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I deputati comaschi:”Un atto allarmante”

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Il giorno dopo il referendum anti-immigrazione in Ticino. Chiara Braga, segreteria del Pd e Mauro Guerra, si dicono preoccupati per gli scenari futuri: devono essere assicurate tutele a chi lavora ogni giorno in Canton Ticino.”Tira una gran brutta aria…”.

 

 

 

 

“Dalla Svizzera arriva un segnale di allarme per tutta l’Europa. Si tratta di una decisione che rispettiamo poiché riguarda gli affari interni di un Paese straniero, tuttavia non si può pensare che questa scelta non abbia conseguenze e pesanti ripercussioni, anche per i rapporti tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica. Ritengo si tratti di una scorciatoia pericolosa che dà una risposta sbagliata ad una questione reale. Serve una politica europea che consenta di tenere insieme le esigenze del mercato con quelle sociali, assicurando diritti e tutele alla libera circolazione dei cittadini. La gestione dei flussi migratori non può essere oggetto di atti unilaterali ed è evidente che le ricadute dell’esito referendario dovranno trovare una composizione ragionevole a livello istituzionale nel più ampio contesto europeo”. Lo dichiara la deputata comasca Chiara Braga, componente della segreteria nazionale del Partito Democratico (nella foto assieme a Mauro Guerra).

“L’Italia guarda a questo segnale – continua la parlamentare – con particolare preoccupazione, vista la condizione dei quasi 60.000 lavoratori frontalieri che dalle zone di confine ogni giorno vanno in Svizzera a prestare il loro lavoro e che da tempo sono già oggetto di discriminazioni salariali e persino attacchi a sfondo xenofobo. Il nostro Paese dovrà giocare un ruolo in prima fila in UE per garantire il diritto alla  libera circolazione e per la  tutela lavoro frontaliero.  Su questo fronte l’impegno del Pd continuerà ad essere massimo”. Sui risultati del referendum elvetico contro l’immigrazione di massa interviene anche il parlamentare comasco Mauro Guerra. “Il risultato del referendum anti immigrazione in Svizzera  – dice Guerra – conferma ed alimenta la brutta aria che spira per l’Europa. Populismo e chiusura non scioglieranno i nodi e gli effetti gravissimi provocati della recessione economica; essi sono l’altra faccia della medaglia di politiche di austerità finanziaria che alimentano la crisi economica e sociale. Per l’Unione Europea e per l’Italia solo un radicale cambio di politiche economiche e sociali può ricucire una prospettiva democratica e di coesione”.

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