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Imprenditori lariani, la loro rabbia a Roma

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La delegazione di Confcommercio, composta da 50 persone, è scesa in piazza nella capitale per dire basta a tasse e burocrazia asfissiante. LE PAROLE DEL PRESIDENTE NAZIONALE SANGALLI E DEI COMASCHI CHE HANNO PRESO PARTE. Le foto dalla manifestazione (CLICCA E GUARDA).

 

 

 

Compatta e determinata, oggi la delegazione di Confcommercio Como, composta da oltre 50 imprenditori, è scesa in piazza a Roma per la Giornata di mobilitazione nazionale, per dire basta a tasse eccessive e burocrazia asfissiante.  Le imprese di Como, unite ad oltre 60.000 imprenditori provenienti da tutta Italia,  si sono mobilitate per fermare un fisco che schiaccia l’economia reale e le famiglie, il calvario burocratico e una tassazione locale irresponsabile.  ” senza imprese non c’e’ Italia – ha detto Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio Imprese  per l’Italia – le persone in questa piazza non vogliono tirare i remi in barca. Senza occupazione, senza semplificazione, senza riforma fiscale, non c’e’ futuro. Cosa dobbiamo ancora dire x far capire che e’ a rischio la pace sociale?”. E tra gli imprenditori lariani è marcata la sensazione che nulla si sia fatto, in questi ultimi anni, per rilanciare le imprese, che sono la spina dorsale del Paese. E’ diffusa la rabbia e la stanchezza, come ci testimoniano alcuni imprenditori che oggi hanno preso parte alla manifestazione. “Siamo stanchi – ha detto Andrea Camesasca, vice presidente Associazione Albergatori di Confcommercio Como  -. Vogliamo che si fermi la burocrazia, ormai diventata  superiora al Pil nazionale. Siamo scesi in piazza per manifestare la nostra avversità verso un sistema fallimentare, che non tutela il valore vero del Paese, cioè le imprese. Lo ribadisco con forza: Siamo stanchi. Se ce ne dobbiamo andare, ce lo dicano subito e lo dica loro”.

Le imprese di Confcommercio Como ogni giorno lavorano anche per il Paese e danno lavoro a migliaia di addetti. Dalle sorti delle aziende dipende anche il futuro di migliaia di lavoratori, come ha sottolineato Patrizia Sibona, consigliere Publici Esercizi: “Vorremmo essere considerati cittadini e non sudditi – ha affermato -.   Vorremmo che le imprese fossero messe nelle condizioni di operare per il miglioramento dell’assetto economico del Paese, perché noi con il nostro lavoro vi contribuiamo e diamo lavoro a tante famiglie.  Di più. Imprese formate da cittadini che lavorano, e non essere vessati da una tassazione insostenibile, che penalizza sia le imprese che i lavoratori,  tutta la rete del lavoro. E’ necessario recuperare l’assetto produttivo del Paese. Chiediamo dunque attenzione affinché le aziende siano sostenute in Italia, perché contribuiamo allo sviluppo”. La pressione fiscale è uno dei nodi, spina al fianco di molte imprese anche per i sistemi adottati, come gli studi di settore e il redditometro: “ E’ giusto pagare le tasse purché siano eque – spiega Claudio Nogara, consigliere di giunta Confcommercio Como –. Due esempi: Gli studi di settore e il redditometro. I primi devono calzare perfettamente la situazione dell’azienda, il secondo deve avere valori che non siano sproporzionati. I parametri non devono superare la realtà.  L’Imu è raddoppiata, la Tares ha raggiunto livelli elevatissimi. Noi non possiamo più andare avanti in questo modo. Il Governo dunque deve fare qualcosa per l’economia. Neanche i tecnici che lo hanno preceduto sono stati in grado di dare soluzioni. Chiediamo sviluppo, non l’elemosina”.

Gli imprenditori lariani  hanno percorso le vie del centro di Roma, sino alla piazza dove sono intervenuti……, forti della consapevolezza che è giusto manifestare la situazione di malessere in cui vivono gli imprenditori : “ Ho partecipato perché mi sembra giusto – ha concluso Attilio Marcantonio, associato e titolare della farmacia … di Como – ed è giusto manifestare  il disagio che viviamo, anche perché la sensazione è di essere governati da persone che non tengono conto di chi lavora, di chi investe il proprio capitale. Anche quello che sta accadendo a Como ne è un esempio, basta pensare al caso Ica. Il punto è che le regole del commercio spesso sono dettate da persone che non hanno la minima idea di cosa sia”.

(Nella foto in alto il parlamentare lariano della Lega Molteni, a sinistra, poi Andrea Camesasca, il direttore di Confcommercio Monetti e il presidente Primavesi. Nella foto sotto il gruppo della Confcommercio Como arrivato a Roma).

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