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Coletti e la crisi:”Siamo frenetici idioti”

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Così il vescovo di Como, con una espressione colorita che poi ha chiarito subito, ieri sera nel dibattito in Comune davanti a numerosi cittadini. I VIDEO DEI SUOI INTERVENTI E DEL SOCIOLOGO MAGATTI. “Si deve cambiare, siamo in una fase di declino netto”.

 

 

 

 

Numerosi cittadini presenti ieri sera a Palazzo Cernezzi all’incontro organizzato dalla Presidenza del Consiglio sul tema della crisi sociale a Como. Relatori d’eccezione il vescovo Diego Coletti e il sociologo Mauro Magatti che hanno discusso con la platea affrontando in profondità la situazione attuale. Dall’incontro esce la certezza di entrambi che ci troviamo di fronte  ad una crisi non passeggera o strumentale bensì sistemica. Una crisi che determinerà un mutamento radicale della nostra vita e delle future generazioni, che va affrontata e risolta con lo sforzo di tutti nella consapevolezza che saremo chiamati a modificare i nostri stili di vita. Ecco alcune riflessioni del Vescovo Coletti: ”Dapprima chiediamoci come siamo entrati in questa crisi, vedere da questa prospettiva ci permettere di capire come uscirne. Non c’è solo la Lehman Brothers o il calo dei consumi alla base, credo che un uomo pensante debba andare più alle radici perché è là che si troverà il rimedio. Le radici possono essere tante e nascono dal degrado umanitario che è evidente oggi. Siamo un popolo di frenetici e informatissimi idioti, non intendete questo termine come insulto ma sta a significare uno che gira su stesso e non  è convinto del fatto che si possa raggiungere una qualità di vita migliore per tutti solo se prevale il noi sull’io”.

 

 

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Il professor Magatti è stato incisivo nel dichiarare che: ”Siamo in una fase di declino, a cominciare dalla nostra città. Questo deve essere chiaro. Tutti, ma dico proprio tutti a cominciare dal Comune, dobbiamo mutare le nostre vedute e approcci a questo tema. Per esempio: a Como ci sono porzioni  di territorio comunale cospicue  che vanno ripensate con generosità. Ci vuole un pensiero generoso,  fino a 10 anni fa pensavamo a costruire, incassare oneri, ecco oggi questo  è follia. Non ci sono soldi e dobbiamo   andare in giro per il mondo a cercare e trovare chi è interessato ad investire a Como perché sicuramente c’è in giro chi è interessato a mettere i quattrini necessari e ha voglia di fare mentre qui non ci sono soldi. Se non ci si mette insieme con una visione comune  si va a fondo, questo è un pensiero politico. Bisogna rimettersi insieme e lavorare uniti. Noi  abbiamo vissuto, in particolare dal 1989 2008, venti anni di espansione, una stagione durante la quale avremmo avuto  le risorse per risolvere i nostri problemi. La questione povertà  è ostica perché ha a che fare con le persone. Ci sono diverse condizioni di povertà: di relazione, penso agli immigrati che campano come campavamo  noi anni fa,  povertà da fallimento e penso all’ imprenditore che chiude, ai commerciante che ci rimette i risparmi alla la famiglia che si disfa.  C’è una povertà da declino che provoca perdita di risorse e di capacità, una povertà da inadeguatezza, quando non sei all’altezza o sei portatore di handicap, un’ altro tipo di povertà deriva da non essere messi in condizione di entrare in una società come la nostra. La povertà non è soltanto  economica, è un problema più profondo!”.

 

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La chiosa del Vescovo è fiduciosa con realismo, in leggero distacco dal sindaco Lucini che aveva dichiarato pochi istanti prima di essere ottimista circa il futuro: “Sono  ottimista ma preoccupato al tempo stesso . Il degrado è sociologicamente rilevabile, è un problema  sociale di relazione tra le persone. Purtroppo  stiamo facendo crescere una razza umana diversa da quella che nella media abitava questo pianeta fino a 20 anni fa, con alcuni vantaggi certamente positivi ma alcune carenze importanti come quella del pensare. I nostri ragazzi oggi passano tre, quattro ore al giorno davanti ad un video, ditemi che socialità avranno”.

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