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A Cantù in arrivo il testamento biologico

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Nella città brianzola è stato elaborato un progetto di registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento. Il testo deve ancora essere discusso in Consiglio comunale. Alla serata di presentazione è intervenuto anche Beppino Englaro.

 

 

 

Testamento biologico in arrivo a Cantù. Nella città brianzola, tre forze politiche – la lista civica Cantù Rugiada, il Partito democratico e il Partito socialista italiano – hanno collaborato per elaborare una bozza di testo di quella che sarà la dichiarazione anticipata di trattamento. Si tratta di un documento in cui una persona specifica quali cure sanitarie vorrebbe ricevere e quali no, nel caso non fosse più in grado di provvedere a se stessa a causa di malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili. L’iniziativa è stata presentata ieri sera nella Sala dei convegni comunale.

I canturini avranno quindi la possibilità di redigere il proprio testamento biologico e depositarlo in Comune. In mancanza di una legge nazionale sul tema, sono infatti gli enti locali a essersi mossi per colmare il vuoto legislativo. Secondo il censimento portato avanti dall’associazione Luca Coscioni, sono già 124 i comuni italiani che hanno istituito un registro dei testamenti biologici. In mancanza di una legge specifica, il medico non è tenuto a obbedire alla dichiarazione anticipata di trattamento depositata in Comune, ma in caso di contenzioso giudiziario il documento può essere utilizzato per obbligare il personale sanitario a seguire le volontà del paziente.

L’iniziativa canturina è ancora ai primi passi. Il testo deve ancora essere discusso in commissione Affari generali e poi votato dal Consiglio comunale. Intanto, però, il progetto è stato presentato alla cittadinanza alla presenza di Beppino Englaro, padre di Eluana, che ha condiviso la sua esperienza con la platea di canturini presenti in piazza Marconi. “Bisogna informare la gente, perché si arrivi alla consapevolezza di quello a cui si può andare incontro quando non si è capaci di intendere e di volere”, ha spiegato il signor Englaro. “Per Eluana la vita era libertà di vivere, non condanna a vivere. Grazie al testamento biologico, possiamo fare sì che i medici rispettino le nostre volontà”.

 

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