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Delitto Albanese, scattano gli arresti: sei ordinanze in cella (ECCO I NOMI)

Meeting ambrosetti a CernobbioDelitto Albanese – Prima erano solo sospetto, da oggi anche una pesante accusa. Nero su bianco che la polizia di Como, squadra mobile e la Procura, contesta a sei persone per il delitto di Ernesto Albanese avvenuto a giugno  a Guanzate dove poi e’ stato ritrovato sotto terra. Oggi la polizia ha presentato i dettagli di quella serata di follia e di terrore.

SEI ORDINANZE IN CARCERE PER GLI INDAGATI

6 custodie cautelari in carcere per i reati di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere a carico deg indagati: Internicola Filippo, nato il 24.08.1972 a Tradate ; Internicola Andrea, nato il 25.06.1968 a Lurago Marinone (CO); Locatelli Rodolfo, nato il 31.01.1975 a Cantu’(CO); Nocera Luciano, nato il 21.10.1968 a Giffone (RC); Virgato Francesco, nato il 08.11.1970 a Mariano Comense (CO) e Melillo Silvano nato il 17.10.1959 a Oleggio (NO).

LA VICENDA PARTE DA UNA DENUNCIA A GIUGNO

E’ il 5 giugno quando alla Stazione Carabinieri di Lomazzo una residente di Cadorago frazione Bulgorello si presenta e dichiarava che la sera prima ignoti avevano esploso alcuni colpi di arma da fuoco all’interno della propria abitazione, condivisa con un compagno. Nello specifico, da quanto dichiarato dalle vittime in sede di denuncia e nel corso delle sommarie informazioni rese nel successivo mese di ottobre presso gli uffici di questa Squadra Mobile, è emerso che gli ignoti malviventi, dopo aver forzato la finestra del locale soggiorno avevano esploso tre colpi di arma da fuoco; di questi uno aveva attinto il frigorifero, uno la seduta del divano ed il terzo aveva infranto i vetri della finestra. Pochi istanti prima il compagno della donna si trovava proprio nel soggiorno, seduto al divano a guardare la televisione ed essendosi accorto che qualcuno stava tentando di forzare la finestra, ritenendo potesse trattarsi di ladri, si era rifugiato al piano superiore, il che potrebbe avergli evitato più gravi conseguenze, perché i malviventi avevano sparato ad altezza d’uomo.

In merito all’accaduto, il giorno 6 giugno 2014, personale della Squadra Mobile apprendeva da fonte confidenziale ritenuta attendibile – ed in effetti gli sviluppi successivi dimostreranno detta attendibilità – che, ad esplodere i colpi d’arma da fuoco, erano stati i due noti pregiudicati Virgato Francesco e Internicola Andrea. Sempre la fonte aveva riferito che i colpi d’arma da fuoco non erano diretti ai residenti la predetta abitazione, ma ad Albanese Ernesto, all’epoca irreperibile e che si scoprirà in seguito dimorare nel medesimo contesto di corte.

L’attività d’indagine ha consentito di costruire un importante quadro indiziario a carico di Internicola Andrea e Virgato Francesco. In data 30.06.2014, nel corso di un ulteriore incontro con la fonte confidenziale, veniva riferito che Albanese Ernesto era stato assassinato pochi giorni dopo l’esplosione di colpi di arma da fuoco all’interno della corte di Bulgorello. Nello specifico, la fonte aveva raccontato che a perpetrare materialmente l’omicidio erano stati Virgato Francesco, Nocera Luciano, Internicola Andrea e Locatelli Rodolfo e Melillo Silvano

Il movente dell’omicidio era da ricercarsi in un “debito di droga” tra Albanese e Nocera e nel timore che gli indagati avevano che la vittima, ormai in contrasto con il gruppo, potesse rivelare alcune situazioni illecite “compromettenti” che vedevano coinvolti gli indagati.

LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO

E’ l8 giugno quando Nocera Luciano,Virgato Francesco e Internicola Filippo incaricavano Locatelli Rodolfo di recarsi a Bulgorello, nei pressi dell’abitazione di Albanese Ernesto al fine di prelevare con la forza quest’ultimo e condurlo in una vicina area boschiva. Alle 23:30 circa, individuata la vittima in un parcheggio pubblico del paese, Locatelli lo aveva avvicinato e dopo averlo colpito con un bastone e con due pugni al volto lo aveva costretto a salire a bordo della autovettura di proprietà della vittima, conducendolo dapprima in zona industriale tra i comuni di cassina Rizzardi e Guanzate e successivamente come richiesto da Nocera, Virgato e Internicola Filippo, lo aveva condotto in un bosco sito nel territorio di Guanzate, dove era stato raggiunto da tutto il gruppo, ad eccezione di Internicola Filippo, poiché malato in quel giorno.

Nel luogo indicato, Albanese Ernesto era stato seviziato e tutti i partecipanti, a turno ed utilizzando il medesimo coltello gli avevano inferto gravi ferite – circa trenta coltellate – in tutto il corpo che, dopo una lenta agonia ne avevano provocato la morte. La vittima era stata temporaneamente seppellita nei pressi del luogo in cui era stata uccisa e gli autori si erano prefissati di spostarlo nel pomeriggio seguente.
Risulta infatti che, il giorno successivo, gli indagati si sono ritrovati a Guanzate, via Patrioti, 70, casa riconducibile a Internicola Filippo, e li’ avevano provveduto a scavare la fossa per Albanese.
Dopo una grigliata di carne, alla sera, gli indagati avevano recuperato il corpo del malcapitato e lo avevano trasportato a Guanzate, nel luogo dove è stato rinvenuto dagli investigatori, seppellendolo. L’attività info-investigativa inerente l’omicidio è stata condotta anche con l’utilizzo di attività tecniche. Nel corso delle intercettazioni, sono stati acquisiti importanti indizi inerenti altri reati che il gruppo criminale ha nel frattempo commesso.

LA CONFESSIONE DI LOCATELLI

Il giorno 30 settembre, quando gli indagati sono stati fermati, Locatelli individuato dagli inquirenti come il soggetto più debole, si e’ deciso a confessare il proprio coinvolgimento nel delitto di Albanese Ernesto, fornendo le generalità degli altri complici e ad indicare agli operanti il luogo del seppellimento.
L’attività investigativa successiva consentiva di individuare i luoghi dove erano state incendiate l’autovettura della vittima, il motociclo utilizzato da Locatelli per recarsi a prelevare la vittima, l’autovettura in uso agli indagati nelle fasi dell’omicidio e successivamente per spostare il corpo, pale, picconi, escavatore utilizzato per il seppellimento ed i resti dei vestiti indossati dagli autori durante l’omicidio e successivamente bruciati in un bosco.

Filippo Internicola non ha materialmente partecipato all’uccisione di Ernesto Albanese, ma lo stesso è comunque accusato di concorso morale nell’omicidio in quanto le indagini ne hanno evidenziato la partecipazione nel corso delle fasi organizzative oltre al concorso nell’occultamento di cadavere.