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Casinò del Ticino, una gara tra pubblico e privato

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altL’area geografica che in Europa può considerarsi come un vero e proprio “distretto dei giochi” è quella ticinese, dove nel raggio di pochi chilometri sono presenti quattro casinò.

 

 

 

 

L’area geografica che in Europa può considerarsi come un vero e proprio “distretto dei giochi” è quella ticinese, dove nel raggio di pochi chilometri sono presenti quattro casinò: Mendrisio, Campione d’Italia, Lugano e Locarno. E quanto vi sta avvenendo, con allarmanti flessioni registrare dai casinò tradizionali, le cui proprietà sono in affannosa ricerca di soluzioni gestionali alternative, costituisce un interessante laboratorio per un settore industriale in crisi. L’arena ticinese, infatti, con la sua concentrazione di case da gioco, altissima per gli standard continentali europei, registra un elevato livello concorrenziale (sia tra i casinò medesimi, sia nei confronti delle possibilità di gioco pubblico offerte indiscriminatamente a pochi passi dal confine) vissuto giorno dopo giorno con incessanti azioni di lancio e di rilancio di iniziative promozionali. 

Gli analisti della rivista Gioconews.it stanno valutando una situazione dove, a rigor di logica, il Casinò Campione di Italia, a gestione pubblica, considerata irrinunciabile dal Comune exclave, titolare della licenza dei giochi, dovrebbe essere in posizione soccombente rispetto al management totalmente o parzialmente privatistico di Mendrisio, con la presenza di Novomatic, Locarno e Lugano, dove seppure in quota minoritaria rispetto alla compagine societaria della cui maggioranza è detentore il Municipio luganese, figura Casinos Austria.

Invece, stando ai dati sull’andamento 2013, si registra una flessione del 10,3%, quanto agli incassi, di Mendrisio; e del 7,5% di Locarno. Meno peggio, Lugano, con una contrazione del 6,5%. Il risultato del Casinò Campione di Italia, con 2% di crescita in franchi svizzeri e sostanziale pareggio di fatturato in euro sul 2012, risulta vincente: gli addetti ai lavori si chiedono perciò se la gestione“pubblica” dell’impresa casinò non sia inaspettatamente migliore di quella“privata”.

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