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Costi standard della sanità: spesa per i ricoveri + 5%

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Da ieri è in corso all’Hotel Palace di Como il IV convegno del N.I.San. – Network Italiano Sanitario sui costi standard in Sanità organizzato in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera “Ospedale Sant’Anna”. Il convegno si chiude oggi proprio all’ospedale di San Fermo.
Secondo i dati emersi nella prima giornata di convegno è in crescita del 5% la spesa per i ricoveri per pazienti acuti, mentre pesa per un terzo (il 32%) sulla degenza il costo delle spese per pulizie, pasti, servizi amministrativi e tecnici.

Ricoveri per acuti

Dall’analisi dei dati contenuti nella ricerca 2014 (riferiti agli anni 2011/2011) presentata oggi, si evince che la spesa per i ricoveri per acuti è cresciuta globalmente del 5,5% rispetto a quanto registrato nell’elaborazione dei costi standard 2013 (riferiti la 2010). “Questo evento era prevedibile – spiega Adriano Lagostena, coordinatore del Comitato direttivo N.I.San. e direttore generale dell’Ospedale Galliera di Genova –  per un aumento dell’appropriatezza che porta a ricoverare sempre meno casi di bassa intensità/gravità e quindi solitamente meno costosi di quelli ad alta/media intensità/gravità, con la conseguenza di elevare il costo medio per ricovero”. 

La spesa di struttura (pulizie, pasti, ammortamenti, servizi amministrativi e tecnici, ecc.), rappresenta quasi un terzo (32%) del totale della spesa per i ricoverati.    

Riguardo alla composizione dei costi degli episodi di ricovero, dall’analisi i consumi di risorse per aggregazioni di fattori produttivi rappresentano quasi un terzo (32%) del totale della spesa per i ricoverati.

La spesa di produzione “diretta” ai pazienti (personale, farmaci e dispositivi medici impiegati dalle unità di diagnosi e cura) rappresentano il 68% del totale. La spesa di produzione, con riferimento alla loro composizione “interna” è rimasta sostanzialmente stabile: il 20% è per il personale medico; il 21% per il personale infermieristico; l’8% per le altre figure professionali (altro personale laureato, tecnici di laboratorio, radiologia, fisiatria, OTA e ausiliari, amministrativi assegnati alle unità di diagnosi e cura); rispettivamente il 6% e il 13% per i farmaci e per i dispositivi sanitari. Si badi che, per quanto attiene ai farmaci, in tale aggregazione sono ricompresi i farmaci impiegati per le prestazioni ambulatoriali complesse nonché quelli somministrati dagli ospedali con la dispensazione diretta infatti, con riguardo ai soli ricoveri per acuti, la quota percentuale dei farmaci scende al 4% del totale della spesa.

 

Sistema tariffario incoerente con la realtà dei costi

– Con riferimento al confronto con le tariffe, è noto che queste non coprono i costi; ma non è questo l’unico problema. In tempi di contenimento delle risorse  è ovvio che bisogna contenere i costi. Il vero problema risiede nel fatto che il sistema tariffario (e dunque anche quello valutativo) attuale è incoerente con la realtà dei costi, con la conseguenza che una data area, un dato ospedale può sembrare efficiente o no. Dallo studio è emerso che – spiega Alberto Pasdera, Responsabile Scientifico del NISan – il tariffato per l’attività di ricovero nel suo complesso (acuti più day hospital/PAC) “copre” il 61% dei costi effettivamente sostenuti per erogare quella prestazione. Però, se si analizzano più in profondità i dati, si scopre che le tariffe non “colpiscono” nello stesso modo i diversi tipi di ricovero. Infatti, mentre per i day surgery  le tariffe sono mediamente più elevate dei costi del 33% rispetto ai costi effettivi, per altre tipologie di ricovero la situazione è ben diversa. Ad esempio, per i ricoveri outliers (ovvero i ricoveri solitamente più “lunghi” e complessi e con il maggior numero di giornate di ricovero nelle terapie intensive), le tariffe arrivano a coprire poco più di un terzo dei costi (36%)”.

“Tutto ciò mette in evidenza  – spiega Adriano Lagostena, coordinatore del Comitato direttivo N.I.San. e Direttore Generale dell’Ospedale Galliera di Genova  – che manca una vera e coerente strategia tariffaria. Strategia che d’altronde non può “nascere” se prima non si parte dalla conoscenza reale dei costi effettivamente sostenuti per i diversi tipi di pazienti e di attività. E’ proprio tale conoscenza che il N.I.San. può fornire, attraverso l’annuale determinazione dei costi standard, alle aziende e al Servizio Sanitario Nazionale “laddove” vogliano attuare un corretto sistema allocativo delle risorse”.

Costi standard della funzione amministrativa, progetto pilota elaborato dalla Direzione Amministrativa dell’E.O. Ospedali Galliera nell’ambito del N.I.San.

Nel corso degli ultimi anni la gestione del capitale umano ha subito una profonda trasformazione, per una naturale evoluzione dei tempi, per una frenetica produzione normativa che ha coinvolto il settore pubblico e per la particolare per la turbolenza del sistema sanitario, settore la cui particolarità delinea scenari spesso imprevedibili.

 

Si è reso quindi necessario affrontare tale tema in termini  innovativi al fine di creare quel reale “change management” necessario a sostenere le nuove problematiche emergenti.

