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Anoressia e bulimia un convegno a Como

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Una riflessione rispetto ai luoghi di cura che si occupano del disturbo del comportamento alimentare, patologia sempre più in aumento tra la popolazione giovanile. E’ l’obiettivo del convegno
“Una mano per Icaro: prassi e identità, uno sguardo al possibile”,  che si terrà venerdì 28 e sabato 29 novembre presso l’Aula Magna del Politecnico di Como. L’evento è organizzato dal Centro DCA di Asso dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna di Como, ATI San Giuseppe – Sant’Andrea,  Associazione DCAmolo e cooperativa sociale SIRIO. Il convegno è aperto anche al pubblico.

“I DCA – ha spiegato Gabriele Stampa, responsabile del DCA di Asso – hanno ingaggiato, in questi ultimi decenni, un ampio ambito del sapere medico, psichiatrico e psicologico dando origine a molti modelli di cura e realtà istituzionali che si sono configurati come importanti centri di elaborazione di questo sapere. L’esperienza accumulata di tali realtà  pone più che mai la necessità di creare momenti di confronto che, almeno in termini definitori, si propongano come approcci diversi. Da qui l’idea del convegno come luogo dialettico e di condivisione”.

L’idea del convegno è quella di riflettere sui modelli teorico-pratici rispetto alla cura e il trattamento dei DCA, ponendo attenzione soprattutto ai comportamenti che gli operatori mettono in essere a partire dalle metafore ispiratrici della propria prassi.

L’occasione permette di porre attenzione all’organizzazione generale di cura dei DCA – ne sono stati coinvolti sette – e di dialogare sul rapporto esistente tra DCA e psichiatria. Nell’ultima sessione i clinici a confronto, anche partendo dalle suggestioni provenienti dalle relazioni e dalle tavole rotonde attinenti ai vissuti esistenziali degli operatori, svilupperanno riflessioni e proposte su quelli che sono, ma soprattutto potrebbero essere nuovi luoghi di cura per i DCA.

 

IL CENTRO DCA

Il Centro DCA dell’Azienda Ospedaliera S.Anna di Como nasce nel 2004 presso l’ospedale di Mariano Comense. Nel 2006 si trasferisce presso il Presidio di Comunità Terapeutiche di Asso. Da luogo di cura ospedaliero diventa Comunità Terapeutica ad alta assistenza con 14 posti letto e la presenza di un’equipe multidisciplinare. Dal 2009 entra a far parte del progetto VITANOVA tra Azienda Ospedaliera S.Anna di Como e ATI San Giuseppe Sant’Andrea.

Il servizio ambulatoriale è situato presso l’ospedale S.Anna vecchio, in via Napoleona e prende corpo operativamente nel 2006.

Il servizio si occupa della cura e del trattamento delle problematiche di anoressia nervosa e bulimia nervosa sia per il territorio della provincia di Como, sia per le provincie limitrofe.

Epidemiologia

Rispetto alla situazione generale sui DCA, gli studi epidemiologici internazionali mettono in evidenza un aumento dell’incidenza dei DCA nella fascia femminile tra i 12 e i 25 anni e stimano nei paesi occidentali, compresa l’Italia, la prevalenza dell’Anoressia Nervosa (AN) intorno allo 0.2 – 0.8%, quella della Bulimia Nervosa (BN)  intorno al 3%. Risulta inoltre che l’incidenza dell’AN è di 4-8 nuovi casi per anno su 100.000 individui, e di 9-12 per BN e che l’età di esordio cade fra i 10 e i 30 anni, con un’età media di insorgenza a 17 anni. Il rapporto maschi/femmine stimato è pari a 1:9, ma il numero dei maschi è in crescita.

I recenti studi dichiarano che in Italia i DCA coinvolgono approssimativamente due milioni di giovani: su 100 adolescenti circa 10 ne soffrono.

Si può dire che la realtà lombarda e della provincia di Como rispecchia i dati, in proporzione, riguardanti il fenomeno italiano.

Più precisamente riguardo ai numeri del servizio DCA dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna di Como – ATI San Giuseppe Sant’Andrea, da quando è stato aperto in regime ambulatoriale effettua circa 1000 visite annue, con un numero di prime visite che si aggira, ad oggi, intorno alle 60 annue. I dati a disposizione segnalano un incremento del 4% di prime visite rispetto al primo anno di nascita del servizio.

Per quanto riguarda la comunità terapeutica, il livello di saturazione raggiunge la percentuale tra il 90 e il 95%; questo dato conferma che il regime residenziale diventa spesso la prima soluzione da prendere in considerazione in situazione medio-critiche da un punto di vista clinico.

 

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