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Ammette poco, il funzionario resta in cella

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Respinta dal Gip di Como la richiesta di arresti domiciliari presentata dal legale del 60enne dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Erba accusato di corruzione aggravata. Nell’interrogatorio avrebbe detto poco di utile alle indagini. Rischio di inquinare le prove, per il momento non lascia il Bassone.

 

 

Resta in carcere per il rischio di inquinare le prove visto che l’inchiesta è ancora nel vivo e non conclusa. Il giudice delle indagini preliminari di Como, Maria Luisa Lo Gatto, ha respinto l’istanza della difesa (Massimo Ambrosetti il mlegale) che aveva chiesto gli arresti domiciliari per il funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Erba – Rosario Lo Conte, 61 anni, di Como, arrestato settimana scorsa su ordinanza richiesta dal Pm Massimo Astori per corruzione aggravata. Secondo il gip, infatti, l’uomo, nel corso dell’interrogatorio cui è stato sottoposto, avrebbe ammesso solo quello che non poteva negare, vale a dire alcuni “regali” ricevuti per aggiustare alcune situazioni di imprenditori che si erano rivolto a lui. Lo Conte ha anche annunciato l’intenzione di dimettersi dal suo ruolo – in servizio a Erba, ora sospeso – proprio in seguito a questa vicenda che lo ha portato in cella. Per il momento, comunque, il 60enne funzionario rimane in carcere.

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