L’Amministrazione dell’E.O. Ospedali Galliera ha ritenuto di dedicare risorse umane e strumentali mettendo in campo, prima realtà  nazionale a farlo, il progetto dei costi  standard Amministrativi.

“L’esigenza di approfondire i costi della funzione amministrativa – spiega Luciano Grasso, direttore amministrativo dell’Ospedale Galliera – è stata inoltre confermata anche dai dati del N.I.San. che già per il 2012 evidenzia che la spesa di struttura rappresenta quasi un terzo (32%) del totale della spesa per i ricoverati”.
Diventa quindi importante individuare una modalità di analisi dei processi amministrativi ai fini di migliorarne l’integrazione, individuare possibilità di “snellimento” delle procedure e quantificare del costo delle risorse umane utilizzate per valutarne  la congruità rispetto al valore del “prodotto amministrativo” realizzato.

“Dal punto di vista operativo – aggiunge Luciano Grasso, Direttore Amministrativo dell’Ospedale Galliera –  dopo una prima fase sperimentale che ha visto l’impostazione del sistema e la mappatura dei  prodotti amministrativi con riferimento all’anno 2010, nello scorso anno ci si è focalizzati sulla rilevazione dei costi dei prodotti relativi agli anni 2011 e 2012, mentre  sono in corso le rilevazioni con riferimento all’anno 2013”. I dati relativi alle diverse strutture amministrative sono stati utilizzati per alimentare un software  di analisi gestionale e organizzativa dei servizi amministrativi di supporto, (“A.G.O.S.A.S.”).

“Attraverso lo strumento informatico – conclude Grasso –  è  possibile calcolare il costo totale ed unitario dei diversi prodotti amministrativi considerati e la loro variazione nel tempo. Ad oggi sono stati rilevati i costi di oltre  300 prodotti amministrativi. Punto di forza  sarà l’implementazione di indicatori per la misurazione di alcuni parametri giudicati rilevanti per l’organizzazione e l’individuazione/realizzazione di un sistema di indicatori al fine di un’attività di  benchmarking con altre realtà”.

 

 

Il N.I.San.

Il N.I.San, primo Network nazionale per la condivisione dei costi standard, è una “rete” di 21 aziende (rappresentate da 33 realtà tra ASL, aziende ospedaliere pubbliche e private, organizzazioni pubbliche sovra-aziendali) che mettono in comune i loro dati al fine di creare degli indicatori gestionali atti a fungere da standard economici, tecnici e relativi ai tempi di lavoro.

 

Il N.I.San. elabora i costi standard relativi all’attività di ricovero con cadenza annuale: sinora sono stati elaborati i costi standard degli anni 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012.

 

Per “dimensione” la banca dati N.I.San. è la terza più importante in Europa (dopo quelle di Gran Bretagna e Germania), tra quelle che rispettano i dettami dell’HPC (Healthcare Patient Costing); nei sei anni di analisi con la banca dati del N.I.San. sono stati studiati con il metodo HPC 3.033.248 episodi di ricovero (ivi compresi day hospital, PAC o OBI) per un totale di 15.119.173 giornate di ricovero.

 

I costi degli episodi di ricovero che vanno a costituire la “banca dati” della ricerca attengono alle dimissioni avvenute nel 2011 e nel 2012 dai seguenti 33 ospedali:

Abbiategrasso (Azienda Ospedaliera Ospedale Civile di Legnano);

Aosta (USL Valle d’Aosta);

Atri (AUSL Teramo);

Bolzano (Azienda Sanitaria Provincia Autonoma Bolzano);

Bovolone (ULSS Legnago);

Bressanone (Azienda Sanitaria Provincia Autonoma Bolzano);

Brunico (Azienda Sanitaria Provincia Autonoma Bolzano);

Cuggiono (Azienda Ospedaliera Ospedale Civile di Legnano);

Cantù (Azienda Ospedaliera Ospedale S.Anna di Como);

Como (Azienda Ospedaliera Ospedale S.Anna di Como);

Galliera (Ospedali Galliera);

Gaslini (Istituto G. Gaslini);

Giulianova (AUSL Teramo);

Legnago (ULSS Legnago);

Legnano (Azienda Ospedaliera Ospedale Civile di Legnano);

Magenta (Azienda Ospedaliera Ospedale Civile di Legnano);

Mariano (Azienda Ospedaliera Ospedale S.Anna di Como);

Menaggio (Azienda Ospedaliera Ospedale S.Anna di Como);

Merano (Azienda Sanitaria Provincia Autonoma Bolzano);

Negrar (Istituto Don Calabria Sacro Cuore);

Noventa Vicentina (ULSS Vicenza);

Padova (Azienda Ospedaliera Universitaria);

Pescara (AUSL Pescara);

Sandrigo (ULSS Vicenza);

San Candido (Azienda Sanitaria Provincia Autonoma Bolzano);

San Giovanni Rotondo (Casa Sollievo della Sofferenza);

Sant’ Omero (AUSL Teramo);

Santorso (ULSS Thiene);

Silandro (Azienda Sanitaria Provincia Autonoma Bolzano);

Teramo (AUSL Teramo);

Vicenza (ULSS Vicenza);

Vipiteno (Azienda Sanitaria Provincia Autonoma Bolzano);

Zevio (ULSS Legnago).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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