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Si del consiglio regionale per le fusioni

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Oggi il via libera, all’unanimità, dell’assemblea del Pirellone. Il Lario ha il numero maggiori di proposte di unioni: ben 23. A ottobre definita la data del referendum consultivo che dovrebbe cadere a dicembre. LEGGI IL DETTAGLIO DEI COMUNI INTERESSATI. I commenti dei consiglieri regionali lariani.

 

 

 

Via libera all’unanimità del Consiglio regionale a ben 18 proposte di referendum per la fusione di 56 comuni lombardi nelle province di Bergamo, Como, Lecco, Mantova, Pavia, Sondrio e Varese. Le proposte hanno già avuto il parere favorevole delle Commissioni Affari Istituzionali e Riordino delle Autonomie. Interessano complessivamente 7 Comuni nella provincia di Bergamo, 23 in quella di Como 10 in quella di Sondrio, 8 a Varese, 4 a Pavia e 2 rispettivamente a Lecco e Mantova.  La proposta, voluta dal Pd, ora approda in aula l’8 ottobre per definire la data del referendum: dovrebbe svolgersi a dicembre.

 

Ecco il dettaglio della provincia di Como

Bellagio e Civenna

Drezzo, Gironico e Parè

Faloppio, Ronago e Uggiate Trevano

Claino con Osteno, Corrido, Porlezza, Valsolda e Val Rezzo

Lenno, Ossuccio, Tremezzo e Mezzegra

Menaggio, Grandola ed Uniti, Plesio e Bene Lario

Musso e Pianello del Lario

Lecco

Verderio Inferiore e Verderio Superiore

Sondrio

Grosotto, Mazzo di Valtellina, Tovo di Sant’Agata, Vervio e Lovero

Chiavenna, Mese, Gordona, Menarola e Prata Camportaccio.

Varese

Maccagno, Pino sulla sponda del Lago Maggiore e Veddasca

Cassano Valcuvia, Ferrera di Varese, Grantola, Masciago Primo e Mesenzana

 

Giudizio positivo sull’indizione dei referendum per le fusioni è stato espresso dal PD: “Il Consiglio regionale – dichiara Luca Gaffuri, consigliere al Pirellone – ha compiuto un passo importante nella direzione della semplificazione e della razionalizzazione degli enti locali, andando incontro alla volontà dei consigli comunali che hanno deliberato la volontà di fusione. Ora la parola passa ai cittadini che in autunno diranno la loro. Il nostro auspicio è che non prevalgano logiche di campanile ma che invece si tenga conto delle troppe difficoltà in cui versano i piccoli centri, ormai incapaci di garantire i servizi necessari ai propri cittadini”.

 

“La volontà popolare sarà, secondo quanto emerso oggi in aula,  il “barometro” di ogni decisione successiva. Nel corso della seduta è stato approvato un ordine del giorno bipartisan (primo firmatario il capogruppo della Lega Nord, Massimiliano Romeo) che impegna Presidente e Giunta a legiferare per estendere il divieto di terzo mandato anche ai sindaci dei Comuni che abbiano deliberato la fusione. Dunque, in base all’ordine del giorno (che ho firmato, ndr), chi ha fatto due mandati da sindaco non può ricandidarsi a primo cittadino del Comune nato dalla fusione. L’iniziativa regionale precisa che ogni azione dovrà essere assunta con tempestività, in relazione anche all’imminenza delle prossime elezioni amministrative. Questo ordine del giorno – votato all’unanimità – pone dunque una questione importante sulla rieleggibilità alle medesime cariche”. Così il consigliere regionale Francesco Dotti (Fratelli d’Italia).

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