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“L’altro volto della ‘ndrangheta. Il boss volontario delle Croce Rossa”

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Dopo l’arresto di Giuseppe Puglisi nell’ “Operazione Insubria” che nei giorni scorsi ha sgominato cinque “locali” di ‘ndrangheta tra Como e Lecco c’è stupore a Cermenate dove il boss faceva il volontario alla Croce Rossa e aiutava anche una squadra di basket.

Da Corriere.it 

Addio allo stereotipo dell’uomo errante armato di lupara che tende agguati

La storia delle infiltrazioni è una bugia. Qui la ‘ndrangheta la fanno accomodare direttamente in casa. C’è una parte piatta di Lombardia che sembra Aspromonte: a Cermenate, per citare uno dei paesi tra Comasco e Lecchese colpiti dall’inchiesta contro le cosche della Procura distrettuale antimafia di Milano, Melangiana camminava, benediva, stringeva mani e veniva salutato, omaggiato, rispettato. Melangiana è il soprannome di Giuseppe Puglisi, capo della locale, la cellula base della ‘ndrangheta di Cermenate, novemila abitanti nella zona sud della provincia lariana: 53 anni, già condannato in primo e secondo grado per 416bis poi salvato in extremis, come spesso succede con gli affiliati delle cosche, dai tempi della giustizia e dalla Cassazione, Puglisi viveva per aumentare il consenso dell’onorata società. Dove e se serviva, arrivava lui. Dicono abbia dato una mano a sistemare i conti in difficoltà d’una squadra di basket; soprattutto l’hanno visto trascorrere parecchio tempo nella sede della Croce Rossa di via Grassi. Entrava e restava fino a tardi. Già che c’era, dava una mano. Sì: il boss della ‘ndrangheta faceva il volontario. Invano il Corriere ha cercato di parlare col signor Fasola, a capo della Croce Rossa di Cermenate. Inutilmente.

Operazione-Insubria-8

Di quest’ultima caccia padana degli investigatori milanesi ai padrini, rimane lo stupore di paese. Lo stupore però non dell’aver convissuto col nemico: ma quello che Melangiana sia per davvero un capo di ‘ndrangheta. Possibile? Si è sempre comportato bene, dicono. Ingenuità e cecità sono colpa anche degli stereotipi: ancora ci si immagina lo ‘ndranghetista errante armato di lupara e ugualmente ci si immaginano le cosche che tendono agguati e lasciano cadaveri.
Invece questi, cioè Melangiana e soci, finivano a banchettare con brasato di manzo e polenta. Delle tante mangiate per parlare d’affari e conferire doti (i gradi degli affiliati), una è avvenuta all’agriturismo «La dolce fragola» di Cermenate, in via Maestri Comacini. Qualche animale, conduzione famigliare, la promessa di prodotti genuini. A quella mangiata, il 14 dicembre di un anno fa, hanno annotato gli investigatori, «parteciparono molti condannati al 416 bis». Queste sono vecchie terre di ‘ndrangheta: la locale comandata da Melangiana «risale gli anni Settanta» ed «esiste prima di quella di Milano». Due boss tra i più potenti, nel corso dei decenni, sono stati Giuseppe Costa e Giuseppe Salvatore Scali, originari di Grotteria, in provincia di Reggio Calabria, nell’entroterra del versante ionico.

Il paese calabrese ha sempre esercitato una forte influenza su Cermenate. Nella sentenza del 1997 di un’inchiesta fondamentale per studiare le cosche al nord («I fiori della notte di San Vito»), Cermenate viene definita «locale molto importante e antica». Ne consegue una orgogliosa rivendicazione di appartenenza comune agli affiliati del posto, anche se con modalità diverse. Da una parte ci sono i «vecchi» come Melangiana che credono nell’importanza delle relazioni, della presenza sul territorio; dall’altra parte c’è l’ardore criminale delle nuove leve, che firmano minacce. La malapianta della ‘ndrangheta presuppone la presenza di anticorpi. A che punto siamo a Cermenate?

Il sindaco Mauro Roncoroni (lista civica di centrodestra) ben conosce i fatti, è stato protagonista di scelte di campo ma deve avere l’intera comunità in appoggio; poi c’è il Progetto San Francesco, una piattaforma di lotta alle mafie, che ha sede in una villetta confiscata. Apparteneva a un boss della ‘ndrangheta. Sempre la ‘ndrangheta.
La lotta è dura. In un’intercettazione Puglisi, dopo aver ammesso lui stesso d’essere il capo della locale, diffonde il verbo: «Siamo stati noi di Cermenate che abbiamo fatto tutta la matassa… quindi… noi non dobbiamo dare conto a nessuno. Tutto quello che hanno nel giro qua… siamo stati noi a darglielo»

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