una contrazione dell’indebitamento bancario a medio/lungo termine a favore di quello a breve termine (rispettivamente -13,1% e +3,4% nel 2013 rispetto al 2012).

Venendo alle performance più recenti, si sottolinea come l’export di Tessile-Abbigliamento della provincia di Como sia cresciuto del +7,8% nel corso del primo semestre del 2014, sfiorando i 729 milioni di euro. Primo mercato di sbocco si conferma la Francia, nonostante il calo del -4,2%. Mentre l’export comasco verso la Spagna cresce del +2,9%, quello verso la Germania cede il -6,3%. Balza, invece, al secondo posto la Svizzera, forte di un ‘mini-boom’ prossimo al +100% (in probabile compensazione di flussi in calo dalla provincia di Milano).

Le esigenze dei clienti confezionisti e i punti di forza del Distretto di Como nel “made in Italy”

Nella seconda parte dell’incontro è stata approfondita la problematica della tenuta della filiera manifatturiera tessile.

I buoni risultati di bilancio rilevati sono da mettere in relazione con la capacità delle aziende comasche di servire il cliente su tutti gli aspetti legati da una parte alla creatività – e alla sua tutela – e dall’altra alla qualità, come al rispetto di standard produttivi, sia giuridicamente vincolanti, in parte derivanti da normative internazionali, in parte definiti su base aziendale.

Il prof. Massimo Solbiati (docente alla Facoltà di Economia dell’Università Cattaneo di Castellanza – LIUC, nonché Principal Associate, Institute for Entrepreneurship and Competitiveness, LIUC/HBS) ha sottolienato che per l’imprenditore si tratta di dover tener conto di costi e rischi caratteristici dell’attività operativa non sempre quantificabili e, spesso, ampiamente sottostimati a causa  delle forti pressioni competitive presenti in questo anello della catena del valore.

Il rischio operativo inscindibile per sua natura dalle fasi manifatturiere e le problematiche legate alla qualità (o, per meglio dire, ai costi della non qualità) influenzano direttamente i risultati delle imprese e sono in grado, se non gestiti correttamente possono portare una forte riduzione di redditività e tensione di liquidità anche ad aziende strutturate e di grande esperienza.

Il discorso è ancora più evidente sui temi dell’ecotossicologia e della sostenibilità, dove l’attenzione dei clienti e, non da ora, dei consumatori, anche con cassa di risonanza mediatica nei social network, è sempre più alta. In questi casi ad un proliferare di standard promossi da attori eterogenei si accompagna un approccio a volte semplicistico dei clienti che si limitano a riversare sul fornitore, senza valutare criticamente e con reale conoscenza delle problematiche tecniche tessili, le sollecitazioni che a loro volta ricevono dai consumatori, dalle organizzazioni ambientaliste, dai giornali.

In un contesto complesso quale l’attuale e lo scenario previsto nei prossimi anni le aziende si giocano il vantaggio competitivo sullo sviluppo di innovazione, di nuove competenze, e sull’efficienza dei processi aziendali.

Obiettivo avere clienti “apostoli”, ossia soddisfatti, fidelizzati, nonché partner sicuri per gli anni a venire.